Maggio 11, 2021
Da Radio Blackout
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Domenica scorsa c’ù stata una marcia contro la discarica del Limoncino, che, grazie ad una sentenza del Tar, rischia di essere parzialmente riaperta. Oltre 400 persone hanno partecipato all’iniziativa sulle colline livornesi.
Alcuni decenni fa la provincia diede il permesso alla famiglia Bellabarba di trasformare le proprie cave in sito per il conferimento di rifiuti industriali, quindi pericolosi. Il rischio idrogeologico non fu d’ostacolo all’ottenimento dei permessi. Quanto grave fosse la situazione ù stato possibile constatarlo quando l’area fu duramente colpita dall’alluvione del 2017.
Nel 2019 la discarica venne fermata dall’azione diretta popolare: un presidio permanente e blocchi dei camion carichi di rifiuti, indussero la Regione ad imporre lo stop. Ora l’azienda che ha in gestione il sito, la Livrea e le istituzioni provano con uno stratagemma a riproporre la discarica.
Un ricorso al Tar ha dato ragione alla Livrea per uno dei due lotti funzionali dell’area, ma nei fatti, visto che la divisione ù solo formale, siamo di fronte ad un via libera per la riapertura.
La Regione ha deciso di lavarsene le mani, scaricando tutto sull’Arpa.
In Toscana la gestione dei rifiuti ù stata di recente al centro delle cronache per i residui di lavorazione delle concerie interrati di nascosto in aree dell’empolese e del pisano.
A questa lotta partecipano componenti che mirano al dialogo con le istituzioni, come Rifiuti Zero, ma anche un vasto movimento popolare che con la lotta Ăš riuscito a bloccare la discarica.

Il fronte della lotta ambientale ù molto caldo a Livorno. Domani la protesta avrà come Teatro Stagno, dove c’ù una grande ed obsoleta raffineria ENI, che da oltre 80 anni avvelena il territorio e chi ci vive e lavora.
L’ENI dovrebbe bonificare, ma preferisce licenziare i due operai incaricati del controllo del percolato, puntando su progetti in chiave green ma decisamente sporchi, come l’incenerimento delle plastiche non riciclabili.
Nel 2017 quando l’acqua invase la raffineria, ENI abbattĂ© un muro, facendo si che le acque contaminate rifluissero sulla cittĂ .
La Toscana, ed, in particolare la provincia di Livorno, dove, oltre all’ENI, ci sono la Solvay di Rosignano e le acciaierie di Piombino, ù al secondo posto dopo Taranto per nascite di bambini malformati.
ENI taglia sulla sicurezza ma investe sulla propaganda. Si va dalla partecipazione a dibattiti sull’ecologia nelle scuole alla nascita delle “classi ENI”, cosĂŹ chiamate perchĂ© i ragazzi e le ragazze fanno alternanza scuola lavoro proprio nella raffineria.
Denunciare e contrastare le operazioni di green washing della multinazionale italiana, i cui affari in giro per il mondo sono tutelati dalle missioni militari neocoloniali, ù l’obiettivo della manifestazione che si terrà domani, mercoledì 12 alle 15,30 di fronte all’ENI
Ne abbiamo parlato con Dario, un compagno che partecipa alle lotte

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Fonte: Radioblackout.org