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Con questo messaggio i Cobas hanno deciso di accompagnare una protesta proclamata per la giornata di oggi all’Interporto. Sempre nella logistica, nei giorni scorsi braccia incrociate anche a Calderara su iniziativa dell’Usb. L’Adl Cobas, infine, critica il Comune sulle politiche abitative: “Timido tentativo di andare verso un cambiamento”, ma “non riusciamo a intravedere una prospettiva”.

15 Aprile 2022 – 18:33

Braccia incrociate e un messaggio alle aziende interessate: “A Pasqua veniamo a mangiare a casa dei vostri dirigenti se non ci pagate oggi, come da contratto d’appalto firmato”. E’ con queste parole che i Cobas lavoro privato di Bologna accompagnano l’annuncio di uno sciopero proclamato oggi tra i lavoratori Samag impiegati nel magazzino Gsi-Parmareggio dell’Interporto. “Noi siamo lavoratrici e lavoratori, non siamo capitalisti né oligarchi- si legge sul volantino diffuso dal sindacato di base- e abbiamo diritto di ricevere il nostro salario a scadenza concordata il 15 del mese perché dobbiamo pagare l’affitto (e non vivere nei paradisi fiscali o nelle ville favolose di Viareggio o della Sardegna), dobbiamo pagare la spesa e per Pasqua e Pasquetta vogliamo festeggiare con i nostri familiari, amiche o amici e dobbiamo fare i conti e mettere insieme pranzo e cena”. Oltre all’accredito dello stipendio, il sindacato di base chiede anche “indennizzo immediato per risarcimento danni di euro 180 per tutti i lavoratori da effettuarsi tramite bonifico istantaneo”.

Nei giorni scorsi, invece, uno sciopero è andato in scena alla Palletways di Calderara di Reno. Una protesta organizzata “contro i premi di produzione farlocchi, aumenti salariali veri”, spiega l’Usb: “In Italia esiste una questione salariale che non si può aggirare con accordi farlocchi che rubano il sangue ed il sudore dei lavoratori senza restituire niente, ne tantomeno con le elemosine. Insieme al tema della sicurezza e di ambienti di lavoro salubri, questi sono i temi che i lavoratori Palletways pongono all’azienda. Gli stessi temi che porteranno, al grido di ‘abbassare le armi, alzare i salari’ nello sciopero con manifestazione operaia nazionale del prossimo 22 aprile a Roma”.

L’Adl Cobas, infine, interviene sulle politiche per la casa dell’amministazione cittadina: “Apprendiamo dai media la notizia circa l’ampliamento dell’offerta abitativa attuata dal Comune di Bologna. Riconosciamo all’amministrazione un timido tentativo di andare verso un cambiamento, ma riteniamo questa misura insufficiente, nonchè carente, per usare un eufemismo, nei numeri, e con una prospettiva che non riusciamo proprio a intravedere. Ribadiamo ancora una volta come il problema abitativo sta emergendo in maniera dirompente. Lo dicono, a sottovoce, i servizi sociali territoriali che faticano a prendere in carico decine e decine di persone singole e nuclei famigliari con minori e casi di fragilità. Lo chiediamo ormai da due anni, e non solo noi, un piano straordinario per la casa. Sono improrogabili l’aumento significativo del patrimonio di transizione abitativa, oltre che la modifica e l’ampliamento dei criteri di accesso alla luce delle nuove fragilità emerse nel tessuto sociale, ormai inadeguati a rispondere ai bisogni di questa fase (pensiamo solo all’aumento esponenziale degli sfratti per finita locazione). Su questo abbiamo riscontrato come, anche figure che da anni lavorano nei servizi abitativi di Asp e nei servizi sociali di quartiere, abbiano un effettivo bisogno di strumenti più flessibili e di un aiuto per intercettare queste nuove forme di precarietà sociale ed abitativa, e come detto più volte, siamo a disposizione per contribuire a rilevare i nuovi bisogni. Già a ottobre l’amministrazione si era espressa riguardo al recupero di decine di appartamenti afferenti al patrimonio immobiliare inutilizzato di Asp. Circa un mese fa, la stessa amministrazione ha affermato di aver interrotto il processo alienazione del proprio patrimonio immobiliare di circa un centinaio di alloggi, di cui – si è detto- ‘..una settantina andranno ad aumentare le case popolari pubbliche…’ citando testualmente le parole dell’assessora alla Casa Emily Clancy del 17 marzo. Quando, e con che criteri, verranno messe a disposizione le case di cui sopra? E saranno davvero quelle annunciate dalla giunta?”.

Secondo l’Adl “urge inoltre una mappatura minuziosa degli edifici che presentano rischi per la salute psicofisica degli abitanti: infatti, siamo invasi di segnalazioni da parte di inquilini ed inquiline costretti a vivere in condizioni pessime, tra pareti che crollano, caldaie pericolose, scarichi al limite della legalità. Risultati della mancanza di un quadro legislativo adeguato, e aggiornato, unito alla speculazione economica che avviene sulla casa. Casa ormai come bene economico, da far fruttare e spremere il più possibile, fino a raggiungere l’apice del profitto a discapito degli inquilini, che vedono lievitare il prezzo in maniera esorbitante (quando va bene) o magari si vedono proprio messi alla porta. Il rischio, che si sta già in parte verificando, è quello di vedere centinaia di nuclei a medio reddito, precari, ma anche studenti e studentesse venire letteralmente “espulsi” dalla città, con conseguente impoverimento sociale del territorio E, come sempre, ad arricchirsi saranno i soliti pochi, che vivono di rendita fondiaria, di affitti brevi, che vogliono una città basata sul turismo mordi e fuggi. Privilegiando chi può spendere tanto, magari per poco, a scapito di chi coltiva affetti, passioni, lavori e studi, ma magari non può permettersi la cena in centro tutti i fine settimana. Proposte per continuare a rendere vivibile e accessibile questa città le facciamo da tempo ma restiamo, purtroppo, spesso inascoltati. Continueremo a organizzarci, mobilitarci, cospirare come sportello per il diritto all’abitare, affinchè nessuno e nessuna resti solo, stretto nella morsa del carovita, di affitti impossibili, di un’esistenza che è sempre più lotta quotidiana per la sopravvivenza”.




Fonte: Zic.it