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Dopo la morte del lavoratore investito da un camion al magazzino Lidl di Novara continuano anche in Emilia-Romagna le mobilitazioni operaie: a darne conto Si Cobas e Usb. All’Interporto, inoltre, un addetto di una cooperativa è in sciopero della fame contro gli atteggiamenti repressivi dell’azienda. In Fiera, intanto, Sgb non firma il nuovo “contratto d’espansione”.

24 Giugno 2021 – 10:59

“In ricordo di Adil e di tutti i proletari che sono morti e continuano a morire ogni giorno in nome del profitto, contro le violenze padronali e l’attacco al diritto di sciopero”, Si Cobas ha proclamato per oggi quattro ore di sciopero nazionale in tutto il comparto del trasporto-merci e logistica. Aggiunge il sindacato: “A Bologna, già oggi (ieri, ndr) i lavoratori della logistica hanno fatto quattro ore di sciopero in tanti magazzini, anche organizzando cortei operai di protesta contro la repressione e le violenze delle lotte. Dal magazzino D’Amora – il padrone del camionista che venerdì scorso ha assassinato Adil al Lidl di Biandrate (NO) – i lavoratori hanno organizzato un presidio operaio di solidarietà per Adil”. È quanto riassume il sindacato sul suo sito internet, rimandando ai video diffusi sui social network dai picchetti nel bolognese.

Altri scioperi, sono stati indetti a livello regionale da Usb, “contro la grave escalation che il fronte padronale sta imprimendo all’attacco contro i diritti e le lotte delle lavoratrici e lavoratori a partire dal settore della logistica”. Ieri hanno incrociato le braccia GD Bologna, Toyota Bologna, Grandi Salumifici Italiani Modena, Ocme Parma. Oggi tocca a Carpenfer Reggiolo Reggio Emilia, domani  Perini Bologna, ISS appalto Philip Morris Bologna, Titan Modena, Marcegaglia Ravenna e Forlì, Fives Oto Boretto Reggio Emilia, San Polo Lamiere Parma, Elantas Parma, Mingazzini Parma.

Prosegue l’Unione sindacale di base: “L’assassinio di Adil, sindacalista della logistica ammazzato mentre manifestava durante lo sciopero generale del settore convocato da Si-Cobas, Usb e Adl, come i fatti che l’hanno preceduto nelle ultime settimane sono la conferma dell’atteggiamento violento e criminale che il fronte padronale sta assumendo contro i lavoratori. Un atteggiamento che ha l’obiettivo di produrre un’ulteriore spinta verso la riduzione degli spazi di agibilità sindacale e di libertà di espressione democratica. Il ripetuto ricorso delle aziende all’uso di mazzieri per colpire i lavoratori in sciopero, il ricorso frequente al licenziamento punitivo e discriminatorio coincide con la vigilia dello sblocco dei licenziamenti che porterà ad un peggioramento della situazione, con la tendenza all’abbassamento di salari e diritti. Un contesto nel quale la conflittualità sui posti di lavoro, non solo nel settore della logistica, è destinata ad aumentare. Per questo Usb vuole costruire una risposta di massa e unitaria queste forme di autentico fascismo aziendale e realizzare azioni di lotta generale
per combattere e respingere questa offensiva reazionaria”.

Sono di nuovo i Si Cobas, intanto, a segnalare la vicenda di un lavoratore impiegato alla cooperativa Mmp attiva presso Geodis Interporto Bentivoglio, “in sciopero della fame per protestare contro gli atteggiamenti repressivi dell’azienda. Le contestazioni ai lavoratori e alle lavoratrici, i cambi turno che penalizzano le donne che hanno figli e i continui interventi degli addetti alla sicurezza sono ormai all’ordine del giorno e per quanto ci riguarda inaccettabili. Per questa ragione il lavoratore Mmp c/o Geodis è in sciopero della fame e lo sarà fino a quando non ci sarà un intervento della società per risolvere queste questioni”.

Sgb, infine, segnala la decisione di non firmare un “contratto di espansione” riguardante i lavoratori della Fiera. Questo perchè il documento “prevede la cessazione di 34 posti di lavoro a tempo indeterminato, attraverso loslittamento pensionistico e la contestuale assunzione in cinque anni di sole cinque unità e con contratti di apprendistato. Il tutto con la premessa che questa importante azienda del terziario è ‘tra i principali player nel settore fieristico, con più di 80 manifestazioni in Italia e nel mondo, primo Gruppo in Italia per quota di fatturato realizzato all’estero in mercati chiave Asia, Russia e Nord America’ e punta ‘all’ampliamento delle attività fieristiche nei principali mercati del mondo’. Intende inoltre ‘sostenere quale asse strategico l’evoluzione del business del Gruppo’ attraverso l’utilizzo ‘di nuove tecnologie digitali’ etc, etc. Insomma, un ente finanziato quasi unicamente con soldi pubblici che a fronte della propria ulteriore espansione nel mercato, anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, taglia posti di lavoro in piena crisi economica e a pochi giorni dallo sblocco dei licenziamenti di massa da parte del Governo Draghi e lo fa con la complicità dei sindacati corporativi, attenti solo ai propri interessi di bottega. Ci era sembrato di capire che le fantastiche sorti del capitalismo nostrano, alla conquista di importanti settori di mercato, nonché la formazione dei lavoratori sulla nuova tecnologia, avrebbero rilanciato l’occupazione e la qualità del lavoro! Evidentemente non abbiamo capito bene la retorica di fiumi di inchiostro della maggior parte dei quotidiani e dei talk shows. A questo punto vorremmo capire quali siano gli strumenti che il governo nazionale e quelli locali hanno in testa per rilanciare l’occupazione, dare dignità al lavoro e ai lavoratori. In questo caso non si tratta nemmeno di prepensionamenti “utili ad evitare licenziamenti” bensì di una strategia riorganizzativa esclusivamente centrata sulla massimizzazione dei profitti, attraverso la riduzione dei salari, dei diritti e della stabilità contrattuale. Ciliegina sulla torta: questo slittamento pensionistico, come affermato anche da un ‘esperto Cgil’, ‘è svantaggioso per i lavoratori’ con una percentuale di perdita media del 22% negli anni di prepensionamento e del 10/15% per i successivi anni di pensione. Come ben si può capire non si tratta di un incidente di percorso nè di un accordo di importanza minore, bensì di un accordo propedeutico alle politiche che il quadro concertativo del nostro paese, sindacati, istituzioni e padronato, intendono portare avanti per fare fronte alla attuale e strutturale crisi economica. Risale infatti a pochissimi giorni fa l’intervista al quotidiano ‘La Repubblica’ del segretario confederale nazionale Cgil che proponeva proprio l’estensione proprio di questo strumento per affrontare la crisi economica. Un bagno di sangue a cui tutti coloro che hanno a cuore gli interessi della classe lavoratrice devono opporsi. Rilanciamo la necessità di uno sciopero generale del sindacalismo conflittuale per opporsi ad una gestione della crisi contro gli interessi dei lavoratori”.




Fonte: Zic.it