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“È finita la pacchia” il nuovo Governo ha gridato togliendo ai disoccupati un misero reddito di cittadinanza per dare più risorse ai padroni, mostrando il suo vero volto: togliere ai poveri per dare ai ricchi, dare più libertà alle imprese in primis quelle petrolifere, ENI in testa, che continuano a realizzare extraprofitti speculando sull’economia di guerra. Per loro la pacchia continua.

Come continua per i produttori e venditori di armi, ai quali è stata tolta l’IVA per aumentare i profitti, che le inviano in Ucraina per perpetrare la guerra e per aumentare le spese del bilancio. Intanto continuano da anni i tagli alle spese alla sanità e all’istruzione.

In continuità con le inadempienze dei governi precedenti i primi a pagare le conseguenze della crisi economica sono i cittadini con il caro bollette e l’aumento del prezzo dei beni di prima necessità.

La retorica di questa destra estremista al Governo è pericolosissima soprattutto in questa fase di guerra nella quale siamo coinvolti. Si accaniscono contro i migranti che sopravvivono alle attraversate in mare, preda di scafisti senza scrupoli. Inaspriscono le leggi repressive come con la normativa fatta d’urgenza contro i “rave party”, casomai da utilizzare contro tutte le forme di opposizione e di lotte rivendicative.

Assistiamo al fallimento della Costituzione italiana che, volendo conciliare la democrazia rappresentativa con il capitalismo/liberismo, ha creato le condizioni per mandare al governo i fascisti. Una maggioranza non reale se consideriamo il fatto che quasi il 50% si è rifiutato di votare contro l’intera classe politica.

Chi ha versato il sangue o è stato costretto alla galera durante la lotta di Resistenza mai si sarebbe immaginato l’attuale scenario: quello di una destra che è legata con un filo nero agli anni più bui e alle innumerevoli violenze di piazza che è diventata la principale forza di governo. Personaggi compromessi e nostalgici si sono seduti nelle comode poltrone di governo.

Ricordiamo e riprendiamo lo spirito originario della Resistenza fondato sulla solidarietà, l’emancipazione per un futuro di pace senza guerre.

Contro una crisi che peggiora di giorno in giorno, le cui conseguenze pesano soprattutto su lavoratori, lavoratrici e sulla popolazione più povera, riprendiamo con più forza la lotta di classe.

USI-CIT




Fonte: Usi-cit.org