Dicembre 7, 2021
Da Il Manifesto
28 visualizzazioni


La decisione è imminente, dovrebbe essere ufficializzata verso il 15 dicembre, cioè la vigilia del Consiglio europeo dei capi di stato e di governo del 16-17: il gas e l’energia nucleare entreranno nella tassonomia della finanza “verde”, avranno il label per gli investimenti sostenibili che dovranno dirigere miliardi verso le energie durevoli.

DOPO MESI DI DISCUSSIONI, di lobby e di polemiche, la Ue si dirige verso questa controversa approvazione. Con qualche paletto: saranno considerate energie di transizione, dovranno rispettare norme precise, ma indispensabili per l’abbandono del carbone e tappa verso l’applicazione del Green New Deal, che nel gennaio 2020 ha impegnato la Ue ad arrivare alla neutralità delle emissioni di Co2 entro il 2050.

IL VICE-PRESIDENTE della Commissione, Valdis Dombrovski, ha affermato, alla conclusione dell’Ecofin di ieri, che “l’inserimento del gas e del nucleare nella tassonomia è una questione che è stata sollevata da vari ministri, per il mix energetico del futuro abbiamo bisogno di maggiori energie rinnovabili ma anche di fonti stabili”. La Commissione si prepara ad “adottare una tassonomia che comprende anche nucleare e gas”. Lo aveva già anticipato la presidente della Commisione, Ursula von der Leyen, dopo il Consiglio europeo dello scorso ottobre: “abbiamo bisogno di più energie rinnovabili, meno care, senza Co2 e locali, ma abbiamo egualmente bisogno di una fonte stabile, il nucleare e, durante la transizione, del gas”. Per il gas, le centrali “sostenibili” per la transizione dovranno sostituire il carbone e avere emissioni in media inferiori a 270 grammi di Co2 per Kilowattora, mentre per il nucleare, che ha il problema delle scorie, è prevista una nuova legge di regolazione nel 2022.

Il via libera a gas e nucleare sancisce il compromesso, con l’entrata in carica del nuovo governo tedesco guidato da Olaf Scholz e qualche giorno prima della presidenza francese del Consiglio europeo, dal 1° gennaio, anche se Parigi critica il gas e Berlino ha abbandonato il nucleare. L’impennata dei prezzi dell’energia, che sta creando difficoltà a tutti i governi europei, ha chiuso molte polemiche.

È L’ULTIMO CAPITOLO della “tassonomia”, nell’aprile scorso la Commissione aveva emesso una prima serie di regole sulla transizione energetica che riguardano 13 settori, ma aveva lasciato fuori gas e nucleare. Il vice-presidente Frans Timmermans, che si occupa di clima, ha già ammesso: “il gas naturale sarà probabilmente necessario per passare dal carbone alle energie durevoli”. La Polonia ha minacciato il veto, se il gas non passa, e altri dieci paesi la sostengono.

LA GERMANIA, paese molto dipendente dal gas che chiuderà gli ultimi reattori nucleari nel 2022, è in attesa dell’operatività della pipeline Nord Stream 2, che porta gas russo senza passare per l’Ucraina. Scholz afferma: “la Germania dovrà costruite nuove centrali energetiche a gas”. Sul nucleare, c’è stata l’offensiva della Francia, assieme a una dozzina di altri stati membri, soprattutto dell’Est. La commissaria all’Energia, Kadri Simson, ha spiegato che la discussione sul nucleare ha già “cambiato ritmo”, con “l’emergenza clima, le innovazioni tecnologiche e la competitività”, con i piccoli reattori modulabili.

SUL FRONTE dell’innovazione tecnologica ieri il ministro italiano Roberto Cingolani alla conclusione dell’Ecofin si è chiesto: “di fronte alle nuove tecnologie potrebbe valere la pena di farsi qualche domanda?”, malgrado il referendum che in Italia anni fa ha bocciato il nucleare. Emmanuel Macron, il 1° dicembre, di fronte al Comitato europeo delle regioni, ha di nuovo difeso il nucleare, che “fa parte della soluzione”, perché l’obiettivo è “decarbonare” ma “le rinnovabili sono intermittenti”, il gas porta alla dipendenza da “Russia e Turchia”, mentre l’atomo è “la vera soluzione sovrana”.

L’Austria ha minacciato di rivolgersi alla Corte di Giustizia della Ue se la tassonomia integra l’energia nucleare. Con Danimarca, Germania, Lussemburgo e Portogallo, l’Austria ha creato una coalizione anti-nucleare alla Cop26 di Glasgow, a cui si è aggiunta la Spagna in una lettera inviata alla Commissione. Ma i paesi nucleari da tempo fanno pressione, dieci stati membri si sono uniti per conservare la capacità nucleare: la Commissione calcola che ci vorranno 45-50 miliardi di euro per prolungare la vita degli attuali reattori in funzione e che molti arriveranno a fine vita verso il 2030, mentre saranno necessari 400 miliardi di investimenti per nuove capacità entro il 2050, anno della neutralità Co2 per la Ue.




Fonte: Ilmanifesto.it