Settembre 4, 2022
Da Libertà è Partecip/Azione Diretta
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Quello che sta nascosto di giorno, e odia la luce. Sta nell’ombra. L’uomo nero, invisibile, confuso nella notte, privo di figura, di contorni,
di volto, di nome, di identità. Una grande massa oscura che viene designata nella
sua paurosa alterità. L’uomo nero, eterna macchina da paura. Ed è questo il primo
senso del servo: produrre paura. Di come la paura sia una formidabile risorsa politica
hanno detto in tanti, e basti ricordare colui che ha pensato la sovranità politica
moderna, Thomas Hobbes: l’uomo rinuncia volontariamente ai propri diritti nella
misura in cui ha paura dell’altro uomo, fatto lupo. Più si crea l’immagine dell’altro
in quanto mostro, tanto più l’individuo rinuncerà ai propri diritti – dunque a se
stesso in quanto umano, propriamente – per avere salva la vita. Produrre paura è
essenziale in tempi d’emergenza come questi, per il rapporto direttamente proporzionale
tra paura e rinuncia dei diritti e rafforzamento del potere sovrano. Il sistema
Spettacolare è lì anche per questo: produce fantasmi per natura, e quello dell’uomo
nero è facile da produrre, è un effetto ottico di moltiplicazione. Basta parlare
di immigrazione quando si parla di criminalità e il gioco è fatto, si crea un frame
che resta inciso nelle reti neurali vita natural durante. Ma quanto più gli immigrati
vengono concepiti/prodotti in quanto uomini neri, tanto più vengono animalizzati
e respinti ai margini dell’umano. Vengono resi, sempre di più, cose. E, in particolare
macchine produttive. Il tipo ideale del lavoratore, da sempre desiderato da un sistema
fondato esclusivamente sul profitto: in quanto invisibili, essi non hanno nulla
da reclamare, da rivendicare, e possono essere usati esattamente come macchine.
Non sono umani, gli uomini neri, verdi e blu. Essi servono. Servono in molte guise.
Servono, anzitutto in quanto uomini di colore.




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com