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Dopo l’affossamento del disegno di legge contro l’omotransfobia, oggi in migliaia hanno risposto all’appello della rete Rivolta Pride: “Non vogliamo essere uccis* o aggredit* per la nostra identità di genere, per il nostro orientamento sessuale, per la nostra disabilità o a causa di odio misogino”.

30 Ottobre 2021 – 15:51

Dopo il corteo notturno di pochi giorni fa, nato come risposta immediata allo stop del Senato sul disegno di legge contro l’omotransfobia, a Bologna torna a levarsi l’urlo “moltopiùdiZan”. Oggi in migliaia hanno infatti partecipato ad una nuova manifestazione promossa da Rivolta Pride con concentramento in piazza Maggiore. “Il 27 ottobre siamo stat* testimoni dell’affossamento della Legge Zan. Atto inaspettato, quanto sospetto e preventivato, è stato espressione dell’omolesbobitransfobia diffusa in questo Paese. Non solo- è l’appello al centro della manifestazione- dimostra ancora una volta quanto la violenza istituzionale sia intrinseca al nostro sistema e ai suoi ‘rappresentanti’, i quali esultano mentre privano le persone dei propri diritti. Questo non fa che sommarsi alle discriminazioni che come persone LGBTQIA+ e persone con disabilità viviamo quotidianamente sulla nostra pelle. Come se non bastasse, la Legge Zan è morta anche perché è diventata terreno di battaglia per la resa dei conti tra partiti, compiendo un gioco al ribasso sui nostri corpi, che non abbiamo accettato fin dall’inizio del dibattito parlamentare. Sappiamo che ad aver guidato la mano dei senatori nel segreto del voto è soprattutto la transfobia poiché proprio l’identità di genere ha rappresentato il fulcro della polemica contro questo provvedimento, con l’aiuto di una minoranza di ‘femministe’ allineate al potere e lontane dalle posizioni del femminismo contemporaneo, quello che riempie le piazze e non le righe dei giornali”.

Durante questo anno, continua il comunicato, “siamo sces* in piazza gridando #moltopiudizan, consapevoli che quella legge rappresentava il minimo di ciò che davvero vogliamo. Non vogliamo essere uccis* o aggredit* per la nostra identità di genere, per il nostro orientameno sessuale, per la nostra disabilità o a causa di odio misogino. Abbiamo sperato nell’articolo 4 e di poter così sedimentare le azioni positive contro le discriminazioni nelle scuole con un’educazione alle differenze, al genere e alla sessualità. Abbiamo sperato di poter fare un primo passo verso quello di cui abbiamo veramente bisogno: una legge sull’autodeterminazione di genere che garantisca a tutte le persone trans l’accesso alla transizione gratuita e al cambio dei documenti senza l’avvallo dei tribunali. Vogliamo molto di più, e lo abbiamo fatto a Bologna in 30.000 durante il Rivolta Pride. Vogliamo tutto”.




Fonte: Zic.it