Giugno 13, 2021
Da Infoaut
88 visualizzazioni


Mentre in Parlamento si discute sullo sblocco dei licenziamenti, previsto per le grandi aziende a partire da luglio, i principali quotidiani nazionali, con il benestare di Confindustria, vanno alla carica contro i precari.

||||

.itemImageBlock { display: none; }

In questa settimana La Repubblica titolava “i posti di lavoro ci sono, mancano i lavoratori. Chi si sente sfruttato ora rinuncia. Gli imprenditori: troppo assistiti” (vedi foto). Ma tutta questa offerta di lavoro c’è ed è accettabile? L’offerta è poca, malpagata e precaria. Lo dico i dati.

In Italia esiste un esercito di 2,7 milioni di disoccupati, oltre che gli inattivi e i part time involontari. La domanda, stagionale e a tempo determinato, era e resta troppo debole per assorbire questo esercito di forza-lavoro. A questo si aggiunge l’abbattimento dei costi nelle aziende e nei lavori stagionali per competere sul mercato, determinando salari iniqui e senza tutele. Anche sul fronte dei lavori specializzati la sorte è la stessa: negli ultimi anni sono cresciuti i tirocini, che permettono di retribuire i nuovi assunti, con poche centinaia di euro al mese. Tra il 2014 e il 2017, ad esempio, ci sono stati 1,263 milioni di stage extra-curricolari, oltre che l’alternanza Scuola-Lavoro (non pagata); mentre i contratti di apprendistato – con una paga esigua ma più remunerata – sono stati la metà.

L’indignazione padronale contro “gli scansafatiche” che non si “rimboccano le maniche” si scontra con la realtà: la necessità è quella di pretendere tutele lavorative e retribuzioni che non siano al di sotto dei livelli minimi di sopravvivenza. Ce ne parla l’economista e docente di economia politica, Francesco Schettino. Ascolta o Scarica.

Da Radio Onda d’Urto

Potrebbe interessarti




Fonte: Infoaut.org