Gennaio 23, 2022
Da Disordine
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Per “convincere” le persone a vaccinarsi, ma soprattutto a seguire pedissequamente le regole imposte e quindi ad essere obbedienti, lo Stato tramite i sui Governi, sostenuto dai suoi tecnici e dai media, ha terrorizzato e ricattato, privato di diritti e libertà, minacciato, umiliato, denigrato e irriso, censurato, sospeso dal lavoro, impedito il lavoro, obbligato, escluso, diviso la società in due, alimentato il tifo, additato, condannato, criminalizzato, mentito, imbrogliato, confuso, creato ansia e paura. Ancor prima e ancor peggio ha assassinato 14 detenuti nel marzo 2020, i quali, rivoltandosi insieme a molti altri, chiedevano di non morire come topi in gabbia. Lo Stato ha preferito eliminare alla radice il problema, ammazzandone alcuni affinché fosse chiaro a tutti che la fase cosiddetta emergenziale che si stava aprendo avrebbe assunto connotati ben precisi. Restrizione delle libertà e terrore profuso a piene mani, ma con il leit-motiv dell’“andrà tutto bene”.

Non sono stati solo i detenuti ad essere stati ammazzati nel compimento di una strage di Stato, ma migliaia di persone, morte per incapacità e negligenza a gestire la situazione, taglio decennale di risorse, personale e ospedali, fondi e privatizzazioni. Aver trovato ora un capro espiatorio utile su cui riversare tutto il fallimento della gestione della pandemia non può far dimenticare le responsabilità di chi ha determinato tale situazione. La pandemia ha responsabili e cause ben precise da ricercare nel sistema tecno-industriale che si impone sempre più. Che abbia riguardato l’aspetto della salute ha chiarito maggiormente quanto essa sia considerata merce da cui trarre profitti stratosferici. Salute che da tempo non è più sinonimo di cura o benessere, ma di medicalizzazione e rendita. Infine, e forse più importante, digitalizzare e controllare, accumulare e amministrare, dati su dati, personali e commerciali, privati e pubblici, è il risultato raggiunto in breve tempo e che apre gli scenari di una economia basata su questa nuova merce. Il green pass infatti non è altro che questo: il controllo, l’accumulo e la gestione di dati, oltreché l’abitudine a dimostrarsi docili e obbedienti, ad essere controllati e raggiungibili ovunque, ad essere normati e schedati, ad essere codici che si muovono. Al lavoro, sull’autobus, al ristorante, al bar, dal parrucchiere, al cinema, in libreria, al centro commerciale, in biblioteca o al museo, in aereo o sul treno, in posta o in banca, in palestra o in piscina, dal tabaccaio. Quante volte esibirete il vostro green pass in un giorno? E quante volte lo chiederete trasformandovi in sbirri?

E alla fine cosa sarà rimasto? Una società che discrimina e divide, senza solidarietà e responsabilità, al contrario di ciò che si fa credere, poiché la responsabilità di cui parlano è una delega in bianco che comporta mera obbedienza.

È tempo di mandare all’aria questa normalità, di rifiutare e disertare questa guerra. Oppure rassegnarsi a morire di essa, in silenzio.




Fonte: Disordine.noblogs.org