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Quello del 2 dicembre è stato uno Sciopero Generale necessario che ha visto coinvolto l’intero arco del sindacalismo di base e conflittuale.

Necessario contro una guerra in atto nel cuore dell’Europa, sempre più senza controllo e causata, dopo i disastri provocati dalla pandemia, dal cinismo d’interessi contrapposti tra Russia e la Nato in cui siamo coinvolti.

Necessario per la difesa delle condizioni di vita che pesantemente subiscono la classe lavoratrice e i ceti poveri della popolazione come conseguenza dell’economia di guerra che provoca continui aumenti al carovita, mentre gli stipendi, già bassi, restano fermi.

Una guerra che permette di realizzare extraprofitti intoccabili da parte delle aziende petrolifere e super profitti da parte dei trafficanti di armi (vedi invio armi in Ucraina e aumento spese militari).

Sciopero contro il governo di estrema destra e la sua finanziaria che applica da sempre la politica di togliere ai poveri per dare ai ricchi e predisporre leggi atte a colpire più pesantemente ogni forma di opposizione sociale.

Durante lo Sciopero Generale si sono svolte manifestazioni in tutto il paese, con il proseguimento del nazionale a Roma nella giornata del 3 dicembre.

A Milano lo sciopero è stato particolarmente sentito nei trasporti,  Ferrovie Nord e in alcune linee della metropolitana che si sono fermate e nei vari settori a cominciare dalla logistica.

Il corteo che si è formato contava varie migliaia di partecipanti. Il punto di partenza è stato sotto Assolombarda dalle ore 10 dove si sono posizionati i vari raggruppamenti, mentre dal camion unitario seguivano appelli, interventi e canzoni di protesta. Dopo un’ora di permanenza si è mosso il corteo con in testa lo striscione unitario “Sciopero Generale contro la guerra, in difesa di tutti i diritti” e il Camion da dove, durante tutto il percorso, si gridavano slogan ed interventi sui contenuti dello sciopero. Seguivano i vari spezzoni dei sindacati di base che hanno promosso lo sciopero o che vi hanno aderito (CUB, USB, Cobas nelle varie declinazioni, USI CIT, SGB, ADL Varese). Erano presenti molti settori dell’opposizione sociale e del diritto alla casa, la componente anarchica e partiti della sinistra. Erano presenti lavoratori e lavoratrici del settore dell’industria, del commercio, della logistica, della sanità, della scuola, delle cooperative sociali. Lo spezzone dell’USI CIT si è dimostrato molto consistente, ai lavoratori e lavoratrici della sanità, del commercio e di vari altri settori hanno partecipato, in numero molto consistente, i lavoratori della logistica, del settore USI-LSA, aderenti ad USI CIT. In particolare erano presenti lavoratori della VEFER di Lissone, che sono in sciopero dal giorno prima, fermandosi con un preavviso molto breve che ha colto l’Azienda di sorpresa, creandosi una coda ferma di 12 camion. Hanno continuato lo sciopero partecipando a quello del 2 dicembre e continueranno ancora fino a quando l’azienda non accetterà la trattativa, riassumendo i licenziati e desistendo nel non riconoscere l’accordo del 2019, quando i lavoratori dell’appalto che percepivano 3,50 euro all’ora con il contratto Multiservizi pulizia imponevano con la lotta il contratto molto più remunerativo della Logistica. 

Dietro lo spezzone dell’USI ad allietare c’era la banda degli ottoni con le sue musiche di lotta poi   è entrata nel nostro spezzone.

Il corteo ha attraversato tutto il centro cittadino fino a terminare in piazza della Scala. 

Enrico




Fonte: Usi-cit.org