Novembre 5, 2022
Da Umanita Nova
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Bologna, 22 ottobre. Stando al centro dell’immenso serpentone non si vedono né l’inizio né la fine del corteo. Si parla di trentamila persone accorse, non solo realtà bolognesi ma anche da tutta Italia. La cosa più ardua sarebbe elencare le sigle e realtà presenti: si va dai No Tav ai comitati No Basi, dai gruppi a impostazione marxista-leninista agli anarchici; per non parlare dell’Assemblea No Passante, del collettivo di fabbrica GKN e Fridays for Future, tutti e tre in testa al corteo. Lo striscione d’apertura recita una parola d’ordine secca e decisa: “Fine del mese e fine del mondo: stessa lotta”. Il corteo è partito da piazza XX Settembre e, percorrendo i viali, prima ha imboccato via Stalingrado, poi è entrato in tangenziale paralizzando così anche l’autostrada e infine è tornato verso il punto di partenza attraversando via di Corticella. Durante la marcia non sono mancate le azioni: in via Stalingrado il distributore Eni è stato esteticamente migliorato con scritte e attacchinaggi, mentre sulla tangenziale sono state messe le barricate con i pallet sulla corsia di fianco a quella percorsa dalla marcia.

Data la vastità di sigle, gruppi, realtà e collettivi, poteva sembrare un’accozzaglia di persone divise in spezzoni, ma così non è stato, perché nonostante lo striscione in testa, clima e aumenti delle bollette non sono stati gli unici argomenti affrontati: l’aria che si respirava era quella di una consapevolezza diffusa per la quale va cambiato il sistema nella sua interezza. Lo stesso striscione dello spezzone anarchico lo dice: “Nulla da modificare, tutto da reinventare”. Non solo: il corteo di sabato 22 ottobre non è stato il culmine di una lunga serie di proteste o il tentativo di unirne varie in una singola giornata e basta. A Bologna il 22 ottobre è iniziata la partita. Si è trattato di una bellissima prova di forza nei confronti di politici e politicanti, nonché di un messaggio forte e chiaro: attenti, possiamo fare ancora di più.

La situazione è ricca di potenzialità, ma in quanto persone anarchiche e libertarie dobbiamo prenderne coscienza e agire di conseguenza. I temi maggiori trattati in questa esperienza e che torneranno sempre a livello nazionale in occasione del corteo del 5 novembre a Napoli non sono nuovi al movimento anarchico, anzi, fanno parte delle sue fondamenta. La prospettiva migliore sarebbe unirci non solo tra anarchiche e anarchici, ma procedere con le realtà tutte che si stanno compattando per riuscire a condurre le lotte che ci aspettano con una rinnovata visione libertaria.

Il giorno dopo la manifestazione, in Piazza Scaravilli si sono ritrovate tutte le realtà per il festival contro il passante di mezzo, a chiara dimostrazione che chi sabato era al corteo non ha intenzione di mollare la presa. Se il futuro non si prospetta roseo, noi non ci limiteremo a resistere colpo su colpo. Proprio dall’ambiente bolognese, visto il numero di grandi opere che stanno avvelenando il territorio e la sempre più arrogante gentrificazione che sta colpendo le zone popolari della città, ci si sta accingendo a riportare l’ecologia come vero e proprio terreno di lotta abbattendo quel muro di greenwashing con cui hanno cercato di placarci e imbonirci. Il movimento anarchico, si sa, ha sempre fatto dell’ecologia il suo baluardo, ritenendo la lotta per l’ambiente inscindibile dalle lotte contro le gerarchie e l’oppressione. Proprio per questo chiunque lotti per una società senza stati e rapporti di potere deve in ogni modo portare nelle lotte locali l’ottica libertaria.

Per questo, per altro, per tutto.

Circolo Anarchico Berneri – Bologna




Fonte: Umanitanova.org