Novembre 15, 2021
Da Le Maquis
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Edito da La Rivolta, Ragusa, Dicembre 1987, 70 p.

Prefazione
Il “manifesto degli anarchici italiani” … “Contro il militarismo e contro la guerra” , è stato scritto nel 1947 ma, tolti ovviamente i riferimenti del periodo, cambia­ti alcuni nomi di Stati con altri, i 40 anni di età non ne intaccano minimamente la carica critica e proposi­tiva, l’analisi chiara, le argomentazioni, il linguaggio, espressi con tale coerenza da vincere l’usura del tem­po. E’, forse, uno dei più validi documenti redatti da­gli anarchici italiani dal dopoguerra ad oggi, non sol­tanto perché gli autori sono riusciti a sintetizzare una posizione che può essere considerata di tutti gli anar­chici (cosa di non poco conto), ma anche e soprattut­to perché il testo non si rivolge agli “addetti ai lavori”, ma è rivolto, con un linguaggio vivo e depurato dalla matassa politichese, al popolo, ai proletari, ai giovani, alle donne, a tutte le vittime privilegiate del militari­smo.
Ritrovare concetti, espressioni e argomenti così dif­fusi ancora oggi è indice dell’acutezza dell’analisi con­dotta e della centralità del militarismo e della guerra nelle società a capitalismo privato o di Stato. Soprat­tutto è stimolante e pienamente sottoscrivibile (come fosse stata stilata ieri) la seconda parte, dedicata al fa­tidico “ che fare?”, nella quale vengono esposti modi d’essere, d’agire, di lottare che devono far riflettere i compagni ed i lettori e tutti quanti siano convinti, come noi e gli autori del testo, che “ la guerra non è ine­vitabile, anzi essa sarà evitata nella misura in cui ci adopereremo per rompere in mano ai capi-governo ed in mano ai capi-partito ogni velleità guerrafondaia” .
Va quindi ricercata, oggi, quella pratica che permet­ta l’intreccio delle energie, delle intelligenze, delle strutture e dei propositi degli anarchici, con i proble­mi e le aspirazioni degli sfruttati, rendendo possibile cominciare a costruire quel movimento reale che può bloccare e disinnescare la morsa soffocante del milita­rismo e dello sfruttamento. E cominciare da subito col denunciare e sconfiggere le illusioni che si vanno predicando e propagandando dai vari pulpiti – e mez­zi di comunicazione — prima fra tutte l’illusione della “pace armata” , affidata alle ogive nucleari delle poten­ze imperialiste, ai fabbricanti e ai mercanti di armi. Una “pace” , quella degli Stati, svuotata dai fatti di ogni giorno, rilanciata a tutto volume per coprire le canno­nate e i missili del Golfo Persico, le bombe del Liba­no, gli esperimenti nucleari, le carneficine in decine di angoli della terra.
Distruggere l’illusione che anche l’esercito sia con­dizione per la pace, mentre nei fatti si conferma sem­pre e solo scuola di autoritarismo, covo di bieco nazio­nalismo, fucina di spinte reazionarie, avventuriere, guerrafondaie, e fonte di enormi sperperi; un ruolo che si fa beffe dell’ingenuo, o incosciente, o complice, impegno di democratizzazione intrapreso dai fanatici del riformismo. Anche la recente trovata del “ruolo di protezione civile” tende a perseverare nell’imbroglio: con estrema facilità le “ nostre” cannoniere salvatrici dei vietnamiti dei “boat people” sono partite per il Golfo Persico a giocare alla vera guerra. E mentre Reagan e Gorbaciov, ribattezzati pacifisti ad honorem, si preparano a siglare plateali accordi di “riduzione di armamenti” , dalle loro industrie e dai loro laboratori escono prototipi di armi sempre più sofisticate e “ in­vincibili” , dinnanzi alle quali quelle previste da “sman­tellare” fanno semplicemente ridere. E ancora, demo­lire l’illusione che debbano essere sempre i grandi a do­ver risolvere i nostri problemi, o i governi, gli scienzia­ti, i generali, il papa… cioè coloro che li hanno creati.
I 40 anni che ci separano dal “manifesto degli anar­chici italiani” sono stati anni di fruttuose sperimenta­zioni atomiche ad altissima tecnologia, di messa in pra­tica delle più spietate strategie genocide, in un crescen­do di militarizzazione diffusa alla massima potenza, per cui basteranno pochi attimi perché la guerra da fredda possa divampare in guerra guerreggiata e tra­volgere tutto, e travolgerci tutti.
Risalire la china si può, contrattaccando le cause della follia nucleare, accentrando l’attenzione sull’op­pressione, cioè sulle radici dei problemi, senza cristal­lizzarsi nei mille diversivi con cui il sistema si insinua tra noi, ma partendo dalle nostre condizioni di schia­vitù (più o meno mascherate) e individuando i nemici non nei falsi obiettivi patriottardi, ma nella reale cer­chia dei nostri sfruttatori, cogliendo il nesso tra disoc­cupazione, droga, disperazione, mafia, sfruttamento e militarismo. E, per dirla con gli autori del “ manifesto” : “ ogni insofferenza di autorità, ogni rottura dell’appa­rato statale nel suo patrimonio materiale, ogni diser­zione, ogni rifiuto attivo, ogni assenza, ogni reazione agli ordini militari, ogni strappo alla disciplina costi­tuisce per noi un successo, una grande vittoria”.
Quindi, propagandare la pratica dell’obiezione to­tale, dell’insubordinazione, dell’antimilitarismo rivo­luzionario; a fianco dei renitenti, dei refrattari, orga­nizzando l’azione diretta popolare contro le basi mi­litari, le centrali nucleari e le scelte di guerra. Questa è la strada da percorrere, la “ terza via” di cui parlano gli anarchici autori del documento, rafforzata dalla necessità di costruire la “ terza forza” : la forza di un movimento anarchico propulsore e componente in­tegrante di realtà di base, di strutture autogestite, di momenti di conflittualità sempre più diffusi, capaci di percorrere il cammino rivoluzionario fino in fondo.
Pippo Gurrieri

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Note dell’Archivio
-Come riportato nella prima pagina del testo e nella presentazione, questa è una riedizione di “Contro il militarismo e contro la guerra. Manifesto degli anarchici italiani”, 1947
-Nel numero 8 di “Volontà. Rivista Mensile del Movimento Anarchico di Lingua Italiana” (Febbraio 1948), Giovanna Berneri scrisse questa recensione: “Ecco un bell’opuscolo di propaganda contro la guerra e contro il militarismo. Esente dai soliti luoghi comuni e dal solito sentimentalismo, esprime con idee chiare e precise,in un modo “organico e completo” l’atteggiamento degli anarchici di fronte al fatto guerra e al fenomeno militarismo. È stato redatto collettivamente da un gruppo di anarchici i quali affermano che tocca proprio agli anarchici opporsi oggi a quei due fenomeni, dato che tutti i partiti, movimenti pacifisti, Chiese, Internazionali, istituti internazionali d’arbitrato e di sicurezza collettiva hanno fatto fallimento. Gli anarchici, così, no fanno che continuare la loro tradizione di opposizione a tutte le guerre, seguire la “linea dell’antimilitarismo integrale e rivoluzionario che si sono costituiti attraverso un lungo travaglio storico.”
Il manifesto proclama di essere contro tutte le guerre. “Noi vogliamo tagliare la testa a questi mostricciatoli di “guerre giuste” dichiarando che tutte le guerre sono la esemplificazione dell’ingiustizia”: anche le così dette guerre di “liberazione” “guerre civili” “guerre sociali” o “guerre rivoluzionarie”.
E mette in guardia contro il nuovo tipo di guerra di cui gli Stati moderni sanno abilmente servirsi. Le guerre imperialistiche sono precedute da violentissime guerre civili che permettono agli Stati di misurare le rispettive forze, di tastarsi, di impadronirsi di basi strategiche, prima di lanciarsi definitivamente nell’avventura.
Vediamo prodursi questo fenomeno in Italia, dove “la vita politica non è affatto l’espressione di forze endogene, ma la contrastata risultante di pressioni influenze condizioni imposte dal di fuori; la lotta politica in Italia non rispecchia più contrasti tradizionali di classi o di correnti vive nel nostro paese, ma riflette con estenuante fedeltà il corso delle relazioni fra le grandi potenze imperialistiche, falsificando ogni nostro problema in questa giostra di interessi a noi estranei.”
Attenti, perciò, a non lasciarsi ingannare da questa “ennesima truccatura del fenomeno guerra” e “diffidare di proposte circa azioni collettive (guerriglia, partigianesimo, lotta per bande) che non rappresentano più spontanee esplosioni di malcontento popolare ma costituiscono ormai delle autentiche tattiche guerresche.”
Gli anarchici come si oppongono ad ogni tipo di guerra, così si oppongono a qualsiasi tipo di esercito: esercito democratico, esercito repubblicano, esercito socialista, sono tutte definizioni menzognere di uno stesso apparato fatto di “prepotenza, di feroce in alto e di massacrante disciplina.”
L’opposizione anarchica alla guerra è assoluta: esiste anche con qualsiasi forma di governo: “…perchè combattere a favore di un governo meno tirannico (suo malgrado) contro un governo più tirannico, quando sappiamo che proprio con la guerra, offriremo al governo “migliore” il pretesto di instaurare subito una dittatura militare che lo assimilerebbe al “peggiore” e quando sappiamo inoltre che le nostre armi non contro il governo “peggiore” sarebbero puntate ma contro le masse, contro quelle masse che saranno certo più benemerite di noi nella lotta contro il loro governo?”
E per togliere ogni dubbio in chi, ancora, non vede chiara la sua posizione di fronte ai due blocchi che si contendono il mondo noi diciamo: “Non esiste l’Occidente. Non esiste l’Oriente. Non esiste nè l’America, nè la Russia, nè l’Inghilterra. Esistono delle classi dirigenti che ci sono tutte nemiche, che ci perseguitano tutte nella misura che noi retrocederemo di fronte a loro…Fra l’Oriente ed Occidente non c’è ch la via della lotta su due fronti: via difficile che noi riusciremo tuttavia a percorrere fino al superamento della crisi, se avremo coscienza della nostra missione e fiducia nel nostro movimento.”
Siamo veramente felici di constatare che dei giovani, venuti al nostro movimento dopo la dolorosa esperienza fascista, abbiamo idee così chiare e così profondamente anarchiche.
Anche noi, come gli autori del manifesto, raccomandiamo vivamente la lettura di questo opuscolo perchè gioverà a reagire contro i nazionalismi che si stanno riaccendendo, contro la psicosi di guerra che sta rinascendo in tutti i paesi. […]”




Fonte: Lemaquis.noblogs.org