Ottobre 14, 2021
Da Le Maquis
61 visualizzazioni


Edito da Anarchismo, Trieste, 2015

Nota introduttiva
Il Manifesto chiamato “dei Sedici”, dal numero (errato) dei firmatari, costituisce un cedimento clamoroso di fronte alla linea primaria e insostituibile degli anarchici, di ogni anarchico, contro la guerra. Su questo sono tutti concordi, non ci sono anarchici, oggi come ieri, che trovano giustificazioni alla sua stesura. E allora? Come mai uomini del calibro di Grave, Cornelissen, Malato e Kropotkin, per limitarsi ai compagni più conosciuti, lo stesero e lo firmarono? La risposta non può essere che una sola: fu un abbaglio, ma un abbaglio consequenziale.
Un abbaglio, perché credere di partecipare a una guerra “dalla parte giusta” non è possibile, non esistendo guerre giuste. Consequenziale, perché derivante logicamente dall’ipotesi quantitativa fondata sulla logica dell’aggiunta o, come l’abbiamo definita, dell’“a poco a poco”. Il determinismo, in salsa marxista o positivista, risulta sempre indigesto.
La risposta di Malatesta costituisce una critica esemplare. Non solo per la sua ortodossia antimilitarista e, in una parola, anarchica, ma per il modo garbato e non polemico che seppe prendere. Il gioco aveva una posta altissima, i compagni firmatari del “Manifesto” erano noti in tutto il mondo e godevano di un credito rivoluzionario di tutto rispetto, non si poteva liquidare la faccenda come un errore di valutazione. Occorreva prendere le mosse da lontano e andare al nocciolo della questione senza revocare in dubbio il grande contributo che uomini come Kropotkin e altri avevano saputo dare, e avrebbero continuato a dare, alla rivoluzione anarchica. E Malatesta ci riesce pienamente.
Anche a prescindere dal contenuto di questa sottile schermaglia, che oggi potrebbe sembrare ovvio, c’è anche il metodo con cui essa venne condotta, metodo che nelle chiacchiere odierne, spesso e volentieri, viene messo da parte per ricorrere agli attacchi personali piuttosto che sostanziali. La piattezza dei tempi in cui vivo si coglie anche in tante grossolanità che continuano a rotolarmi a fianco senza nemmeno sfiorarmi.
La risposta di Galleani a Kropotkin è uno dei suoi testi più famosi e importanti, dal titolo: “Per la guerra, per la neutralità o per la pace?”. Malgrado l’artificiosità del suo stile, questa volta il retore è messo in secondo piano. Il problema era durissimo: controbattere a un grande amico e a un compagno, fra i non pochi, di enorme influenza in tutto il mondo, conosciuto e ammirato, compagno che, contro tutte le aspettative – quante volte succederà di poi una cosa del genere? – aveva preso una strada insostenibile e inaspettata.
La risposta di Borghi è più intima, quasi colloquiale, eppure rende benissimo – e per questo l’abbiamo inserita – il clima che si respirava in quel momento fra gli anarchici, di fronte alla defezione dalla linea antimilitarista di tanti compagni conosciuti e autorevoli.
Il tema dell’autorevolezza e del bisogno di guardare al compagno che questa veste finisce per assumere, quasi sempre per corrispondere ai bisogni degli altri compagni e non certo per una sua smania di primeggiare, che in quest’ultimo caso si sentirebbe il lezzo lontano un miglio, è sempre aperto. Non dimentichiamolo.

Link Download: https://mega.nz/file/7Z5FEQCb#QFcqjMv5DoxhwtBQFgg3dULE0Bs_nnX5-sSEDbebKpo

Note dell’Archivio
-Gli articoli presenti sono i seguenti:
–“Manifesto dei Sedici”, 26 Febbraio 1916;
–“Anarchici Pro Governo”, “Freedom”, Volume 30, n. 324, Aprile 1916;
–“Per la guerra, per la neutralità, o per la pace?”, “Cronaca sovversiva”: a. XIII, nn. 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52; a. XIV, n. 1;
–“Da Ravachol a Barrère”, estratto da “Mezzo secolo di anarchia (1898-1945)”, II ristampa, Catania 1989, pp. 153-161
–“Anarchici russi. Risposta al Manifesto dei Sedici”, Otvet, in “Put’k Svobode”, Ginevra, maggio 1917, pp. 10-11.
Nel libro di Avrich Paul, “L’altra anima della rivoluzione. Storia del movimento anarchico russo”, edito da Edizioni Antistato, Milano, 1978, viene riportata a pagina 145 la seguente nota bibliografica sulla risposta (Otvet) data a Kropotkin:
“« Otvet », volantino del Gruppo degli Anarco-Comunisti di Ginevra (1916), Columbia Russian Archive; Put’k Svobode, n. 1, maggio 1917, pp. 8-11; cfr. le proteste del Gruppo degli Anarco-comunisti di Zurigo e il volantino di Roshchin, « Trevozhnyi Vopros », entrambi presso il Columbia Russian Archive, e Alexandre Ghé, “Lettre ouverte a P. Kropotkine” (Losanna, 1917). Gli attacchi dei bolscevichi contro Kropotkin e i suoi simpatizzanti « difensisti » furono, naturalmente, quanto mai velenosi. « Gli anarchici più famo­si del mondo intero », scriverà Lenin in “Il socialismo e la guerra”, « hanno disonorato se stessi non meno degli opportunisti con il loro sciovinismo sociale (nello spirito di Plekhanov e di Kautsky) a pro­posito della guerra ». Lenin, “Sochineniaa”, XVIII, 204-205. Secondo Trotsky, 1’« antiquato anarchico » Kropotkin ha sconfessato tutto ciò che aveva professato per almeno mezzo secolo, senza vedere « che una Francia vittoriosa avrebbe umilmente servito i banchieri ameri­cani ». Leon Trotsky, “The History of the Russian Revolution” (3 vol. in 1, Ann Arbor, 1958), I, 320; II, 179.”




Fonte: Lemaquis.noblogs.org