Novembre 5, 2021
Da Il Manifesto
10 visualizzazioni


Cuba vive un clima di polarizzazione senza precedenti alla vigilia della «Marcia civica per il cambiamento» indetta per il 15 novembre da un gruppo di artisti e intellettuali oppositori (dentro e fuori Cuba) riuniti nella sigla Arcipelago e proibita dal governo che la considera «un atto di destabilizzazione» diretto e finanziato dagli Stati uniti.

Negli ultimi dieci giorni dirigenti del governo e mass media ufficiali hanno usato l’artiglieria pesante per attaccare il portavoce di fatto di Arcipelago, il drammaturgo Yunior García Aguilera, per screditare le ragioni dell’iniziativa e dimostrare che è frutto dei piani del Dipartimento di Stato Usa per cercare di abbattere il governo socialista di Cuba. Uno degli ultimi atti di questa campagna è stato quando, nella trasmissione televisiva Razones de Cuba, Carlos Leonardo Vázquez González, medico specialista in oncologia, ha rivelato di essere un agente (Fernando) della Sicurezza di Stato infiltrato nella dissidenza.

L’agente Fernando ha raccontato di aver partecipato con García a un seminario organizzato a Madrid nel 2019 dalla branca spagnola dell’Università statunitense Saint Luis sul tema: Il ruolo delle Forze armate in una transizione (politica).

«Altro che marcia pacifica quella organizzata da García – ha affermato l’agente Fernando – Nel seminario partecipavano due generali e lo scopo è quello di provocare uno scontro tra le Forze armate e il popolo». Il medico ha rivelato che il drammaturgo oppositore ha partecipato ad altri seminari simili – uno a Buenos Aires – sempre dedicati a un possibile ruolo delle forze armate in un processo di transizione.

Ironico il commento dì Yunior García: si è augurato che Vázquez «sia un medico migliore di quanto sia stato una spia», visto che «quello di Madrid era un seminario accademico» dove «la gran parte dei partecipanti evitava quello strano medico impegnato a far foto a tutti». Il drammaturgo ha affermato che la Marcia per il cambiamento «è una proposta totalmente genuina, nata a Cuba come conseguenza della mancanza di diritti, democrazia, libertà e sovranità civica».

García ha ribadito che la marcia avrà luogo sia all’Avana che in altre città dell’isola e avrà un «carattere pacifico», nonostante le minacce che lui stesso, come altri membri di Arcipelago, hanno avuto sia dalla polizia, sia dal Palazzo di Giustizia. Le case dei più noti attivisti di Arcipelago sono costantemente sorvegliate dagli agenti. In ballo, secondo il drammaturgo e altri artisti e intellettuali dell’Avana, c’è il diritto di manifestare le proprie idee anche se in opposizione al governo. «Diritto garantito dalla Costituzione» che afferma che Cuba è «una Repubblica di diritto socialista».

La polarizzazione sociale cresce a livelli mai registrati in precedenza. Negli anni passati le iniziative dei dissidenti erano in gran parte semiclandestine, mancando di una sorta di megafono informativo, oggi assicurato dalle reti sociali dove il dibattito è infuocato e dove le centrali anticastriste di Miami, Madrid, Buenos Aires sparano ad alzo zero ogni giorno contro «la dittatura cubana».

Di fronte a questa massiccia ondata che entra in gran parte della case dei cubani, la reazione del governo e del Partito comunista è stata altrettanto dura. Il responsabile del Dipartimento ideologico del Pcc, Rogelio Polanco, ha citato il blog Cuba Money Project del giornalista statunitense Tracey Eaton (da anni spulcia nei documenti del Dipartimento di Stato) che scrive: «Negli ultimi 12 anni l’Office of Transition Iniciatives (Oti) del Dipartimento di Stato ha speso 1.263.694.937 dollari» per iniziative «a favore della democrazia» in 60 paesi, tra cui Siria, Libia, Libano, Nigeria, Pakistan, Ucraina, Cuba.

A ottobre l’ Agency for international Development (Aid) ha ricevuto quasi sette milioni di dollari «per destabilizzare il governo socialista dell’Avana».

Juan González, consigliere del presidente Biden per l’America latina, ha avvertito che gli Usa applicheranno nuove sanzioni se «verranno violati i diritti fondamentali» del popolo cubano e se le marce saranno represse e i manifestanti incarcerati. Le minacce di González sono state approvate giovedì da una risoluzione del Congresso Usa. L’atteggiamento di aperta ingerenza e di minacce dell’amministrazione Biden alimenta a Cuba il fuoco della polemica e delle accuse contro Arcipelago e costituisce una sorta di pietra tombale per gli argomenti di García.




Fonte: Ilmanifesto.it