Dicembre 8, 2021
Da Le Maquis
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Edito da Casa Editrice Ghelfi Costantino, Piacenza, 1921, 100 p.

Dall’Introduzione:
Noi creiamo un teatro futurista «Sintetico» cioè brevissimo. Stringere in pochi minuti, in poche parole e in pochi gesti innumerevoli situazioni, sensibilità, idee, sensazioni, fatti e simboli (…). «Atecnico» (…). Col nostro movimento sintetista nel teatro, noi vogliamo distruggere la Tecnica, che dai Greci ad oggi, invece di semplificarsi, è divenuta sempre più dogmatica, stupidamente logica, meticolosa, pedante, strangolatrice. (…) E’ stupido rinunziare al dinamico salto nel vuoto della creazione totale fuori da tutti i campi esplorati. «Dinamico, Simultaneo» cioè nato dall’improvvisazione, dalla fulminea intuizione, dall’attualità suggestionante e rivelatrice. (…) Il nostro teatro futurista si infischia di Shakespeare, ma tien conto di un pettegolezzo di comici, si addormenta a una battuta di Ibsen, ma si entusiasma pei riflessi rossi o verdi delle poltrone. Noi otteniamo un dinamismo assoluto mediante la compenetrazione di ambienti e di tempi diversi. (…) «Autonomo, Alogico, Irreale». La sintesi teatrale futurista non sarà sottomessa alla logica, non conterrà nulla di fotografico, sarà autonoma, non somiglierà che a se stessa, pur traendo dalla realtà elementi da combinarsi a capriccio. (…) Il teatro futurista nasce dalle due vitalissime correnti della sensibilità futurista, precisate nei due manifesti: «Il Teatro di varietà» e «Pesi, Misure e prezzi del genio artistico», che sono: 1) la nostra frenetica passione per la vita attuale, veloce, frammentaria, elegante, complicata, cinica, muscolosa, sfuggevole, futurista; 2) la nostra modernissima concezione cerebrale dell’arte secondo la quale nessuna logica, nessuna tradizione, nessuna estetica, nessuna tecnica, nessuna opportunità è imponibile alla genialità dell’artista che deve solo preoccuparsi di creare delle espressioni sintetiche di energia cerebrale le quali abbiano valore assoluto di novità. Il teatro futurista saprà esaltare i suoi spettatori, cioè far loro dimenticare la monotonia della vita quotidiana, scaraventandoli attraverso un labirinto di sensazioni improntate alla più esasperata originalità e combinate in modi imprevedibili.(…) Ecco le prime nostre parole sul teatro. Le nostre prime 11 sintesi teatrali (di Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, R. Chiti, Balilla Pratella) sono state imposte vittoriosamente da Ettore Berti e dalla sua Compagnia ai pubblici affollatissimi di Ancona, Bologna, Padova, Venezia, Verona…

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Fonte: Lemaquis.noblogs.org