Marzo 4, 2021
Da IWW Italia
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Mary Harris “Madre” Jones, nasce in Irlanda ed emigra negli Stati Uniti da adolescente per sfuggire alla Grande Carestia. Subito dopo la guerra civile perde suo marito e tutti e 4 i suoi figli a causa di un’epidemia di febbre gialla nel 1867. Diventa un’organizzatrice sindacale nel 1871, dopo che il suo negozio di abbigliamento viene distrutto nel Grande Incendio di Chicago. Vedova, senza casa e indigente, Mary decide di reinventarsi, creando un personaggio che sarebbe diventato una leggenda della lotta sindacale. Vestendosi tutta di nero ed esagerando la sua età, inizia a usare l’iconografia della vecchia matriarca gentile, ma sovvertendola: nonostante l’apparenza di “dolce vecchietta”, Mary diventa un’ardente e aggressiva organizzatrice sindacale, che aiuta a organizzare la classe lavoratrice di tutto il paese: nell’industria dell’abbigliamento a Chicago, lavatori di bottiglie nelle birrerie di Milwaukee, minatori a Birmingham, lavoratori disoccupati a Kansas City, bambini e bambine nell’industria tessile…la sua missione è l’emancipazione dell’intera classe lavoratrice.

Nel 1897 viene invitata a parlare alla conferenza nazionale del più grande sindacato ferroviario americano di quei tempi. È lì che i lavoratori cominciano a riferirsi a lei come “Madre”, in risposta al suo chiamarli i “suoi ragazzi”; l’affettuoso soprannome “Madre Jones” l’accompagna per tutta la vita. Durante le guerre del carbone del West Virginia all’inizio del XX secolo viaggia in tutto il paese per organizzare le lotte dei minatori. È così efficace che è il sindacato stesso a mandarla direttamente nelle miniere a reclutare i minatori. Viene definita “la donna più pericolosa d’America” da un procuratore distrettuale del West Virginia, al processo in cui è sotto accusa per aver sfidato il divieto di riunione dei minatori in sciopero. “Ecco la donna più pericolosa d’America. Arriva in uno stato in cui regnano la pace e la prosperità… schiocca il dito [e subito] ventimila uomini soddisfatti depongono i loro attrezzi e se ne vanno”. Mary si concentra molto non solo sui minatori stessi, ma anche sul ruolo delle donne e dei bambini: vede la famiglia come una componente fondamentale dell’organizzazione degli scioperi.

Oltre alle condizioni lavorative dei minatori, Madre Jones è molto attiva anche per i diritti della forza lavoro minorile. Secondo il censimento degli Stati Uniti del 1900, il 26% dei bambini e il 10% delle bambine tra i 10 e i 15 anni hanno un impiego retribuito, per un totale di circa 1,75 milioni. Secondo un articolo del NY Times il numero effettivo è molto probabilmente tra i 2 e i 3 milioni. Mentre i figli delle classi agiate ricevono sempre più istruzione e iniziano a lavorare intorno ai 26-28, le figlie e i figli della classe operaia sono sempre più ricercate come manodopera a basso costo e cominciano a lavorare molto prima. A livello nazionale, non esistono regolamenti sul lavoro minorile: la classe padronale può essenzialmente fare quello che vuole, aiutata dall’assenza di interventi dei governi federali. Durante una vista alle industrie tessili di Filadelfia, Mary rimane sconvolta da quello che vede: bambine e bambini che hanno perso delle dita o la mano intera sul lavoro, malnutrizione diffusa. Per protestare contro l’applicazione lassista delle leggi sul lavoro minorile nelle miniere e nelle fabbriche, nel 1903 organizza la celebre “Marcia dei bambini dei mulini” da Filadelfia a New York, fino alla casa del presidente Theodore Roosevelt a Long Island.

Ho chiesto ai giornali perché non pubblicassero nulle sulle condizioni del lavoro minorile in Pennsylvania. Mi hanno risposto che non potevano perché i proprietari dei mulini avevano investito nei giornali stessi. “Beh, io ho investito in questi bambini – ho detto – e gli farò un po’ di pubblicità.

Nel 1905, Mary è una delle co-fondatrici dell’IWW, ed è tra le donne presenti al congresso fondante del sindacato. Per toglierla di mezzo, nel 1912 viene accusata di un reato capitale da un tribunale militare e tenuta agli arresti domiciliari per settimane fino a che l’indignazione popolare non la fa rilasciare. Continuerà a combattere per i diritti della classe lavoratrice fino al giorno della sua morte nel 1930, alla probabile età di 100 anni.

La prima cosa è scatenare l’inferno. Questa è sempre la prima cosa da fare quando ti trovi di fronte a un’ingiustizia e ti senti impotente. Questo è quello che faccio io nella mia lotta per la classe lavoratrice.




Fonte: Iwwita.it