Gennaio 11, 2022
Da Il Manifesto
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«È un one-woman show incentrato sullo smarrimento causato dalla situazione che stiamo vivendo». Così Luisa Merloni presenta Aristotele’s Bermuda, assolo comico in scena sabato e domenica all’Angelo Mai di Roma. Fondatrice insieme a Manuela Cherubini della compagnia PsicopompoTeatro, con cui ha approfondito testi spagnoli e argentini, Merloni ha poi sviluppato una via personale attraverso il comico che sta germogliando in contesti e media diversi – dai podcast realizzati con il gruppo Sgombro alle apparizioni in tv su Propaganda Live. Tra i soci dello spazio indipendente Fivizzano27, dove propone spesso laboratori, l’attrice e drammaturga interviene stavolta su diversi temi della nostra attualità, facendo buon uso della comicità senza temere di andare al fondo delle questioni. L’abbiamo raggiunta per farci raccontare qualcosa in più sullo spettacolo e sul suo momento di crescita artistica.

Com’è nato «Aristotele’s bermuda» e qual è il ruolo del filosofo nel tuo monologo?

Il testo è frutto di vari pezzi che avevo scritto per le serate U.g.o., animate da un gruppo di comiche donne. Prima di parteciparci non ero mai entrata nel mondo della comicità pura, essendo legata ad un percorso teatrale di prosa; durante il primo lockdown ho poi immaginato questo assolo addentrandomi anche nella stand-up comedy. Aristotele ha una funzione drammaturgica insieme a quella di maschera, legandomi così alla commedia intesa in senso classico. Far entrare nello spettacolo qualcuno che non fossi io mi interessava per interrogare il limite tra una comicità di personaggio e una di idee, di visione del mondo. Con Aristotele c’è un incontro simbolico, da lui mi aspetto delle risposte sagge in merito alla situazione che stiamo vivendo, ma risulta essere diverso dalle aspettative: è conservatore e maschilista, e qui c’è un legame con la questione di genere. Vorrei affrontare il femminismo cercando di non avere paura, di andare a fondo nella comicità. Non è facile, considerato che anche per fortuna è una questione molto sentita e il comico in questo caso è rischioso. Tuttavia far ridere con dei concetti, persino su dei concetti filosofici, allontana dal piano sociale per approdare in una zona che trovo più libera.

Nell’ultimo periodo sei stata ospite di Propaganda Live, com’è stato portare il tuo lavoro in tv?

È stata una novità assoluta, essendo personalmente molto ancorata al teatro. Ho esordito infatti con un pezzo teatrale, il prologo del mio primo spettacolo Farsi fuori. Non sapevo se potesse funzionare in tv, lì il tempo è molto più breve, ma mi sono buttata e mi sono divertita molto. La cosa interessante è cercare di mantenere la propria specificità con un mezzo così diverso, è una sfida. A mio parere c’è troppa separazione tra la cultura alta per pochi e quella dei grandi numeri, quindi ben vengano occasioni di questo tipo in cui si entra in contatto con una platea più grande.

Torni in scena all’Angelo Mai e sei una delle socie di Fivizzano27, che significato hanno per te gli spazi indipendenti per la creazione?

Artisticamente sono nata in questi luoghi, quando mi sono avvicinata al teatro a Roma c’erano molte realtà di questo tipo, decisamente più di ora. Negli ultimi dieci anni purtroppo c’è stata una chiara volontà politica di non farle più vivere. Almeno per il mio ambito, credo siano tuttora luoghi che producono tanto, anche se negli spazi che resistono c’è un po’ di fatica accompagnata però dalla consapevolezza di avere una responsabilità importante. Bisognerebbe puntarci di più, aprirli soprattutto ai più giovani, sono di vitale importanza per iniziare a provare e tra i pochi rimasti accessibili anche economicamente.




Fonte: Ilmanifesto.it