Novembre 13, 2022
Da Inferno Urbano
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PRESIDIO AL CARCERE DI MILANO OPERA DOMENICA 20 NOVEMBRE – DALLE ORE 14.00

I recenti due anni di pandemia sono stati un buco nero, un tempo immobile che ha aggravato le condizioni di vita di tutti e tutte noi.

Dentro le mura delle carceri le richieste di riforma, di miglioramento delle cure sanitarie, di diminuzione del sovraffollamento attraverso provvedimenti eccezionali che lo stato di emergenza doveva garantire, facilitazioni nell’accesso alle misure alternative, aumento del numero dei colloqui e delle videochiamate, sono servite soltanto a dare illusioni. Di riforma neanche l’ombra, sono invece arrivati pestaggi e violenze di ogni genere in tutte le carceri italiane che hanno causato 14 morti e centinaia di feriti nella primavera del 2020.

Non è quindi una coincidenza l’altissimo numero di suicidi che in questi ultimi anni stanno accadendo  dentro le mura: da gennaio di quest’anno il numero è di 76 detenuti morti suicidi, in tutto il 2020 erano 58. Gli ultimi due che qui ricordiamo sono morti il 10 novembre: un ivoriano di 21 anni nel carcere  di Reggio Calabria e un italiano di 56 anni nel carcere di Torino.

Ancora oggi i detenuti chiedono:

− abolizione dell’isolamento punitivo (art. 14 bis e art. 32) e della tortura applicata con l’art. 41bis.

− abolizione dell’ergastolo ostativo che impone la collaborazione quale unico mezzo per accedere ai benefici penitenziari (permessi, semilibertà), come previsto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e successivamente dalla Corte Costituzionale.

− abolizione della recidiva specifica infraquinquennale (ex. Art. 99 legge Cirielli) che aumenta  la pena da un terzo a due terzi a chi ha precedenti carcerazioni.

− garanzia delle cure mediche e delle condizioni igieniche in tutte le carceri: più cura e meno  psicofarmaci che riducono le persone a vegetali.

− inserimento e ampliamento dei corsi professionali interni e successivo pieno reinserimento del detenuto in ambito lavorativo e sociale dopo il fine pena.

− ripristino dei 75 giorni di liberazione anticipata (dagli attuali 45 ogni 6 mesi), con effetto  retroattivo, per tutte le categorie di detenuti e accesso più rapido alle misure alternative alla  detenzione carceraria per diminuire il cronico sovraffollamento degli istituti.

− aumento delle telefonate e videochiamate in aggiunta e non in sostituzione ai colloqui visivi.

− facilitare l’accesso ai colloqui con mezzi pubblici alle carceri distanti dai centri abitati.

− introduzione del colloquio intimo con il proprio coniuge.

− fine della speculazione sui prezzi del sopravvitto.

− fine della detenzione e dei trasferimenti a centinaia di km di distanza dai luoghi di residenza.

Il presidio di domenica 20 novembre è stato indetto contro il regime di tortura definito 41 bis,  l’ergastolo ostativo, in solidarietà con le lotte carcerarie e, in particolare, per l’uscita del compagno  anarchico Alfredo Cospito dalla condizione di segregazione del 41 bis a cui è sottoposto nel carcere  di Bancali (Sassari) l maggio di quest’anno e in sciopero della fame ad oltranza dal 20 di ottobre.

Per contatti: [email protected] Associazione “Ampi Orizzonti”, casella postale 10241 – 20122 Milano




Fonte: Infernourbano.altervista.org