Dicembre 18, 2021
Da Il Manifesto
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Il 26 novembre la notizia della morte di Stephen Sondheim ha fatto il giro del mondo ma solo New York ha davvero reagito con lo slancio e la passione di una comunità ferita nel profondo. In poche ore Times Square si è riempita di artisti di Brodway di diverse generazioni che hanno messo in piedi un omaggio toccante nonostante il freddo e le ansie della pandemia, concluso sulle note di Sunday, da Sunday in the park with George. Sondheim, 91 anni, oltre alla consulenza nel remake di West Side Story, era ancora impegnato a limare un nuovo lavoro, The Square, mentre a New York è in scena una nuova edizione di Company con un sorprendente cambio di genere del protagonista. Impossibile trattare in pochi paragrafi la vita e la parabola leggendaria di un artista che partendo dal West Side di New York ha costruito un percorso distinto da due forti tratti: capacità precoce nel creare uno stile personale all’interno dei codici complessi del musical, incredibile versatilità e istinto a restare fedele a sé stesso cambiando però pelle ogni decade, senza curarsi troppo dell’onda del successo, degli occasionali fiaschi, del numero piuttosto contenuto di hit, come Send in the Clowns e I am still here.

UN PAIO DI VOLTE il caso ci ha messo del suo, con l’incontro con Oscar Hammerstein II, secondo padre per il ragazzino traumatizzato dal divorzio dei genitori e l’incontro fortuito con Arthur Laurents, all’origine del coinvolgimento in West Side Story. La battaglia più difficile Sondheim la vinse imponendosi anche come compositore, una strada faticosa iniziata nel 1962 con A Funny Thing Happened on the Way to the Forum, trovando successo pieno grazie all’incontro con il regista Harold Prince, a partire da Company (1970), Follies (1972), A Little Night Music (1973). Con Sweeney Todd (1979) Sondheim è riuscito a portare nel musical il thriller e l’horror mentre con Summer in the park with George, premiato con il Pulitzer, l’intera vicenda origina dal quadro di Seurat. Into the woods (1986) si ispira alle fiabe dei Grimm mentre minor successo hanno avuto i più recenti Passion e Bounce. Oltre a rivedere costantemente le riprese dei suoi lavori, ha scritto molto per il cinema, da Gigi alle canzoni per Dick Tracy e The Birdcage. Se la forza di New York sta nel continuo rigenerarsi del suo mito, dal 2022 dovrà fare a meno dello sguardo penetrante di uno dei suoi più geniali narratori.




Fonte: Ilmanifesto.it