Novembre 21, 2020
Da No Frontiere
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Dentro il CPR c’è Hassen, un uomo che parla bene italiano ed ha vissuto a Padova per anni, un uomo originario dalla Tunisia che ha aiutato spesso, facendo da traduttore, i suoi compagni di detenzione trasportati nel lager di Gradisca da Lampedusa.

Hassen è scappato dalla Tunisia perchè minacciato di morte, se fosse rimasto gli sarebbe costata la vita. Hassen ha un’infezione tubercolare latente ed un nodulo (benigno) alla tiroide.

Quando la polizia lo ha fermato a Padova, lui si è sentito male, ha avuto nausea e giramenti di testa, e ha chiesto di andare all’ospedale, ci racconta che i poliziotti lo hanno picchiato e minacciato di rimandarlo subito in Tunisia. Successivamente è stato portato al Cpr di Gradisca, da quando è entrato ci raccontano che non gli hanno fatto alcuna visita medica. Martedì della scorsa settimana lo hanno portato presso il consolato tunisino, ma ci racconta che l’hanno lasciato chiuso dentro al “furgone” impedendogli di parlare con il console, dopo avergli preso i documenti.

Ieri gli hanno fatto un tampone, che lui ha preso come indizio della sua imminente deportazione, e Hassen ha scritto una lettera di addio alla madre e ha iniziato a prepararsi per il suicidio: o morto o libero, in Tunisia a farsi ammazzare non ci vuole tornare. I compagni di cella ed i contatti all’esterno hanno cercato di farlo desistere ed hanno vegliato la notte per scongiurare la sua deportazione. Al momento si trova ancora nel CPR, sembra i giorni dei rimpatri ora siano diventati martedì, giovedì e venerdì.

Si trova nel CPR da 3 mesi, tempo massimo secondo le nuove modifiche dei decreti “sicurezza”. La sua permanenza forzata è dovuta alle convalide mensili comminate dall’unico Giudice di Pace della provincia di Gorizia, noto a detenuti ed avvocati per le sue sentenze quasi sempre a favore della detenzione. La sua vita misera e annichilita degli ultimi mesi è dovuta alla cooperativa EDECO che gestisce il centro. L’impossibilità di “allontanarsi volontariamente” dal centro è dovuto ai dispositivi di controllo e alle guardie armate usati per controllare il centro, come fosse un carcere di massima sicurezza. La sua deportazione (e la sua eventuale morte) è dovuta alle leggi razziste approvate da tutti i governi e le giunte che si sono susseguiti.

Che i gradiscani e le gradiscane, le uniche persone che possono muoversi nel comune vadano di fronte a quel centro a farsi raccontare cosa succede, ad opporsi a che lo deportino. Che gli operatori degli aeroporti, che gli autisti degli autobus, che i normali passeggeri si rifiutino di essere mandanti di morte.

Che chiunque abbia qualche idea, la metta in pratica.




Fonte: Nofrontierefvg.noblogs.org