Novembre 19, 2022
Da Inferno Urbano
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Appello alla mobilitazione per tirare fuori dal 41 bis Alfredo Cospito, in sciopero della fame

Mobilitiamoci contro l’isolamento di Alfredo Cospito in 41 bis e per un movimento rivoluzionario internazionalista. Appello di compagni e compagne della lotta contro Cigéo, a Bure

Qualche giorno fa (20 ottobre), l’anarchico prigioniero Alfredo Cospito [1] ha iniziato uno sciopero della fame che non cesserà fino a quando non avrà termine il regime d’isolamento totale del 41 bis, in cui si trova da maggio scorso.

Dal carcere, Alfredo continua a battersi per l’anarchia, in una prospettiva internazionalista. Oggi come ieri, lotta contro il sistema che impregna le mura delle carceri in cui è stato detenuto, contribuendo alle lotte all’esterno; unendo sempre pensiero e azione.

Ispiriamoci ai pensieri e alle azioni dei nostri compagni e dibattiamone, non per seguirli ed idealizzarli acriticamente, ma per meglio interrogarci sui nostri obiettivi, i nostri desideri di rivoluzione, le nostre idee sul futuro e il nostro impegno in questa lotta, per fare della diversità delle tattiche, che è una forza della nostra lotta antinucleare a Bure, un mezzo per rafforzare un movimento rivoluzionario internazionalista.

Da maggio, Alfredo si trova nel regime d’isolamento del 41 bis [2]. Si tratta di un regime di sorveglianza, di controllo e d’isolamento estremo, che punta a distruggere psicologicamente i/le detenuti/e e a privarli/e di ogni capacità di ribellione: «[…] una sezione situata sotto il livello del suolo, senza finestre, pertanto senza aria né luce naturale… spazi ridotti e ordinati in senso verticale cosicché allo sguardo é tolto ogni orizzonte… La struttura dà un senso di oppressione, di claustrofobia, di tortura psicologica […]» (da una lettera di un detenuto in 41 bis a Bancali). Il 41 bis assomiglia alle celle punitive, qui in Francia, ma per dei periodi molto lunghi o in maniera definitiva [3]. Se ne può uscire solo con il pentimento: si tratta di provocare sofferenza, allo scopo di estorcere confessioni od informazioni. Detto altrimenti, si tratta di tortura. Come l’Italia, paesi come la Spagna, la Germania o la Turchia continuano ad utilizzare sistematicamente dei regimi d’isolamento completo similari per spezzare la volontà dei detenuti ribelli ed è abbastanza patetico vedere questi stessi paesi denunciare le torture esercitate altrove mentre essi stessi le praticano, le legalizzano e le normalizzano.

A partire dall’inizio dello sciopero della fame di Alfredo, una forte mobilitazione solidale si è innescata in tutta Italia, emergendo anche in altri paesi. I prigionieri Juan Sorroche [4] e Ivan Alocco [5] hanno cominciato uno sciopero della fame in solidarietà, dei comunicati – fra i quali quello di Francisco Solar [6], anarchico imprigionato in Cile – vengono diffusi quotidianamente, si svolgono manifestazioni nelle strade, delle infrastrutture del potere vengono prese di mira, la tettoia all’ingresso della sede della rete televisiva nazionale, la RAI, a Genova, è stato occupato, il consolato italiano ad Amburgo e gli uffici e le auto di imprese che si arricchiscono con le carceri, come Chubb e Spie, sono stati attaccati, un pacco-bomba è arrivato (quest’estate, prima dello sciopero della fame di Alfredo) all’amministratore delegato di Leonardo SpA, l’impresa statale che produce armi da guerra e dispositivi tecnologici all’avanguardia.

Grazie a questa mobilitazione, lo sciopero della fame ad oltranza di Alfredo assume tutta la sua forza d’impatto. Se lo Stato italiano cerca di tenere sotto controllo il nostro compagno, di incarcerarlo, di privarlo della possibilità di esprimersi, di torturarlo con un regime d’isolamento fra i più disumanizzanti, ciononostante non fermerà la sua forza d’impatto, poiché non è solo, continua a far parte di un movimento di lotta che lo sostiene.

Lo Stato italiano sta assassinando il nostro compagno senza immaginare la forza di resistenza che può nascere da tutto questo.

Oggi, per impedire l’assassinio di Alfredo, possiamo partecipare al movimento di solidarietà che sorge in Italia e altrove. Rendiamo pubblico il regime di tortura chiamato 41 bis. Utilizziamo tutti i mezzi a nostra disposizione per esercitare una pressione politica ed economica sullo Stato italiano, per fargli fare un passo indietro rispetto a queste condizioni di detenzione inumane. E continuiamo le lotte fuori dalle mura per le quali i nostri compagni sono dietro le sbarre!

Cosa fare? Mille cose e ancor di più. Attaccare le sedi del potere italiano fuori dal suo territorio? Prendere di mira le imprese implicate nel sistema carcerario (alcune idee nell’opuscolo Bruit et Saccage), nella sorveglianza elettronica? Contrastare la macchina nucleare prendendocela con le imprese subappaltatrici di Cigéo, sotterrando POMA, impedendo la fuga in avanti energetica? La mobilizzazione contro il 41 bis può prendere moltissime forme. Possiamo raggiungere molto di più di quello che osiamo desiderare. Se ci crediamo, se ci diamo gli strumenti e se ci impegniamo completamente.

Un pensiero per tutte le persone morte nelle celle di punizione, a cause delle botte dei secondini o della pressione psicologica.

Solidarietà con l’anarchico partigiano Ihar Alinevich, che ha cominciato uno sciopero della fame, e con gli/le altri/e prigionieri/e della dittatura bielorussa, che subiscono la tortura per aver deviato dall’ordine del regime [7].

Per l’anarchia, la solidarietà, l’amore, la libertà,

Risvegliamo la nostra passione ribelle, affinché la nostra rabbia non decada in tristezza,

Per non scadere in modelli di vita depoliticizzati o senza alcun impatto, poniamoci delle questioni riguardo le nostre strategie di lotta,

Chiarifichiamo le nostre intenzioni rivoluzionarie,

Attacchiamo quanti gestiscono l’ordine del mondo,

E rovesciamoli, per far nascere delle nuove società, liberate e ancora da immaginare,

Tiriamo fuori Alfredo dal 41 bis.

Dei compagni e delle compagne della lotta contro Cigéo, a Bure

Note:

1. Alfredo Cospito è un anarchico imprigionato dallo Stato italiano a partire dal 2012. Dopo il suo arresto ha rivendicato in sede processuale di aver sparato nelle gambe a Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, progettista e costruttore di centrali nucleari, un’azione realizzata dal Nucleo Olga / Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale, il 7 maggio dello stesso anno, a Genova. Nel 2020 è stato condannato a 20 anni di carcere, accusato in particolare di aver effettuato, fra il 2005 e il 2007, degli attacchi esplosivi contro delle strutture del potere. Nel 2022 è stato trasferito nel carcere ad alta sicurezza di Bancali (a Sassari), in Sardegna. Da allora [a partire dall’anno precedente, 2021, con l’operazione repressiva Sibilla contro il giornale anarchico “Vetriolo”], altre accuse e procedimenti si sono aggiunti, in modo da restringere ancor più le sue condizioni di detenzione. Queste ultime accuse prendono di mira il fatto che ha scritto numerosi contributi al dibattito sulle lotte, le modalità d’azione, le prospettive rivoluzionarie del movimento, in special modo con l’intervista pubblicata nel giornale anarchico “Vetriolo”, “Quale internazionale?”, il contributo all’assemblea di Bologna del 9 giungo 2019 e il contributo in occasione della III edizione delle giornate anticarcerarie, a Bure, dal 2 all’8 marzo 2020. Molti dei suoi testi sono stati diffusi e tradotti, potrete trovarne una lista cliccando qui.

2. Questo regime carcerario comporta un’ora di visita al mese con il vetro divisorio, sotto sorveglianza elettronica e con la registrazione audio e video. Solo se i familiari non hanno la possibilità di recarsi al colloquio, in alternativa alla visita in carcere è prevista la possibilità di una telefonata mensile di 10 minuti, ma per effettuarla il familiare del detenuto deve recarsi presso una caserma dei carabinieri o all’interno di un carcere. Inoltre è prevista una sola ora d’aria e una sola ora di socialità interna alla sezione, che avvengono in gruppi composti da un minimo di due a un massimo di quattro detenuti: la divisione in gruppi viene decisa direttamente dagli uffici dei burocrati a Roma e dura alcuni mesi (tratto da “Non permettiamo l’assassinio di Alfredo Cospito in sciopero della fame dal 20 ottobre. Appello per una mobilitazione internazionale“).

3. Si veda la testimonianza di Jean-Marc Rouillan sull’isolamento nelle celle di punizione.

4. Juan Sorroche è un anarchico di origine spagnola che vive in Italia, arrestato il 22 maggio 2019, dopo più di due anni di latitanza. In un primo tempo è stato messo sotto accusa per una serie di procedimenti legate alla lotta contro la TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, poi per un’azione contro la sede della Lega, rivendicata dalla Cellula Haris Hatzimihelakis / Internazionale Nera (1881–2018), per la quale è stato condannato a 28 anni di carcere.

5. Ivan Alocco, recentemente imprigionato nel carcere di Villepinte, vicino a Parigi, è accusato di una serie di attacchi incendiari contro veicoli di corpi diplomatici e veicoli di imprese come Enedis ed SFR e il giornale “l’Est Républicain”.

6. Francisco Solar, anarchico prigioniero in Cile, accusato con Mónica Caballero di alcuni attacchi esplosivi.

7. Per maggiori informazioni, rimandiamo alla pagina dell’Anarchist Black Cross di Bielorussia, dove si possono leggere diversi articoli sull’impiego della tortura in Bielorussia, come ad esempio l’esperienza dell’antifascista Viktor Filinkov, accusato di terrorismo.

Fonte: bureburebure.info via lanemesi.noblogs.org




Fonte: Infernourbano.altervista.org