Ottobre 19, 2021
Da Attaque
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Questa è la storia di un furgone della Eiffage. Un furgone nuovo di zecca. Perché ha chiaramente rimpiazzato quello che, lo abbiamo letto, è stato incendiato a inizio anno, nella stessa zona. Un furgone nuovo di zecca, quindi, che finisce in fiamme.

Un furgone di Eiffage serve di solito a costruire delle gabbie.

Delle gabbie tristi, con dei colori che suonano falsi. Delle gabbie per abituarci al conformismo, per prepararci al lavoro e a ben svolgere il ruolo sociale che ci è stato attribuito.

Delle gabbie deprimenti o piene di rumore e di luci che fanno girare la testa, che dovrebbero motivarci a sprecare il nostro tempo e la nostra energia in occupazioni troppo spesso inutili o nocive.

Delle gabbie falsamente accoglienti da riempire di gingilli, per parcheggiarci quando non siamo occupati a produrre o a consumare. Per nascondere il vuoto che è diventata la nostra vita.

Delle gabbie inquietanti, con filo spinato e sbarre, quando non vogliamo o non possiamo svolgere il ruolo sociale che ci è stato attribuito.

Delle gabbie asettiche per cercare di prolungare questa esistenza, anche se è la vita stessa che le è venuta a mancare.

La caratteristica di questa esistenza è la sua assenza di vita, rimpiazzata da un insieme d’oggetti e d’occupazioni più o meno obbligatorie. Ma ci sarà sempre qualcuno/a per vendicare questa vita che ci è sottratta. Perché la sola vita degna, in una società che ci impedisce di vivere, è la distruzione di questa società.

Quindi questa è la storia del furgone di Eiffage che abbiamo incendiato nella notte fra domenica e lunedì 27 [settembre 2021; NdT], in rue Valmy a Montreuil.

Questa è la storia di un furgone che non sarà l’ultimo a finire in fiamme.

Solidarietà con Boris, con Toby Shone, imprigionato in Inghilterra, e con i/le tre anarchici/he italiani/e attualmente sotto processo e che rischiano numerosi anni di galera.

Viva l’anarchia!

[Traduzione: Round Robin]

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Fonte: Attaque.noblogs.org