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Il 73,1% riguardano donne e il 26,9% uomini. Sono 37 i casi in cui si è verificata la morte della/del lavoratrice/ore e più di un decesso su quattro riguarda il personale sanitario e assistenziale. Con un focus basato sui dati pubblicati dall’Inail prosegue l’inchiesta di Zic sulla pandemia e la sanità pubblica. Per partecipare: [email protected]

26 Gennaio 2021 – 23:16

Un focus basato sui dati dell’Inail riguardanti le denunce di infortunio sul lavoro (e i decessi) legati al Covid: prosegue così l’inchiesta sociale di Zic.it sulla sanità pubblica nella pandemia da Covid-19. Per partecipare all’inchiesta: inviare testimonianze e contributi all’indirizzo [email protected]

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Le denunce di infortunio sul lavoro per Covid registrate nel 2020 in Emilia-Romagna

Nel corso del 2020, in Emilia-Romagna, sono state state 10.338 le denunce per infortunio sul lavoro legate alla pandemia da Covid (73,1% donne e 26,9% uomini): una quota pari al 7,9% delle 131.090 denunce relative all’intero territorio nazionale. In 37 di questi casi si è verificata la morte del lavoratore: cioè l’8,7% delle 423 vittime conteggiate a livello nazionale. Questi i numeri contenuti nella “Scheda regionale infortuni Covid-19” pubblicata dall’Inail, che sottolinea come “il valore di dicembre è da intendersi provvisorio e soggetto ad aumentare nelle prossime rilevazioni per effetto del consolidamento particolarmente influente sull’ultimo mese della serie”. Nella classe d’età da 18 a 34 anni si concentra il 23,2% delle denunce; nella classe da 35 a 49 anni il 38,8%; nella classe da 50 a 64 anni il 36,5%; nella classe oltre i 64 l’1,5%. La distribuzione delle denunce a livello provinciale è la seguente: Bologna 23,8%; Ferrara 7,8%; Forlì-Cesena 6,6%; Modena 13,6%; Parma 9,8%; Piacenza 8,4%; Ravenna 7,2%; Reggio Emilia 13,7%; Rimini 9,1%. I casi con esito mortale sono stati cinque a Bologna, uno a Ferrara, sette a Modena, 14 a Parma, quattro a Piacenza, tre a Ravenna, uno a Reggio Emilia, due a Rimini. La rilevazione delle denunce è segnalata per mese e luogo di accadimento degli infortuni e l’analisi delle denunce con esito mortale è per mese di decesso dell’infortunato e luogo del contagio, spiega l’Inail.

“Rispetto alla data di rilevazione del 30 novembre le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 sono aumentate di 2.294 casi (+28,5%), di cui 1.504 avvenuti a dicembre, 658 a novembre e i restanti riconducibili ai mesi precedenti. L’aumento ha riguardato tutte le province ma più intensamente in termini relativi quella di Ravenna(+67,6%) e Ferrara (+48,3%). L’analisi nella regione per mese dell’evento- mette in evidenza l’Inail- individua marzo come il mese più critico per le denunce, concentrandone quasi un terzo (31,3%) dall’inizio dell’epidemia, seguito da novembre e aprile. L’andamento regionale dei contagi denunciati è analogo a quello nazionale ma ne differisce per intensità: superiore alla media italiana in occasione della prima ondata, inferiore nella seconda, a parte il mese di dicembre”.

Le professioni: “Tra i tecnici della salute l’84,5% sono infermieri; tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali sono quasi tutti operatori socio sanitari; tra le professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati il 68% sono operatori socio assistenziali; tra il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari, il 62% è ausiliario ospedaliero”.

L’attività economica: “La gestione industria e servizi registra il 98,5% delle denunce, seguono la gestione per conto dello Stato (1,4%) e l’agricoltura (0,1%); l’84,3% delle denunce codificate per attività economica (Ateco) riguarda il settore della ‘Sanità e assistenza sociale’ (68% delle denunce) e gli organi preposti alla sanità, come le Asl, dell”Amministrazione pubblica’ (16,3%); le professionalità più colpite sono infermieri, medici, operatori socio sanitari e operatori socio assistenziali; il settore ‘Noleggio e servizi alle imprese’ registra il 6,3% delle denunce codificate: circa il 59% ha coinvolto le attività di ricerca, selezione, fornitura di personale con lavoratori interinali ‘prestati’ a svariate attività e professionalità (principalmente di natura sanitaria e sociale) e il 35% l’attività di ‘Servizi per edifici e paesaggio’, più della metà in attività di pulizia e disinfestazione; i ‘Trasporti’ (1,7%) e il ‘Commercio’ (1,4%): in prevalenza servizi postali e attività di corrieri e di commercio al dettaglio”.

I decessi: “Riguardano per oltre 1/4 il personale sanitario e assistenziale (medici, infermieri, operatori socio sanitari, operatori socio assistenziali); interessati anche operai del manifatturiero”.




Fonte: Zic.it