Dicembre 17, 2022
Da Dinamo Press
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Senza dubbio c’erano più di 50 persone, ballavano a ritmo di tekno e qualcuno consumava anche della droga: alcuni ragazzi fumavano canne, altri bevevano vino. Un raduno rigorosamente «senza autorizzazione» quello andato in scena vicino al Circo Massimo, nella capitale. Dunque aveva tutti gli ingredienti che secondo il decreto del governo Meloni configurano un rave, cioè un’iniziativa che la destra vorrebbe punire con pene fino a sei anni di carcere. 

Organizzatori e partecipanti l’hanno battezzato «pik nix», la prima azione di disobbedienza alle misure liberticide contro la socialità fuori mercato. «Una zona temporaneamente autonoma per riprenderci il nostro spazio e il nostro tempo», hanno scritto sul volantino che ha convocato l’iniziativa citando le Taz di Hakim Bey. 

Per tutto il pomeriggio si è ballato al ritmo di tekno, sparata da tre piccoli sound system. Senza biglietto di ingresso. Condividendo musica, cibo e bevande. Tra gli alberi sono stati appesi striscioni contro il carcere e in solidarietà con Alfredo Cospito, prigioniero anarchico al 41 bis. 

Intorno a ragazze e ragazzi, qualche centinaio, un cordone di agenti anti-sommossa e diverse camionette della polizia ostacolavano l’accesso all’area. «Per motivi di ordine pubblico» si poteva entrare solo da una strada posteriore. 

Poco prima delle 19 l’iniziativa si è conclusa e sono state smontate casse e banchetti. Al momento non risultano problemi con le forze dell’ordine, che comunque hanno ripreso per tutto il tempo la gente che ballava. Si vedrà se partiranno delle denunce.

In ogni caso la prima iniziativa di disobbedienza al «decreto anti-rave» ha centrato il punto: portare nel centro della capitale suoni e pratiche del popolo dei free party. Sebbene solo per qualche ora.

Alcune migliaia di persone sono invece sfilate nelle street parade di Napoli, Bologna, Firenze e Torino. Nel capoluogo dell’Emilia-Romagna circa 5mila persone hanno partecipato al lungo serpentone tekno che ha attraversato le vie cittadine.

Musica e sound system anche nella manifestazione partenopea a cui hanno preso parte in oltre 6mila. «Vogliamo rivendicare il diritto alla musica, alla socialità, alla sperimentazione fuori dalle logiche di mercato», hanno dichiarato gli organizzatori di Smash Repression.




Fonte: Dinamopress.it