Dicembre 2, 2021
Da Il Manifesto
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Scrosci di vita è un bel titolo anche per raccontare il mondo di Tonino De Bernardi a cui stasera Fuori orario dedica la notte (Raitre dalle 01.15 alle 06.00) riproponendo il programma a lui dedicato in questi giorni dal Torino Film festival. Che ogni fotogramma del regista torinese – nato a Chivasso, che vive molto in campagna, nella sua amata Casalborgone, la cui casa nel centro vecchio del capoluogo piemontese è stata in passato e proprio durante il festival uno dei luoghi di ritrovo più accoglienti per chi lo frequentava – è uno «scroscio di vita», di un farsi cinema che si guarda intorno con lo stupore di un occhio sempre un po’ fanciullo, che ama avvicinare persone, luoghi, animali, amici, famigliari per farli entrare in questo suo universo. Un mondo grande quello di Tonino, nel quale lo spazio è aperto per ciascuno, e che anzi in questo spazio inventa le sue forme, si fa memoria, intreccia esistenze, arti, altre storie.

C’È NELLA macchina da presa di De Bernardi, nel suo gioioso desiderio di filmare, una capacità di cogliere gli istanti, di restituire il flusso della realtà, le sue emozioni, i suoi conflitti fuori dai paradigmi, di dirci di un tempo, di un’epoca, di generazioni e di pensieri attraverso dettagli anche minuscolie senza voler spiegare ma semplicemente lasciando danzare i suoi personaggi/persone davanti all’obiettivo.
Che vita raccontano dunque queste «scene» raccolte in un film breve, uno dei molti che si vedranno nella serata? Ce lo suggerisce un po’ la parola che si accompagna a vita, ovvero «precedente»: a cosa? A chi? Dalle immagini delle persone che le popolano tra Torino, Trieste, la campagna, si capisce che il precedente si riferisce al «prima» della pandemia, vicinissimo eppure distante come se fosse passato un tempo indefinito. Tonino riprende le strade, la musica di un coro e la voce limpida della sua amica cantante si alternano alle parole di un uomo triste, seduto a mendicare da tre ore non è riuscito neppure a racimolare qualche euro per mangiare. Ci sono molti altri come lui appoggiati ai lati dei marciapiedi di Torino o che frugano tra i rifiuti: un mondo povero, lo è anche oggi, ma forse tutto era già lì?
Intanto le immagini ci portano di nuovo in campagna, un pranzo famigliare, nella sala in cui una delle figlie fa teatro con persone diversamente abili, e di nuovo in città tra le manifestazioni dei rider e quelle per la sanità. E ancora nelle mura domestiche, due ragazzine ballano e lui Tonino appare nel riflesso del vetro con un sorriso. La vita è tutto questo, il reale anche, cercarne il movimento – e i passaggi continui e imprevedibili – è la scommessa del cinema, di quello che fa lui in cui infine ogni cosa prende il proprio posto e ci sollecita un pensiero, ci dice qualcosa di noi, del nostro essere, del fare parte di qualcosa che non si può suddividere tra molte contraddizioni, paradossi, attimi di felicità. Il film nasce come una video-lettera alla cugina Tiziana Panizza con una risposta dal Cile dove vive – Carta sinòptica. Nel programma ci sono anche il ricordo di Piera Degli Esposti (L’appuntamento mancato – Per Piera), Il mare non bagna Napli, corpo a corpo col testo di Ortese insieme a Dissonanze di Simone Chiapino, il montatore del film. E cinque lavori realizzati da Tonino tra il 1984 e il 1985, prodotti dalla Rai di Torino: altri film brevi – da In torno alla casa a Zibaldino 86 Ramo secco – girati a Casalborgone, altri segni di un cinema di «famiglia» che sa parlare di tutti noi.




Fonte: Ilmanifesto.it