Ottobre 30, 2021
Da Il Manifesto
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Zhenia è una figura enigmatica, di sé non parla mai, preferisce ascoltare raccogliendo gli stati d’animo, anche i più intimi e segreti dei suoi clienti, tutti ricchi abitanti di un quartiere residenziale isolato dal resto della città. Siamo da qualche parte in Polonia oggi, il ragazzo è un massaggiatore, è talentuoso, le sue mani hanno un tocco delicato e quasi «soprannaturale», quelle persone possono più fare a meno di lui. Che ogni giorno entra nelle loro case e nelle loro vite, forse molto più profondamente di quanto loro ne siano consapevoli. Non cadrà più la neve è diretto da Małgorzata Szumowska, insieme a Michał Englert, presentato lo scorso anno alla Mostra di Venezia, è ora tra i titoli della rassegna di cinema polacco, CiakPolska – fino a oggi a Roma. Una storia attraversata dall’ inquietudine, che guarda alla Polonia dei nazionalismi e dei nuovi capitali, e al tempo stesso tra le geometrie del suburbio di lusso in cui si svolge racchiude un sentimento contemporaneo.

«ABBIAMO lavorato insieme su alcuni particolari che ci colpivano di volta in volta, una fotografia o una persona, e che sono divenuti poi dei punti di partenza per la sceneggiatura. Il personaggio del protagonista è ispirato a un massaggiatore che conosciamo, che come il personaggio passa da una casa all’altra di molte persone del cinema polacco. Abbiamo provato a spostare lo sguardo nella sua prospettiva sulla nostra vita, questo non significa che il personaggio è lui, anzi, ma che il racconto rielabora elementi della realtà» dicono gli autori ospiti della rassegna.

Il «controcampo» sono i suoi facoltosi clienti.
La classe sociale benestante che vediamo nel film esprime la nostra visione che è molto critica, sulla società polacca; così come il fatto che il giovane massaggiatore sia ucraino rimanda all’esperienza di molti polacchi in passato, quando lavoravano all’estero per avere salari migliori e mandare i soldi alle famiglie. Lo stesso accade oggi con gli ucraini in Polonia.

Lo spazio è più che un luogo fisico, ha una funzione quasi narrativa: il quartiere chiuso in cui abitano i clienti del massaggiatore esprime la visione del mondo di chi lo abita.
Abbiamo cercato a lungo un quartiere con queste caratteristiche proprio perché i ricchi che cercano in ogni modo di esibire il lusso vivono spesso vicini e in abitazioni simili. Avevamo in mente certi suburbi americani, frutto come questo di una gentrificazione, dove le persone sono convinte di vivere in un posto unico e invece hanno le stesse case arredate con gli stessi oggetti, gli stessi colori. È anche vero che in Polonia il capitalismo ha una storia recente e chi ha lottato in passato per liberarsi dal regime ha proiettato poi molti contenuti della nuova libertà sul benessere materiale, cercando di ottenere tutto quanto non si poteva avere prima. Sono convinti che il futuro migliore sia nelle possibilità di ricchezza – così frequentano le scuole internazionali con l’obiettivo di lavorare all’estero.

È una tendenza che si ritrova in molti Paesi del post socialismo o del post sovietico.

Sì, anche se la Polonia rappresenta un po’ un caso a sé, è stato il primo paese a est a ottenere la propria indipendenza dall’Unione sovietica già prima del 1989. Da allora fino a oggi l’economia è cresciuta, non c’era molta disoccupazione e neppure un divario sociale forte. Esiste una classe media che chiede sempre di più, mentre la povertà a parte qualche zona non è così diffusa. Forse è per questo che continuano a confermare un governo tanto conservatore, immagino che si dicano: se tutto va bene perché cambiare?

Il Covid non ha modificato gli equilibri sociali? Senza dimenticare che l’Unione europea ha appena deciso nuove sanzioni contro la Polonia per il sistema di controllo sui giudici.
La pandemia, specie all’inizio, è stata utilizzata per controllare e terrorizzare i cittadini, una tendenza molto diffusa nel nostro tempo. Si cerca di spaventare la società con narrazioni diverse, i migranti, il Covid, non per quello che sono ma per rendere accettabili alla collettività delle regole sempre più restrittive. E questo, nel caso del Covid, almeno in Polonia, senza agire sulla vera emergenza. Adesso siamo arrivati a un punto che non possono più continuare a ignorarla, il numero elevato di contagi e di malati impone la necessità di avanzare nella vaccinazione. Però quando la gente è spaventata è molto più difficile avere una visione lucida su quanto accade e molto più semplice controllare l’opinione pubblica grazie all’uniformità dei media, dell’informazione. Lo stesso vale per la questione della camera disciplinare sui giudici e sul sistema giudiziario in genere. Ci colpisce l’idea che la gente ha oggi della democrazia pensando alle battaglie affrontate dai loro genitori e dalle altre generazioni per essere liberi. Invece ci troviamo in una società conservatrice, nazionalista, che adesso paga gli errori fatti negli ultimi anni – anche in termini economici con l’ inflazione. Però si continua a avere bisogno di nemici invece di cercare una dimensione comune.

Tornando al film, il massaggiatore è una figura molto misteriosa, non sembra avere un presente né un passato.
Non sappiamo se è il Bene o il Male, se è un angelo o un demone, in lui ciascuno può proiettare qualcosa di sé. Noi lo abbiamo immaginato come una figura astratta, che ha in sé una profondità segreta, e che non viene da nessuna parte. Forse i suoi clienti lo hanno solo sognato, ogni interpretazione è aperta.




Fonte: Ilmanifesto.it