Maggio 27, 2022
Da Umanita Nova
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Con un DPCM, il 14 gennaio scorso, il governo ha deciso di finanziare la costruzione di una nuova grande base militare a Coltano, località nella campagna bonificata tra Pisa e Livorno, all’interno del Parco di San Rossore, vicino all’aeroporto di Pisa e alla base militare USA di Camp Darby. Contro il progetto sta montando una diffusa e variegata opposizione. Chi vive e lavora nella zona si è organizzato nel Comitato Permanente per la Difesa di Coltano, mentre il Movimento No Base, che tra Pisa e Livorno riunisce collettivi, associazioni, realtà politiche e sindacali, oltre a molte singol*, sta cercando di costruire un movimento più ampio contro la base.

Le ragioni dell’opposizione sono semplici, chiare e determinate: no a una nuova base di guerra né a Coltano né altrove, no allo scempio ecologico, no alle spese militari. La stampa racconta che le autorità ci avrebbero già ripensato, che la base se si farà non si farà certo più a Coltano ma intanto il DPCM è sempre lì, il governo vuole andare avanti per la sua strada, sopra la volontà della popolazione.

Si tratta dell’ennesima struttura di guerra in un’area già estremamente militarizzata. In questa nuova base dovrebbero essere collocate alcune delle “eccellenze” dei Carabinieri: il Centro cinofili, che ha attualmente sede a Firenze, il Gruppo di Intervento Speciale GIS dei Carabinieri, ora a Livorno presso la Caserma “Amico”, il 1° reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania” che ha anch’esso attualmente sede a Livorno presso la Caserma “Vannucci”. Proprio i paracadutisti del “Tuscania” sono tra le unità più impiegate nelle missioni all’estero, come in Kosovo, Iraq e Libia, ed anche le unità dei GIS sono state inviate, al fianco di altre forze speciali, in Mali per l’operazione Takuba.

La base dovrebbe occupare un’area di 73 ettari, equivalente a 140 campi da calcio. Saranno gettati 440 mila metri cubi di cemento, in una zona agricola dal fragile equilibrio ecologico, che verrebbe definitivamente compromessa con la costruzione di piste per elicotteri, poligoni di tiro, circuiti per gli esercizi di guida, aree addestrative, magazzini, alloggi, piscine, villette per gli ufficiali. Senza contare tutte le strade, i parcheggi, le recinzioni e le infrastrutture interne necessarie al funzionamento della nuova mega caserma.

Il costo stimato è di 190 milioni di euro, che il governo ha deciso di reperire tramite il PNRR, nel caso non fosse chiaro chi continuerà a guadagnare grazie alla pioggia di soldi tanto propagandata dal governo come panacea per la “ripresa economica” dopo la pandemia. Questa è solo la spesa iniziale per la costruzione del complesso, ci saranno anche spese per l’adeguamento dei collegamenti alla rete viaria nazionale, poi però i soldi veri ci vorranno per far funzionare la base.

Dopo le prime iniziative di protesta che hanno portato alla luce il progetto, di cui neanche la stampa locale aveva dato notizia, politicanti e amministratori si sono affrettati nel dichiararsi contrari, uniti nel coro: noi non sapevamo niente! Non potevano però esserne all’oscuro: tra Comune, Provincia e Regione già da almeno un anno circolavano documenti ufficiali, come quello inviato a inizio aprile 2021 che riporta un dettagliato studio di fattibilità del progetto della base, la cui prima versione sarebbe datata 12 luglio 2019.

Dopotutto la località in cui edificare la base è decisa da molto tempo. Già il 23 dicembre 2019 alla Camera veniva approvato un chiaro ordine del giorno presentato dal deputato M5S Rizzo, presidente della IV Commissione Difesa, che impegnava il Governo a valutare la destinazione dei fondi necessari per finanziare la costruzione di una nuova base. Il testo del documento approvato, che in quei giorni veniva battuto anche dalle agenzie di stampa, parla chiaro: “È stata individuata un’area adiacente al perimetro della base USA di ‘Camp Darby’ che, per la sua collocazione geografica (vicinanza all’aeroporto di Pisa e alle aree addestrative del CISAM) e per la sua estensione, appare idonea ad ospitare i due reparti”. Quindi quando i partiti di governo e i loro esponenti locali e nazionali, che siano di Lega, PD, M5S o LEU si dichiarano contrari al progetto, stanno mentendo. Il progetto tra l’altro potrà godere di procedure semplificate anche grazie al decreto legge 31 maggio n. 77 del 2021 sulla governance del PNRR che permette l’accelerazione e lo snellimento delle procedure.

Hanno provato a far passare questo progetto con il silenzio e con l’imposizione, impedendo che si creasse un dibattito, che qualcuno potesse sollevare obiezioni. Gli stessi vertici del Parco di San Rossore, che pure hanno dichiarato parere contrario, non hanno reso pubblica la faccenda quando sono stati interpellati ad aprile 2021. C’è però chi vuole avere voce in capitolo ed è chiaro che solo un’opposizione popolare, organizzata dal basso, può riuscire a mettersi in mezzo e fermare questo progetto.

Per fare questo c’è bisogno ancora di lavorare molto sul territorio, nelle città limitrofe, nei quartieri, nei paesi e costruire, di là delle sigle di parte, assemblee permanenti dal basso, che organizzino l’opposizione popolare alla base militare, alla militarizzazione e alla guerra che è già presente e radicata nella società.

Non sarà facile impedire la costruzione di questa base, perché si inserisce in un processo di lungo periodo di riorganizzazione delle forze armate ed in particolare delle forze speciali e di intervento rapido. Possiamo però farlo perché in una zona così militarizzata chi governa forse non si aspettava un’opposizione che andasse al di là dei consueti circuiti militanti, perché debole è stata l’opposizione negli ultimi anni a progetti altrettanto devastanti: l’allargamento dell’aeroporto militare, la dismissione del reattore nucleare sperimentale CISAM con lo sversamento di acque radioattive nel Canale dei Navicelli, l’ampliamento della base USA di Camp Darby, la costruzione della nuova base del Comando delle forze speciali dell’esercito.

Questa volta però non sembra che andrà così. Il clima di opposizione alla guerra che monta alla luce del contesto internazionale, la più radicata e rinnovata sensibilità ecologista, la voglia di reagire alle imposizioni del potere, mentre in questi anni abbiamo visto aumentare le spese militari di fronte allo sprofondamento delle condizioni di vita e di lavoro, dell’accesso ai servizi e alla cura, insieme alla spinta data dalla lenta ripresa dei movimenti ha dato forza ad una nuova opposizione. Un’opposizione che si schieri chiaramente contro il progetto ma anche contro il sistema di guerra, devastazione, sfruttamento e oppressione che muove queste scelte di governo.

Bisogna aver chiaro che quello che stanno portando a termine tra Pisa e Livorno con il progetto della nuova base di Coltano è un grande polo logistico della guerra. Lo scalo aeroportuale pisano, controllato dall’Aeronautica Militare dove è collocata la 46ª brigata aerea con i cargo C-130 è Main Operating Base per l’invio di truppe e materiali bellici all’estero ed è stato ampliato negli ultimi anni per diventare hub nazionale. Nei pressi dell’aeroporto è già presente la Brigata paracadutisti Folgore ma sono presenti presso il COMFOSE anche le truppe speciali del 9° rgt. d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, il 185° rgt. Paracadutisti RAO, il 4° rgt. Alpini paracadutisti. A queste si andrebbero ad aggiungere con la nuova base il “Tuscania” e i GIS, come forze speciali dell’arma dei Carabinieri.

Già da decenni il territorio tra Pisa e Livorno svolge un ruolo centrale nelle politiche di proiezione militare dell’Italia all’estero. Questi progetti non faranno che sviluppare e rendere più efficiente tale dispositivo, aprendo quindi la strada ad un sempre maggiore interventismo dell’Italia fuori dai confini nazionali. Inoltre favorirà il compimento del progetto di costruzione di forze speciali separate, specialisti della guerra e della morte al servizio del governo, per tutelare interessi e privilegi dei potenti in spedizioni sia all’estero, sia dentro i confini del paese se necessario, come in Val di Susa.

Una prima manifestazione nazionale si terrà giovedì 2 giugno a Coltano, appuntamento alle 14:30 presso la Villa Medicea al centro dell’abitato. Il 2 giugno è una giornata significativa per i movimenti antimilitaristi che da anni contestano quella che ormai è diventata la seconda festa delle forze armate. Quel giorno ci saranno tante altre manifestazioni e iniziative in giro per l’Italia e forse la partecipazione non potrà essere ampia quanto si vorrebbe. Si tratta però di un primo passo per lanciare la costruzione di un movimento di opposizione e sarà importante legare anche concretamente e in modo solidale la manifestazione del 2 giugno con le tante iniziative che si terranno in altri territori.

In un mese sono stati fatti grandi passi, è stato costruito un organismo unitario, è iniziata una capillare campagna di controinformazione, sono stati costruiti momenti di lotta e di confronto assembleare. Si è riusciti a riunire l’opposizione alla base sotto lo slogan “né qui né altrove”, respingendo i tentativi dei politicanti e maneggioni di turno che hanno provato a parlare di compensazioni e riqualificazioni per spezzare il movimento. Si è individuato un obiettivo politico chiaro sul breve periodo, il ritiro del DPCM, per smascherare i vuoti annunci della stampa ufficiale che per conto dei partiti e delle istituzioni prova a far passare il messaggio che “la base non si farà più a Coltano” per provare a disinnescare il movimento. Non ci sono riusciti, almeno per ora, e il 2 giugno sarà un’occasione per tessere legami di solidarietà e dare una nuova spinta.

Il 2 giugno si aprirà anche il XXXI Congresso della FAI a Empoli e molt* compagn* saranno impegnat* nell’avvio dei lavori. Tant* anarchic* saranno comunque in piazza anche a Coltano, attiv* nelle tante realtà che partecipano al movimento, con i propri contenut*, dando uno specifico contributo antimilitarista alla giornata. Consapevoli che la vera sfida adesso sta nell’impegno quotidiano per impedire la costruzione della base, nella formazione di comitati locali, di assemblee, nella capacità di costruire forme di autogestione negli spazi di ingovernabilità che saprà aprire il movimento, nella possibilità di rilanciare, dopo l’importante sciopero generale del 20 maggio, la lotta antimilitarista in strati sempre più ampi della società.

Dario Antonelli

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Contro la guerra e chi la arma!

Fermiamo la nuova base, smantelliamo quelle già esistenti

Spezzone rossonero alla manifestazione nazionale

“Nessuna base per nessuna guerra”

2 Giugno ore 14:30 a Coltano (Pisa)

Il governo vuole costruire una nuova base militare nei pressi di Pisa, ennesimo tassello di militarizzazione del territorio, che ospiterà le “eccellenze” dei carabinieri: il 1° reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania”, il Gruppo di Intervento Speciale, il centro cinofili. Che venga realizzato a Coltano o altrove, questo progetto va nella direzione di rendere più efficiente la proiezione militare neocoloniale dello stato italiano. Infatti proseguendo un piano di lungo periodo, il governo sta costruendo un vero e proprio polo della guerra, e quello della nuova base si aggiunge all’ampliamento dell’aeroporto militare di Pisa, all’ampliamento della base USA di Camp Darby e alla costruzione del Comando delle Forze Speciali dell’Esercito.

Opporsi alla guerra significa agire là dove comincia la guerra, spesso proprio dietro casa nostra. Da questa nuova base partiranno i paracadutisti del “Tuscania” per le missioni militari in Mali, in Libia, oppure in Romania o Lituania, alimentando la spirale di guerra nell’Est dell’Europa. Opporsi al militarismo significa opporsi alla massiccia propaganda di guerra che accompagna la presenza di installazioni militari sul territorio, ma opporsi anche al dominio patriarcale su cui si incardina il militarismo stesso. Significa opporsi al disciplinamento e al controllo sociale, alla violenza di una società gerarchica modellata sull’esercito. Opporsi alla militarizzazione significa anche opporsi alla devastazione ecologica e sociale dei territori, perché attività e progetti “strategici” specie se militari seguono procedure rapide ed eccezionali in cui vertici aziendali e militari sono sempre tutelati per garantire profitti e privilegi sulla pelle delle popolazioni. Opporsi al militarismo significa proporre una società liberata, significa non solo respingere le decisioni imposte da chi governa, ma anche costruire l’autogestione dal basso.

Se vogliamo fermare la base possiamo affidarci solo all’autorganizzazione, all’azione diretta, alla creazione di un ampio movimento di lotta.

Circolo Anarchico di Vicolo del Tidi – Pisa




Fonte: Umanitanova.org