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Non esiste un’unica “Grande teoria anarchica”, poiché questa sarebbe
contraria ai suoi stessi presupposti. E’ diffusa invece una forza, una passione
nel diffondere i valori condivisi che nasce nello spirito e nel cuore dei processi
del partecipazionismo anarchico, nei piccoli gruppi di affinità che non è settaria
o prevaricatrice o autoritaria. Ne deriva quindi il riconoscere il bisogno di differenti
prospettive teoriche, unite da un insieme di impegni e analisi condivise, una discussione
che si concentra su questioni pratiche, che tiene conto inevitabilmente di una serie
di prospettive differenti, riunite dal desiderio condiviso di comprendere la condizione
umana, in moto verso una libertà più grande. Pertanto prende forma una cosiddetta
“teoria bassa”, piuttosto che una “teoria alta”, necessaria per fare i conti con
i problemi reali e immediati che emergono nel corso di un progetto di trasformazione
della realtà. Ad esempio: contro il concetto di “linea politica” che è la negazione
stessa della politica, contro “l’anti-utopismo”; Una teoria sociale anarchica non
può quindi che rifiutare in maniera consapevole ogni residuale avanguardismo. Il
compito dei movimenti libertari è quindi guardare chi sta creando alternative percorribili,
cercare di immaginare quali potrebbero essere le più vaste implicazioni di ciò che
si sta già facendo, e quindi riportare queste idee, non come disposizioni, ma come
contributi e possibilità.

Un progetto libertario dovrebbe avere due momenti: “uno etnografico e
l’altro utopico, in costante dialettica fra loro, che siano in grado di produrre
forme di contropotere: il mondo contemporaneo è pieno di testimonianze libertarie,
di luoghi liberati, dei quali però non si rileva traccia nella narrazione ufficiale.
Il contropotere prende forma nelle istituzioni tipiche della democrazia diretta,
basate su determinati valori, quali la convivialità, l’unanimità, la prosperità,
la bellezza, la gratuità.

E’ ineluttabile che la dove esista un alto livello di disuguaglianza,
tali valori assumano di per se valenza rivoluzionaria.

Un’azione rivoluzionaria è qualsiasi azione collettiva che affronti e
respinga una qualche forma di dominio e di potere, e che nel contempo, alla luce
di questo processo, ricostituisca nuove relazioni sociali. Le lotte contro le disuguaglianze
tra Nord e Sud, le lotte contro il lavoro in quanto relazione di dominio, la negazione
dell’autoritarismo, la resistenza alle regole imposte dalla società mercantile,
l’affermazione della democrazia diretta sono i pilastri su cui si fondano le libere
e autonome municipalità libertarie.

I movimenti libertari da sempre hanno fondato il loro agire sull’etica
della pratica rivoluzionaria. E’ necessario che i mezzi siano adeguati ai fini poiché
c’è la consapevolezza che nessuna libertà è possibile con mezzi autoritari, al centro
la necessità di dare forma concreta alla società che si desidera realizzare a partire
dalle proprie relazioni personali.




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com