Aprile 29, 2022
Da Smaschieramenti
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Video dell’intervento dal palco di Pratello R’esiste 2022
𝗡𝗼𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗿𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼
-𝘔𝘢 𝘭𝘰 𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘰𝘮𝘪𝘯𝘤𝘪𝘢?
𝘚𝘢𝘱𝘦𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘦̀?
-𝘔𝘪 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘰 𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘦𝘵𝘦𝘳𝘰𝘴𝘦𝘴𝘴𝘶𝘢𝘭𝘦… 𝘜𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘢𝘭𝘭’𝘢𝘷𝘢𝘯𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘪𝘢…

Abbiamo optato per questa scena della Traviata Norma, che è un’opera teatrale di Mario Mieli perché mostra bene come il queer sia una lente di osservazione della realtà, piuttosto che una realtà a sé stante distaccata dalle “questioni serie”, quelle da “UOMINI VERI”, poco adatte a noi frivole frocie, come la guerra. Siamo il Laboratorio Smaschieramenti, una realtà transfemminista frocia queee e trans di Bologna, autonoma e antifascista. Siamo senza spazio, attraversiamo il Pratello R’esiste e ringraziamo il Centro Sociale della Pace che ci si accolla per le nostre assemblee.

L’emergenza guerra ha messo in secondo piano tutto il resto. L’emergenza guerra trasforma le nostre vite e i diritti civili in gentili concessioni che possono essere revocate per questioni considerate più serie, come gli armamenti. Abbiamo già vissuto tutto questo con il covid, altra emergenza di “guerra contro il virus”. La grande differenza tra queste due “guerre” è che mentre ora si investe nella guerra e nelle armi lo stesso NON si faceva nell’emergenza sanitaria.

La retorica della guerra ci chiede di schierarci in un binarismo che rifiutiamo, così come rifiutiamo ogni altro binarismo che ci viene imposto. La Repubblica ha pubblicato un articolo sulle persone queer costrette alla guerra in Ucraina, ma lo ha inserito nella sezione moda e fashion. Le nostre vite così diventano contemporaneamente strumenti di propaganda di guerra e accessori secondari, come se le nostre esistenze fossero una “moda passeggera”, ricalcando in fondo le convinzioni dei nogender da un lato e, purtroppo, l’intimo sentire di molta parte della sinistra eterosessuale. Non siamo una postilla nel discorso di classe, non viviamo nella terra fatata degli unicorni. Il queer è una lente per vedere il mondo e per vederne le contraddizioni dai margini.

𝘍𝘪𝘭𝘢 𝘭𝘢 𝘯𝘰𝘳𝘮𝘢, 𝘧𝘪𝘭𝘢 𝘪𝘭 𝘵𝘶𝘰 𝘳𝘶𝘰𝘭𝘰
𝘪𝘭𝘭𝘶𝘥𝘪𝘵𝘪 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳 «𝘯𝘰𝘳𝘮𝘢𝘭𝘦»
𝘤𝘰𝘴𝘪̀ 𝘧𝘢𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘢𝘳𝘢𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰
𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘵𝘢𝘭𝘦

La guerra “in casa nostra” ha ulteriormente oscurato altri conflitti, come l’invasione turca del Kurdistan e quella israeliana in Palestina. Il modo in cui la cultura mainstream ha parlato e continua a parlare di questi conflitti dimostra che le “emergenze umanitarie” sono umanitarie solo quando toccano persone “vicine”, non tanto a livello geografico quanto sulla linea della razza e del colore. Questa divisione è prodotta da un razzismo strutturale che si materializza anche attraverso leggi, politiche e discorsi istituzionali.
L’Europa si è posta oggi come baluardo dell’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra in Ucraina. Facciamo pure finta per un attimo che il Mediterraneo non sia un cimitero a cielo aperto, facciamo pure finta che l’Europa non abbia un problema con il colore della pelle di chi cerca accoglienza.

Ma che cosa trovano poi le persone che arrivano nella civile Europa? L’Europa si presenta come porto sicuro per lu migranti ucraini ma non è un posto sicuro neanche per le soggettività marginalizzate che già vivono qui. Le donne che hanno subito stupri di guerra in Polonia non possono abortire, le donne trans non possono lasciare l’Ucraina perché i documenti non corrispondono al genere scelto. Una volta giunte qui dovrebbero ricominciare da zero la propria affermazione di genere, come se la propria identità dovesse ogni volta essere confermata da un tribunale, da un medico, dallo Stato. Il lavoro sessuale fortemente stigmatizzato lascia le persone che lo praticano in condizioni di vulnerabilità e violenza, le sfamiglie non vengono riconosciute, l’esclusione sociale dovuta dall’impoverimento e dallo sfruttamento non ha limiti concreti, chi ha subito violenza omolesbotransfobica non ha percorsi di fuoriuscita in cui essere aiutat*.

Rifiutiamo l’arruolamento che il discorso di guerra ci impone e disertiamo. Disertiamo la guerra ma disertiamo anche il rafforzamento del patriarcato e la fascistizzazione della società che la guerra si porta dietro. Supportiamo la comunità transnazionale queer che lotta contro questa riaffermazione patriarcale e che è la prima vittima di questa guerra: non è previsto che noi sopravviviamo. E da che mondo è mondo, la sopravvivenza e la buona vita l’abbiamo strappata con rivolte e rivoluzioni.
Disertiamo oggi come disertavano le partigiane di allora
Continuiamo ad esistere resistendo la Norma eterosessuale, resitendo alla misera vita che il sistema patriarcale riserva alle donne alle frocie e alle persone trans, non binarie.
Questa resistenza la portiamo nelle strade, nelle piazze e in momenti di discussione:

Stati Genderali a Bologna 14 e 15 Maggio
Rivolta PRIDE 25 Giugno

𝗕𝘂𝗼𝗻𝗮 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲, 𝘁𝘂𝘁𝘁𝘂 𝗲 𝘁𝗲𝘁𝘁𝗲




Fonte: Smaschieramenti.noblogs.org