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E’un trappolone quello che l’Istituto della Sacra Famiglia sta tessendo per dividerci ulteriormente e per rinunciare definitivamente alla rivendicazione dei nostri diritti.

Di fronte alla batosta subita nella causa di primo grado da parte di 60 lavoratori, sostenuti da USI e Cobas sanità, dove il giudice si pronunciava sulla illegittimità del passaggio imposto dal contratto ARIS a quello UNEBA, l’azienda, per continuare a sostenere la pratica dell’arbitrarietà che gli è propria, ha fatto ricorso in appello. Un pronunciamento che metteva un importante sparti acqua nella giungla contrattuale vigente nel settore della sanità privata.

Il giudice d’appello sceglieva di unire le due cause ricorrenti: quella del cobas p.i. in cui si rivendicava solo le differenze retributive nel passaggio dall’ARIS all’UNEBA relativamente nel semestre gennaio 2020-giugno 2020, prima della sottoscrizione del CIA, con quella di USI e Cobas sanità in cui si contestava l’illegittimità del passaggio imposto da ARIS a UNEBA, decidendo un percorso conciliativo per le due rispettive istanze. Per quanto riguarda le rivendicazioni sostenute da USI e Cobas sanità si definiva un percorso conciliativo in cui, nella sostanza, venivano riconosciute le differenze salariali e normative, compreso l’aumento imposto dell’orario di lavoro, nel passaggio tra il contratto ARIS e il CIA 2010 a quello UNEBA e CIA 2020.

Ma alla nostra richiesta di aprire un tavolo di trattativa come stabilito dal giudice l’azienda si rifiutava. Mentre, senza rendere noto, in modo separato, apriva una trattativa con il cobas p.i. arrivando ad un accordo, per la trentina di lavoratori ricorrenti, che recuperano il 70% di quanto si è perso nel periodo da gennaio 2020 a giugno 2020. Si tratta di una manciata di spiccioli (riguardanti esclusivamente il personale turnista) in cambio di sottoscrivere la rinuncia tombale a qualsiasi ulteriore rivendicazione. E’ un accordo così vantaggioso che l’azienda ha immediatamente rilanciato, con falsa generosità, a tutti gli ex Aris.

La classica offerta del piatto di lenticchie con cui, chi accetta, rinuncia a quanto di beneficio potrà eventualmente venire dall’ esito della causa d’appello che si concluderà il 14 settembre.

Non a caso la Direzione Aziendale furbescamente vuole chiudere la partita con “una manciata di spiccioli” con il maggior numero possibile di ex Aris proprio alla vigilia del pronunciamento del giudice, quando dovrà dare una valutazione sulla volontà dell’azienda di aver rifiutato a USI e Cobas sanità quel percorso conciliativo che era stato indicato.

Per questo come Unione Sindacale Italiana ribadiamo con forza di non sottoscrivere nessuna rinuncia.

Non pieghiamo, per l’ennesima volta, la testa a questo ennesimo ricatto.

Alziamo la testa e riprendiamo quello spirito di lotta unitaria che ci aveva caratterizzato all’inizio di questa brutta vicenda

Unione Sindacale Italiana   Sanità   –  USI CIT                                          Cesano Boscone  13/08/2022




Fonte: Usi-cit.org