164 visualizzazioni

Oggi manifestazione in occasione dello sciopero del settore proclamato a livello nazionale dai Si Cobas, ieri presidio dell’Usb davanti alle insegne di Zara in contemporanea con le altre città.

25 Marzo 2022 – 21:12

Lavoratrici/ori della logistica in piazza, oggi, per lo sciopero nazionale del settore proclamato dai Si Cobas.

Questa la piattaforma rivendicata dalla manifestazione partita da piazza dell’Unità: “Rinnovo accordo Fedit; contro l’aumento delle bollette e del carovita; a seguito di due anni di gestione criminale e caotica del Covid-19; l’aumento dello sfruttamento e della disoccupazione; contro la precarietà; l’aumento delle spese militari, per armi e soldati; contro ogni interesse borghese nella guerra”. Inoltre, la manifestazione è stata anche l’occasione “per rivendicare le lotte che abbiamo fatto nei magazzini, che hanno portato alla luce il caporalato e lo sfruttamento, e per rivendicare che non si possono confondere gli scioperi con l’estorsione e l’organizzazione sindacale per associazione a delinquere”.

Ieri, invece, l’Usb ha manifestato in diverse città e anche a Bologna davanti alle insegne di Zara, “in solidarietà con i lavoratori sfruttati da questa multinazionale”, la cui strategia è quella di “appaltare l’attività ad una miriade di aziende, ditte e finte cooperative- scrive il sindacato- per aggirare i contratti e le leggi, e sfuggire ad ogni responsabilità. In questo modo Zara incamera i guadagni ma fa ricadere gli oneri sempre all’esterno e riesce a spremere fino all’osso tutti i dipendenti. Mentre i negozi sono splendenti e accattivanti, sempre più specchietto per le allodole dell’offerta online, nei magazzini non si rispettano neanche le misure igieniche più elementari. Tanto lì i clienti non ci vanno! E quando i lavoratori si organizzano per denunciare questa situazione, Zara si rifiuta di riconoscere i sindacati scomodi, quelli che non sono disposti a chinare la testa e reclamano il rispetto dei diritti per i lavoratori. Le lancette degli ordini corrono, mentre l’orologio dei diritti dei lavoratori è fermo”.




Fonte: Zic.it