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Grande corteo da piazza dell’Unità a piazza Maggiore nella giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito: “La prima manifestazione dopo la vittoria elettorale di Meloni, la prima di una lunga serie di battaglie perché gli attacchi espliciti alle donne, alle persone LGBTQIA+ e alle persone migranti si intensificheranno”.

28 Settembre 2022 – 22:08

“Furios_3 risale la marea!”. Non Una di Meno in piazza anche a Bologna, oggi, nella giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito: microfono aperto in piazza dell’Unità e poi corteo fino a piazza Maggiore passando per i viali, via Irnerio e via Indipendenza. Migliaia le persone in piazza. Durante il corteo (con le chiese lungo il percorso presidiate dalle forze dell’ordine) numerosi interventi sulla situazione delle donne in Iran e la realizzazione di una grande scritta sull’asfalto, “Furios3”, a porta Mascarella. “In questo scenario di guerra, elezioni, crisi economica ed ambientale, i corpi delle donne e delle persone LGBTQIA+ sono stati e saranno campi di battaglia”, sottolinea Non Una Di Meno, aggiungendo che quella di oggi è “la prima manifestazione politica dopo la vittoria elettorale di Meloni e dell’estrema destra in Italia”, con la consapevolezza che questa “sarà la prima di una lunga serie di battaglie perché gli attacchi espliciti alle donne, alle persone LGBTQIA+ e alle persone migranti si intensificheranno nei prossimi mesi. In questo nuovo assetto politico, l’Italia si schiera dalla parte del flusso reazionario che coinvolge paesi come gli Stati Uniti, Ungheria, Polonia e Malta, dove l’aborto è sotto attacco. Gli attacchi e le restrizioni al diritto di aborto sono al centro delle agende conservatrici a livello globale: queste politiche vogliono rafforzare il controllo sui corpi delle donne e delle persone con capacità gestante e vogliono imporre alle donne la maternità come destino”.

Questo risultato elettorale “conferma il rilancio della triade ‘Dio, patria e famiglia’ e delle sue declinazioni sessiste, razziste, omolesbobitransfobiche e abiliste e un’opposizione ‘democratica’ che tratta la parità di genere solo in termini neoliberali. Mentre il numero dei femminicidi e delle violenze sessuali è in aumento, la violenza maschile sulle donne è strumentalizzata per portare avanti retoriche razziste e attaccare le persone migranti. Dopo l’affossamento del Ddl Zan, le persone LGBTQIA+ scompaiono dall’agenda politica a favore dell’imposizione della famiglia tradizionale bianca come unico modello e nucleo della società, a discapito di un welfare pubblico e di politiche sociali. Giorgia Meloni vuole incarnare il compito di madre della nazione e assicurare il valore sociale della maternità in un paese dove l’accesso all’aborto è fortemente ostacolato dall’obiezione di coscienza che tocca punte del 90%, seguendo il modello Marche. I consultori pubblici previsti dalla legge 194 sono stati progressivamente ridotti dagli anni 70 in poi e ad oggi possiamo fare riferimento a meno di un consultorio ogni 20.000 abitanti. In più, non si investe sull’educazione sessuale e all’affettività e sulla contraccezione gratuita”.




Fonte: Zic.it