Novembre 15, 2022
Da Umanita Nova
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Anche quest’anno il 4 novembre non c’è niente da festeggiare. A due passi da casa nostra, come in mezzo mondo, ci sono bombe sganciate da giocattoli telecomandati e truppe mercenarie, come se fossimo contemporaneamente in un film di fantascienza e nel medioevo. In tempi in cui nazionalisti, più o meno latenti, e pacifisti con l’elmetto estraggono dal cilindro atlantista e dell’industria di morte mille argomentazioni per giustificare nuovi conflitti armati, per vendere, comprare e utilizzare armi a casa di altri, c’è chi non ha bisogno di motivazioni nuove e moderne per opporsi alla guerra. Insomma, per molti aspetti le guerre sono cambiate, ma per le persone senza uniforme la sostanza è sempre la stessa. Ascoltiamo tre brani contemporanei con saldi riferimenti alla storia dell’antimilitarismo per capire che anche ai giorni nostri non esistono guerre giuste.

1 JOS FAZEKAS & EMATOMA – VIVA MASETTI
2 FUZZ ORCHESTRA – MORIRE PER LA PATRIA

3 TZOKU – NESSUNO MAI

1 JOS FAZEKAS & EMATOMA – VIVA MASETTI

Augusto Masetti era un muratore della provincia di Bologna che venne sorteggiato tra i militari che il giorno successivo sarebbero partiti per la Tripolitania, dove l’Italia aveva intrapreso una campagna coloniale. Il Masetti diverrà famoso perché la mattina della sciagurata partenza, durante il discorso di saluti dell’ufficiale, punterà il suo fucile e sparerà al grido di “Viva l’anarchia, abbasso l’esercito!”. Gli Ematoma assieme a Jos Fazekas hanno scritto una delle pochissime canzoni dedicate al Masetti, che fin dall’arresto divenne uno dei simboli dell’antimilitarismo anticoloniale dell’epoca. Anche a cento anni di distanza il suo gesto e la sua storia non sono del tutto dimenticati, nel 2011 esce “Viva Masetti” in cui compare l’omonima canzone. Il brano si apre e chiude con uno stralcio dell’inno patriottico “Tripoli bel suol d’amore” o “A Tripoli”, tronfia e falsa come ogni propaganda bellica. “Il colpo che partì dal suo fucile / lacerò l’oscurità di quel mattino / fischiò l’orecchi dei tenenti nel cortile / sfiorò la testa di un soldato lì vicino”. Un brano molto più tranquillo rispetto agli scatti e agli strilli dei punk proletari svizzeri, il cui testo attinge a piene mani dalla monografia dedicata ad Augusto: “Il soldato che disse no alla guerra. Storia dell’anarchico Augusto Masetti (1888-1966)” di Laura De Marco (Edizioni Spartaco, 2003). Diffusa la notizia, all’indignazione di borghesi e monarchici si contrappose l’entusiasmo degli strati più popolari, gli schieramenti ideologici erano uniti dal: “Viva Masetti, abbasso l’esercito!”. I comitati Pro-Masetti scuotono il Paese, la faccenda assume un carattere politico e per smorzare il subbuglio anziché una gravosa condanna il soldato verrà spedito in manicomio in quanto “matto”. La complicità tra psichiatria e potere politico-militare era già allora una prassi consolidata, la canzone poi, per guidarci in questo passaggio, riprende una citazione di Lombroso dal testo sugli anarchici di fine Ottocento. “La repressione violenta ha avuto il torto di insuperbire gli anarchici. Invece l’invio al manicomio sarebbe una misura più pratica, il ridicolo uccide. Perché i martiri sono venerati; dei matti si ride, ed un uomo ridicolo non è mai pericoloso”. Nel brano sono riportati molti stralci delle perizie psichiatriche, Masetti sconterà lunghi anni in manicomio, in seguito a Imola gli sarà consentito di poter uscire e riuscirà a farsi una famiglia. Anche durante il fascismo continuerà a contrastare il colonialismo, e a pagare per la sua opposizione anche solo simbolica. Durante la Resistenza suo figlio Cesare cadrà tra i partigiani, un colpo durissimo per un padre convinto antimilitarista ed antifascista.
Le canzoni degli Ematoma sono quasi sempre in bilico tra l’essere impegnate e sarcastiche, un titolo per tutti: “Piove (Governo ladro)”. Gli svizzeri fanno anche grande ricorso alle cover, da segnalare quelle dei Clash, e hanno anche tradotto in italiano brani resi famosi dal gruppo inglese come “Scappo dalla polizia”, “Combatto la legge”, “Conoscete i vostri diritti”.

Bollato come “pazzo” incappava sempre in ricoveri ogni volta che portava avanti le sue disobbedienze, proseguite anche con la fine del fascismo quando Masetti modificava i bandi per la chiamata alle armi. Il suo continuo disprezzo per la guerra si può riassumere nel ritornello che recita: “Il contrario di militare è civile / il contrario di civile è… incivile”. Pensando a lui e all’aria guerrafondaia che tira, si può dire che le sue siano le uniche armi adatte per contrastare la guerra.

2 FUZZ ORCHESTRA – MORIRE PER LA PATRIA

Il terzo album dei Fuzz Orchestra si intitola “Morire per la Patria”, un’espressione semplice e lapidaria, tanto quanto trovare la morte nella Grande Guerra come testimoniano i mille cimiteri con croci bianche, più o meno anonime. Un evento che si può considerare come la prima guerra moderna, combattuta con nuove infernali tecnologie, in cui vennero massicciamente colpiti civili e che incuberà i fascismi di tutta Europa. Ma ogni 4 novembre, e anche gli altri 364 giorni dell’anno, ci si dimentica di idee, valori, lotte e scelte di tutti i neutralisti, pacifisti e disertori che si opposero al nazionalismo bellicista dell’epoca. Il disco del 2012 è stato definito come “dirompente ed essenziale” per le future generazioni di ascoltatori, anche per l’opera dei Fuzz il tempo farà da testimone. Dediti ad un suono che potremmo definire come uno stoner rock insolito, con ombre di rumorismo, nei quattro album sfornati nella prima decade di attività hanno sicuramente conosciuto un’evoluzione. I Fuzz Orchestra non alzano mai la voce, anzi non fiatano proprio. Anche se non cantano, non significa affatto che nelle loro canzoni, oltre a distorsioni e tumulti delle percussioni, non si possano sentire delle parole. Infatti si affidano a dialoghi di film, interviste, registrazioni telefoniche e tanto altro materiale di repertorio pop, storico e memorialistico, che viene assemblato e remixato per dire quello che solitamente farebbe un cantante. Noi vinceremo, perché così è scritto nel libro del destino. / Quando ho visto entrare nella nostra cittadina i nostri soldati in festa accompagnati dal suono di una fanfara gioconda carichi di vita e di gioventù, ho capito e tutta la popolazione l’ha capito con me che la guerra ha le sue belle attrattive”. Nella traccia che dà il titolo al disco, le voci sono trafugate dal film “Uomini contro” di Francesco Rosi del 1970. Pellicola ispirata ad “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu che, per quello che mette in scena, ha valso al regista una denuncia per vilipendio alle forze armate. A dar fiato a “Morire per la Patria” troviamo l’arroganza spietata degli ufficiali del Regio esercito, con le ingiustizie e le ribellioni della truppa che animano il film.

Nella guerra gloriosa che il popolo italiano combatte / sotto il comando geniale ed eroico / di sua maestà il Re, viva il Re!”. Solitamente nelle canzoni gli spezzoni sonori sono utilizzati come incipit o nel finale, qui invece dialogano e si amalgamano con la musica, non sono sacrificati né un banale arricchimento. L’orchestra dei Fuzz sembra un tritacarne a tre lame (batteria, chitarra e miscelatore di rumori e sample) che butta nel frullatore ritornelli pop, citazioni del cinema italiano impegnato dei ’60 e ’70, interviste, suoni e voci di culto o comunque evocative. Cogliere ogni riferimento non è dunque così semplice, mentre è impossibile non udire gli assalti all’arma bianca della sei corde e i bombardamenti di maglio delle bacchette sulle pelli dei fusti. Il rumore spregiudicato sa diventare anche lento e possente, quasi marziale, con frasi in loop per dichiarazioni che sembrano eterne. È bello, morire per la patria! / È bello, morire per la patria! / È bello, morire per la patria! / È bello, morire per la patria!”.

3 TZOKU – NESSUNO MAI


Il progetto degli Tzoku nasce dalle ceneri di due storici gruppi sardi, Kenze Neke e Askra. Band che avevano mostrato come l’inglese non fosse l’unico idioma per cantare del rock, e che le proprie radici possono suonare anche punk. I Kenze Neke in particolare avevano saputo unire, fin dai primi ’90, un rock duro e metallico che si intrecciava con i ritmi in levare del reggae e dello ska e con l’amore per la loro terra. Difficile dire se la loro musica abbia più sconvolto la tradizione o se invece abbia contribuito ad alimentarne la fiamma. Gli Tzoku ereditano questi aspetti e con testi in sardo, italiano e inglese continuano a cantare anche dei flagelli che affliggono l’isola e i suoi abitanti, non da ultime le basi militari e Nato.

Nessuno uccello potrà sorvolar / mai un’esplosione potrà sorvolar / nessuna pianta mai crescerà /

su una bomba, su una bomba”. Se i suoni degli Tzoku sono più simili alle band di origine, nell’ulteriore progetto KNA invece riscopriranno il lato folk. “Nessuno mai” attacca e prosegue con chitarre calde, quasi cullanti, da cui ci sveglia con le parole: Nessuna idea mai vivrà / su dei cadaveri mai vivrà / nessuna malta mai si miscelerà / con il sangue”. Il brano è inciso nell’album “S’Ardore Populare” in cui accanto ad inediti spiccano cover di classici del repertorio di protesta come “La ballata del Pinelli” e “O cara moglie”. “Nessuno mai” riprende i versi del poeta sardo Alberto Masala, che sfruttando l’anafora evoca con semplici espressioni le conseguenze di armi, eserciti e basi militari. “Mai un militare racconterà di libertà / nessuna caserma canterà / nessuna caserma canterà di Pace”.

En.Ri-ot




Fonte: Umanitanova.org