Gennaio 13, 2022
Da Inferno Urbano
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Il 9 gennaio, durante un saluto al carcere di Spini di Gardolo, siamo riusciti a comunicare con alcuni detenuti. Quanto segue è ciò che ci hanno raccontato sulla situazione attuale in carcere, che la direzione e le autorità locali si guardano bene dal diffondere.

Un detenuto ci ha chiesto di far arrivare al garante dei detenuti (per la PAT, A. Menghini) la sua versione dei fatti rispetto a un episodio che, nei giorni scorsi, un sindacato della penitenziaria ha spacciato sui media per “aggressione ai danni dei secondini”. Il detenuto sostiene di essere stato brutalmente picchiato – sotto lo sguardo delle telecamere – dalle guardie, le quali in un secondo momento gli hanno anche sequestrato le stampelle. Dopo il pestaggio non è stato neanche visitato adeguatamente e non è stato trasportato in ospedale.

Un altro detenuto, giovanissimo, ha riferito di trovarsi in carcere da più di due settimane senza sapere quando potrà vedere il magistrato.  La notizia non ci sorprende perché da anni il carcere di Spini pullula di persone in attesa di giudizio, le cui udienze non vengono mai fissate nei termini previsti dalla legge, condannando detenuti/e ad un limbo fatto di indeterminatezza e vessazioni. Infatti, a questo ragazzo sono state negate le telefonate ai parenti, che nulla sanno della sua condizione, ed è stato posto in isolamento punitivo, senza asciugamani, biancheria intima e beni di prima necessità. Solo uno sciopero della fame e la minaccia di atti di autolesionismo peggiori gli hanno fatto ottenere questi beni basilari.

Purtroppo, sempre più spesso i detenuti sono costretti a queste proteste lesive della propria salute e integrità: “infliggersi tagli alla gola, ingoiare batterie”, come ci hanno raccontato, sembrano essere gli unici modi per ottenere cose fondamentali. E i problemi nella struttura si ripropongono uguali o aggravati negli anni: posta stracciata e/o impropriamente censurata da parte dei secondini, cure mediche ridotte a distribuzione di tachipirina e psicofarmaci anche per gravi situazioni di salute, celle chiuse, nessuna attività formativa o ricreativa (“Il campo da calcio, la palestra… ci sono, ma non possiamo usarli.”), costanti angherie da parte delle guardie. Un detenuto ha persino gridato: “Vogliono vaccinarci!”, lasciando intendere che dentro li stiano obbligando a trattamenti sanitari che obbligatori non sono, almeno sulla carta.

Uno dei detenuti ci ha chiesto di entrare in carcere con le telecamere per documentare quanto penosa sia la vita là dentro, ma noi sappiamo bene che chiunque entri a Spini come in altre galere italiane come visitatore vedrà sempre e solo la faccia più presentabile di questi luoghi. Non c’è da stupirsi che la polizia abbia intralciato un presidio solidale nella vigilia di Capodanno, tenendoci alla larga dalle mura e impedendoci di comunicare con i detenuti.

Quest’ultima volta non è andata così, ed è importante che le informazioni che siamo riusciti a raccogliere abbiano eco perché sempre più si sappia quanto sia opprimente e insostenibile la realtà del carcere di Spini di Gardolo, impropriamente spacciato come “struttura modello”.

NON LASCIAMO SOLI DETENUTI E DETENUTE,

CONTINUIAMO A MANTENERE UN FILO CON LE PERSONE RISTRETTE,

FACCIAMOCI SENTIRE FUORI VISTO CHE LA LORO VOCE È COSTANTEMENTE ZITTITA!




Fonte: Infernourbano.noblogs.org