Settembre 19, 2021
Da Squat.net
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I tritoni con la cresta incendiano la scuola dei tritoni / Perché abbiamo attaccato la Zad

“Semplicemente, non avevo visto da dove sarebbe passato questa volta l’inevitabile riformismo, in modo discreto ma sicuro : da là dove si parla d’insurrezione e di autonomia a migliaia di copie”.

Citazione dall’opuscolo Le mouvement est mort… Vive la réforme, 2017 [I].

La Zad era il nostro vascello pirata, la madre di tutte le Zad. È emersa in un’epoca senza vie d’uscita ed è stato come se il mondo diventasse un po’ più sopportabile. Come un breve barlume, una possibilità che faceva irruzione nella nebbia spessa e appiccicosa del nostro futuro. Per noi che conduciamo delle vite movimentate e fuori dalle norme, era la consapevolezza che ci sarebbe sempre stato un posto ad accoglierci, in caso di latitanza. Un posto dove lo Stato non sarebbe mai venuto a cercarci. Un posto dove avremmo sempre trovato degli/lle alleati/e per nutrirci, vestirci, dissimularci nelle pieghe del suo bocage.

Ed è proprio a questo Stato che ci schiaccia, ci uccide, ci dà la caccia, che tre anni fa la Zad è stata offerta da una manciata di opportunisti. Quelli e quelle che, ancora ieri, sostenevano che questo territorio fosse “in secessione”.

Questo tradimento odioso, messo in atto alle spalle di quelli/e che combattevano i gendarmi sulle barricate, non può essere dimenticato. Tanto meno quando il komintern locale ci tira fuori un progetto di Scuola dei Tritoni, per festeggiare i tre anni di quella che loro considerano come una vittoria.

Ricostruire là dove c’era lo squat delle Planchettes, allora? Come non esultare di rabbia, di fronte a questa ennesima provocazione? Come non urlare alla vendetta per la parte Est della Zad, devastata?

E questo lento slittamento che c’é stato sulla zona, fino ad atterarre nelle braccia del nemico? Ancora una volta, dobbiamo srotolare il filo di questa storia orribile, dobbiamo chiederci, ancora e ancora, cosa avrebbe potuto essere fatto per evitare questo fiasco. Da allora, non troviamo più granchè nelle lotte che incontriamo, come se, dopo quello che è successo, si sia diventati chiechi/e.

Ecco la storia, come noi l’abbiamo vissuta.

Per molto tempo, abbiamo creduto alla storia dell’unità e della diversità delle tattiche, quella che si può trovare negli opuscoli senz’anima del collettivo Mauvaise Troupe. Gli anni passano, la vita sulla Zad è scandita dalle liti, che ci stancano, e dalle voci che parlano di espulsione, che ci preoccupano. Per lei, partiamo in paesi dell’Europa meridionale, per fare pratica, testiamo delle ricette di molotov, sotterriamo delle casse piene di materiale nella foresta di Rohanne.

Sì, sono passati anni dall’operazione César [ottobre-novembre 2012; NdT], le storie di litigi con la fattoria di Saint-Jean-Du-Tertre sono sempre più numerose. Poco alla volta, il soprannome visionario che le era stato attribuito passa nel linguaggio comune e chiude i discorsi arrabbiati. I conflitti, cominciati a partire da divisioni di classe(1), si confermano. Alla vigilia delle espulsioni, tutta una frangia degli/le occupanti, i/le più privilegiati, si distanzia dallo “zadismo”(2), abbandona l’assemblea generale (AG) degli/le abitanti, per creare l’AG degli utilizzi: questa nuova istanza decisionale si arroga il diritto di determinare il futuro delle terre ed integra a questo processo delle organizzazioni cittadiniste e delle associazioni che non hanno nulla a che vedere con l’occupazione.

All’inizio del 2018, il potere annuncia l’abbandono del progetto di aeroporto. Alla televisione, si vedono le facce di occupanti conosciuti/e, che fanno baldoria alla Vacherie e posano davanti alle telecamere. Quelle stesse facce che avevamo visto su qualche giornale con una cappellino della CGT [la CGIL francese; NdT] o in k-way nero durante qualche scontro. Quelle stesse facce che si impegneranno, in maniera arbitraria e a nome di tutto il movimento, a riaprire la strada D291(3), nerbo della guerra d’usura che ha portato alla vittoria contro l’operazione César.

All’indomani dell’annuncio del governo, assistiamo ad un simulacro di assemblea generale, in cui si gioca il destino della “strada delle chicanes” [la provinciale D291, così chiamata a causa delle numerose barricate ai suoi lati, pronte per bloccarla completamente in caso di attacco poliziesco sulla Zad; i veicoli erano obbligatio a girare intorno alle barricate; NdT]. Uno dei burocrati in capo, installatosi di recente sulla ZAD, mette i paletti per il dibattito: le persone che non abitano sulla zona non avranno voce in capitolo. Ecco che tutti/e quelli/e che, da dieci anni, accorrevano su questo territorio al più piccolo sussulto, alla più piccola effervescenza, si vedono subito rifiutato il diritto di influire sul destino e sulla salvaguardia del vascello madre.

L’assemblea non arriva ad un consenso per quanto riguarda la strada delle chicanes e l’odioso Julien Durand, con l’appoggio del CMDO(4) e di tutta la frangia più privilegiata del movimento, deciderà per lo smantellamento forzato. In questo video desolante(6), girato dal gruppo G.R.O.I.X., si può vedere (al minuto 5,29) il CMDO espellere una capanna, al posto della polizia. Nei secondi precedenti, l’ignobile Julien Durand ci spiega la strategia in corso.

Il 26 gennaio, la simpatica Camille racconta alle telecamere che quella di smantellare la D281 è una decisione che è stata presa collettivamente dall’insieme del movimento(7). Qualche mese dopo, la vedremo brindare con la prefetta Nicole Klein, in visita di riconquista(8), in compagnia dei suoi amici della Riotière e di Saint-Jean-Du-Traitre [il soprannome dato alla fattoria di Saint-Jean-du-Tertre da chi si opponeva alla presa di controllo riformista sulla Zad – letteralmente “Saint-Jean del traditore”; NdT].

Si tratta di tutto un dispositivo di coercizione e di normalizzazione che lo Stato svela agli occhi di tutti/e, senza aver mosso un solo pedone sulla zona.

Questa progressiva presa di controllo che è stata messa in opera sulla Zad ci lascia un sentimento di déjà-vu: la costruzione di una mitologia fondatrice si rifà a vittorie del passato (Plogoff, il Larzac), l’incarnazione di un movimento attraverso un “Noi” che orienta a priori la narrazione, poiché esso impegna soltanto le frange più riformiste e frequentabili del movimento, l’uso di un bispensiero che si appropria di tutto quello che può: gli squat sono diventati dei “posti comuni”, il glaciale “camarade” a rimpiazzato i “copaines”. Si dispiega tutta una letteratura nella quale si parla di utilizzo piuttosto che di proprietà, di liberazine delle terre piuttosto che di proprietà fondiaria.

In seguito, questo viso freddo e autoritario, che ci è improvvisamente familiare, si autorizza qualche gesto grossolano, forse per far capire che la coercizione non prenderà soltano le vie traverse della politica, ma che essa può anche mostrarsi più minacciosa:in ottobre, un occupante che si era opposto allo smantellamento della D281 e aveva danneggiato un pezzo della strada viene pestato, messo nel baule di una macchina e abbandonato, legato, davanti ad un ospedale psichiatrico(9). A inizio novembre, il CMDO censura un testo che spiega le ragioni della partenza diRadio Klaxon(10) dalla Zad.

Ma tutti/e quelli/e che erano lontani/e da questi intrighi sono comunque accorsi/e al primo rumore di anfibi polizieschi sulla zona. Che sensazione strana, battersi di nuovo sulla Zad, sei anni dopo l’operazione César, e non trovarvi nient’altro che una massa uniforme e guerriera che assomiglia alla testa di un corteo e che stagna impotente davanti alle barricate. Dove sono finiti/e i/le clowns? Dove sono finiti/e i/le pacifisti? E la vecchia signora che lanciava delle rape sulle ruspe? Da un punto di vista estetico, qualcosa si era impoverito.

Ma non è tutto; i/le “sostenitori/trici” sono relegati in certi settori e tenuti/e nella più completa ignoranza delle trattative in corso. Nessuna traccia del CMDO sulle barricate e la Mauvaise Troupe sembra così preoccupata dall’idea di “difendere la Zad” che si trova in viaggio di turismo nel Paese Basco(11). Dal settore ovest ci arriva la notizia di un gruppo molto importante di amici/e, venuti/e per battersi, che è stato mandato via dagli/le abitanti.

Non c’é bisogno di essere un/a burocrate uscito/a dalla facoltà di Scienze politiche, per capire che c’è qualcosa sotto. Il 20 aprile 2018, mentre centinaia di persone arrivano da tutta Europa per difendere la Zad, che da due settimane la polizia riempie di gas e di granate esplosive, il CMDO tradisce la lotta e cede alla prefettura i dossier di normalizzazione richiesti dallo Stato, che comprendono solo gli edifici in muratura(12).

I/le membri del CMDO spiegano allora ai mass-media che hanno fatto un passo in direzione dello Stato e che aspettano un passo da parte di quest’ultimo. Di fronte a tutto ciò, ecco quello che dice la prefetta Nicole Klein: “Sapete, mi sono detta che avrebbero potuto farlo molto prima. Hanno fatto un lavoro notevole, ci hanno presentato delle tabelle, dei nomi, dei progetti, hanno fatto il necessario. Ciò significa almeno che erano quasi pronti/e”. Da questo a immaginare che certi spazi avrebbero negoziato la propria salvezza prima delle espulsioni, sarebbe un’idea complottista, vero?

In questo clima avvelenato, dove le maschere vengono tolte poco alla volta, il premio del cambio di bandiera va allo scrittore Alessi Dell’Umbria, che, sul media Lundi Matin del 19 aprile, ci spiega “lo scandalo che sarebbero degli/le zadisti/e che si piegano, mani e piedi legati, proprio a quei servizi amministrativi che sono incaricati di pilotare la liquidazione del mondo contadino. Sottomettersi alle loro norme e alle loro procedure assurde, fatte per lasciare in vita solo l’agro-industria”(13). Poi, il 1 maggio, cita senza arrossire un contadino, participante sorico di questa lotta: “in ogni guerra, i nemici procedono a dei negoziati… È evidente”(14). Evidente! Abbiamo qui l’illustrazione perfetta della reversibilità del’autonomia francese.

Il 14 maggio, il governo annuncia che, dei 40 dossier depositati in prefettura, 15 sono idonei alla firma di un contratto d’affitto a titolo eccezionale. Il 14 settembre, lo Stato francese sancisce ufficialmente la sua riconquista di questo territorio, precedentemente perso(8).

In seguito, CMDO e compagnia bella abbandoneranno completamente la tradizione insurrezionale di cui avevano largamente approffittato. La Mauvaise Troupe dispiegherà uno storytelling volgare, a proposito della vittoria a Notre-Dame-des-Landes, destinato ad un pubblico di ecologisti dell’ultim’ora, di classi più agiate. Un pubblico in grado di dare un contributo finanziario alla “liberazione della terra”, attraverso un acquisto fondiario(15). Si scoprirà per caso, su una rivista ecologista-cittadinista, un reportage fotografico in cui alcuni/e occupanti posano, senza vergogna, con dei passamontagna, suonando un violino davanti ad una barricata(16). Qualche settimana dopo le espulsioni, la “Maison de la Grève” [“Casa dello sciopero”, locale “appelista” a Rennes; NdT], oramai malata incurabile di vecchaia, avrà perfino l’audacia di definire la zona una “macchina da guerra comunista”(17).

Sappiamo che, da un punto di vista storico, il modello organizzativo e il pensiero che è all’origine del compromesso con lo Stato e l’economia ha le sue radici nel giro “appellista”. Ciononostante, pensiamo che sia assurdo, oggi, circoscrivere tali pratiche a quel network storico. Se il pensiero dominante, nell’ambito dell’autonomia, è in qualche modo profondamente influenzato dall’immaginario del Comité Invisible, l’abbiamo visto in questi ultimi anni tingersi di una vernice femminista ed ecologista, in modo da assicurare le sue logiche di reclutamento.

Pezzo forte di quell’autentico fiasco che è stata la difesa della Zad, il CMDO annuncia, per i tre anni della sua vittoria, la costruzione di una “Scuola dei Tritoni”, al posto di uno dei luoghi storici distrutti durante l’espulsione: le Planchettes.

Nella battaglia che si è giocata laggiù e che si gioca ad ogni istante delle nostre vite, noi cerchiamo di tessere una realtà per potervi vivere.

Mentre il capitalismo e l’insieme dei sistemi di dominio costruiscono ed impongono, quanto ad essi, una trama comune a partire dalla quale siamo obbligati/e ad agire, la Zad sembrava un isolotto accogliente.

È vero, per sbarazzarsi dalla tirannia di questo mostro che mangia le altre realtà, bisogna indubbiamente dare forma ad un universo nostro, che, grazie alla nostra astuzia ed alla nostra determinazione, non venga inghiottito.

Quello che abbiamo riscoperto sulla Zad, sulle Zad, è innanzitutto la foresta. Laddove alcune persone non vedono altro che degli utilizzi possibili e delle quantità calcolabili di risorse per construire l’autonomia, da parte nostra abbiamo riscoperto la possibilità di una vita radicalmente diversa. Questa vita è stata, per noi, un’apprendistato per la libertà. Per noi, la Zad è innanzitutto la storia di una parte del mondo occidentale che riscopre la possibilità di una vita al di fuori del principio della civiltà. Un po’ più lontani/e dalla città, staccati/e dalle ingiunzioni familiari, dagli obblighi militanti, dalle logiche produttiviste che troviamo anche nei nostri cosiddetti spazi liberati, con le loro sequele di fantasmi e le loro figure messianiche, noi abbiamo ricominciato a vivere una vita più piena e più complessa.

In quel luogo abbiamo intravisto delle possibilità per rifugiarci e reimparare, inventare di nuovo, umilmente, i nostri piccoli mondi fatti di capanne, modellando gli inizi di una magia nuova, nascondendoci agli occhi di quelli/e che impongono le loro leggi, in modo da riemergere poi e meglio attaccarli.

Altri/e, al contrario, vi hanno intravisto innanzitutto la possibilità di nuovi spazi da riadattare, delle calorie da estrarre dal suolo. La lotta è stata presto tradotta in una logica di calcolo, in luoghi da salvare e in terre da coltivare. Ancora una volta, la pianificazione militante e materialista ha avuto ragione della dimensione poetica e sensibile che fa sì che una rivolta non sia soltanto un cumulo di techiche da opporre al mondo, ma, effettivamente, un modo di vivere.

Quelli/e che elaborano strategie e pianificano freddamente le lotte al nostro posto potranno sempre parlarci di sensibilità, di ricomposizione dei mondi o di alleanze. Lo sguardo che portano sulla natura non è nient’altro che quello che si fa di meglio in termini di ecologia dominante : una versione dell’opinione riformista che è abbastanza in sintonia con lo spirito del tempo per occupare dei posti a sedere ed imporsi come un nuovo sistema di governabilità.

È vero che, dai tempi del movimento anti-globalizzazione, il dominio non ha smesso di progredire, ricomponendosi. Questa piccola lotta tranquilla, con il pretesto dell’inclusività, del mutuo riconoscimento, della mediazione, del dialogo, sembra essere la strategia contemporanea per avvicinarsi a quello che era, fino ad ora, completamente diverso, allo scopo di meglio raggiungerlo e meglio assimilarlo. L’alleanza giova a tutti/e e la ricomposizione assorbe ed erode chi è più fragile.

Rapidamente, la frangia dominante della Zad, incarnata dalla politica del CMDO, fedele alla logica di partito dei suoi membri più eminenti, si è eretta a rullo compressore politico. Tale realtà, esattamente come i diversi sistemi di dominio, non ha mai smesso di voler assorbire, divorare, digerire e dissolvere tutto quello che non era simile a lei.

Quando un mondo concepisce la strategia della sua espansione a qualunque costo, ottimizza ed orienta la propria crescita senza tenere conto dell’etica, che eppure era il fermento della sua rivolta, raggiunge la sfilza dei mondi di morte e d’annientamento che dobbiamo combattere.

Potrete ancora parlarci di cinciallegre e di fallopia giapponese. Voi volete che le piante e gli uccellini servano a realizzare i vostri piani, persuasi/e della legittimità di quello che fate. In questo modo, perpetuate l’alienazione materialista delle lotte sociali ed operaie fin nei territori selvaggi, assegnando le vostre intenzioni a qualcosa che è differente da voi, in modo da assimilarlo meglio. Ma ci sono delle cose che né voi, né le persone assetate di controllo che stanno al governo non controllerete mai. Tanto meglio.

È stato fatto tutto il possibile affinché, dell’incedibile diversità di rapporti nei confronti del mondo che erano presenti sulla Zad, non rimanga che la vetrina trionfante dei vincitori.

Quelli/e che hanno organizzato il monopolio della loro presenza, negoziando con lo Stato, quelli/e che guardavano da lontano mentre i gendarmi radevano al suolo le capanne hanno fatto emergere, nella loro megalomania, un insieme di segni, di pratiche e di credenze, per continuare il lavoro di colonizzazione del nostro immaginario.

Presto, ai nostri bivacchi nella foresta è stata sostituita la gestione forestale.

Mentre noi cercavamo di imparare di nuovo a rapportarci direttamente ai conflitti interindividuali e collettivi, loro parlavano di mediazione comunitaria.

Nelle loro bocche, l’acquisto di terre è diventato un’appropriazione di terre.

Il non-utilitarismo del vivente è stato rimpiazzato dal fatto di scegliere in assemblea quali alberi avrebbero tagliato.

Le tribù di chi non possedeva terre, di chi non aveva diritti di proprietà, sono state sconfitte dai collettivi di contadini.

La cosiddetta orizzontalità della comunità ha ridotto in frantumi la libera associazione individuale.

In ogni caso, per noi il fuoco è meglio della loro falsa pace.

La loro ecologia da museo è una menzogna. Alcune delle vite liberate hanno imparato di più fra le siepi e i boschi cedui della zona di tutto quello che verrà mai insegnato sui banchi auto-costruiti della loro scuola. I veri spazi di apprendimento, loro li hanno condannati. La vostra scuola, come tutto il resto, non è nient’altro che un meccanismo in più per fabbricare un mondo a vostra immagine.

Da parte nostra, abbiamo imparato che sulle vie dell’emancipazione possono nascondersi molti scogli e molte difficoltà, che il nostro avversario può prendere molte forme diverse e che non è mai troppo tardi per contrattaccare. Le rune di protezione che hanno inciso sulla struttura in legno non funzionano.

Compas zapatisti, acoltate e guardate quelli/e che vi accolgono [probabile riferimento al gruppo di zapatisti che sta percorrendo l’Europa, in questa estate 2021, per incontrare diverse situazioni di lotta, e che è passato anche per NDdL, a fine luglio ; NdT].

Saprete senza dubbio leggere, al di là delle maschere ipocrite, la freddezza e l’atteggiamento calcolatore di quelli/e che dicono essersi estratti dal terrore arbitrario del dominio, per meglio riprodurlo secondo i loro termini.

Come durante le guerre indiane, alcune tribù si alleano con l’invasore. Anche se la sopravvivenza di un popolo impone, in alcune circostanze, una tale scelta ed è difficile discuterne qui, sulla zona la questione non riguardava altro che un po’ di terra.

Nessun percorso è perfetto. Alcune persone hanno un cuore. Altri non hanno che un soffio d’arroganza e di calcolo.

Per tutti questi motivi, abbiamo deciso di colpire al cuore questa logica d’espansione che domina, oramai, la Zad e quelli/e che vi si associano. La costruzione di una scuola nel bel mezzo della parte Est della zona, devastata dall’abbandono della lotta, meritava una risposta chiara.

Nella notte fra il 5 e il 6 luglio, all’imbrunire, ci siamo intrufolati/e alle Planchettes, dove si trova il cantiere del futuro edificio. Ci aspettavamo di trovare un’opera quasi finita, invece siamo cascati su un’ossatura in legno completamente nuda, murata in una soletta di cemento. Non potendo bruciare integralmente la struttura, abbiamo preso di mira le travi principali, segandole, prima di ammucchiare ai loro piedi del legno da costruzione, per darvi fuoco. Abbiamo anche avuto cura di lacerare la totalità delle tende e delle strutture da cantiere presenti sul posto.

Durante la nostra operazione, una persona si trovava in un’abitazione a qualche metro di distanza. Questo non ci ha impedito né di cagare nei loro cessi a secco, né di portare a termine la nostra vendetta. Abbiamo aspettato pazientemente che la sua lampada frontale si spegnesse e abbiamo acceso diversi incendi, prima di svanire nella notte.

Dedichiamo questa azione a tutte le persone che hanno subito la logica deleteria e repressiva imposta dal CMDO e dal suo mondo.

Degli spiriti

Note:
(1) «A propos de mépris de classe » [A proposito di disprezzo di classe]
(2) «Le mouvement est mort…Vive la réforme» [Il movimento è morto… Viva la riforma]
(3) Conférence de Presse sur la ZAD [Conferenza stampa sulla ZAD] – 17 gennaio 2018
(4) Definizione tratta da Zadissidences 2 : « Comité pour le Maintien De l’Occupation » [Comitato per il mantenimento dell’occupazione – il nome rieccheggia quello del Conseil pour le maintien des occupations, gruppo d’ispirazione situazionista, nato in seguito all’occupazione della Sorbona, nel maggio ‘68; NdT] è un gruppo di persone di diversi posti occupati della Zad, le cui iniziative sono orientate principalmente verso il fatto di organizzarsi con altre “componenti del movimento”, in vista di eventi spettacolari contro l’aeroporto e per immaginare un “futuro senza aeroporto”. Tale gruppo, all’inizio segreto, si è poco alla volta “reso autonomo” dal resto dell’occupazione e non accetta le critiche che, quando la sua esistenza è diventata risaputa, sono state fatte ai loro metodi, che consistevano a privatizzare, insieme ad altre “componenti”, le decisioni del movimento.
(5) Zadissidences 1, cfr. l’articolo «Contre l’aéroport – et pour son monde, ou quoi?» [“Contro l’aeroporto – e il suo mondo, oppure no?”]
(6) Rien à déclarer, rien à négocier, tout à recommencer
(7) NDDL: l’ex-«route des chicanes» dégagée [NDDL: l’ex “strada delle chicanes” sgomberata]
(8) France 3 TV, «Notre Dame des Landes: La reconquête» [Notre Dame Des Landes : La riconquista]
(9) ZAD de Notre-Dame-des-Landes: Perquisitions en cours (MAJ du 25/01) [Notre Dame Des Landes : Perquisizioni in corso]
(10) Notre-Dame-des-Landes: Silence Radio. Radio Klaxon est morte… vivent les radios pirates! [Notre Dame Des Landes : Silenzio radio. Radio Klaxon è morta… viva le radio pirata!]
(11) «Découvrir Errekaleor, Un quartier intégralement squatté au Pays basque nouvelle brochure de la Mauvaise troupe», 15 maggio 2018 [Alla scoperta di Errekaleor, un quartiere completamente occupato nel Paese basco – un nuovo opuscolo della Mauvaise troupe]
(12) Notre-Dame-Des-landes: 40 projets nominatifs ont été déposés [Notre Dame Des Landes : 40 progetti nominativi depositati]
(13) «ZAD, pour l’autodéfense et la communalité», Lundi-Matin, 20 de abril 2018
(14) «Être sur zone…», Lundi-Matin, 1er de mayo 2018
(15) La terre en commun
(16) Rivista Kaizen n°52
(17) «La Zad est morte, vive la Zad», Lundi-Matin [La Zad è morta, viva la Zad]

Note del traduttore:
I. Il “movimento” è morto, Viva… la riforma in italiano qui (la traduzione italiana dell’opuscolo lascia un po’ a desiderare).

[29 luglio 2021 / Attaque.]




Fonte: It.squat.net