Gennaio 20, 2023
Da Notav
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Mentre TELT, come nelle peggiori distopie, organizza visite delle scolarette al cantiere della devastazione, da Oltralpe arriva un’ennesima batosta per il TAV Torino-Lione. A quanto si apprende dalla stampa, il Comitato d’Orientamento delle Infrastrutture (COI) del ministero dei trasporti ha denunciato nel suo rapporto 2022 la mancanza di trasparenza del progetto e considera che le ultime stime dei costi risalgano a oltre 4 anni fa costituisca “un’anomalia profondamente deplorevole”, segnalando, tra l’altro, che altri grandi promotori pubblici sono in grado di produrre proiezioni attualizzate ogni 6 mesi.

Altro punto dolente, il COI raccomanda di non creare per ora alcuna nuova linea di accesso al tunnel lato Francia ma di modernizzare la linea esistente Dijon-Modane che sarebbe già in grado accogliere 16,8 milioni di t di merci l’anno contro le 3 milioni attuali. La cosa interessante è che erano stati proprio i maggiori costi ipotizzati dalla Francia per creare il suo tracciato nazionale che avevano giustificato, per lo scavo del tunnel transfrontaliero, una ripartizione delle spese tra i due stati tutta sbilanciata verso l’Italia (60% vs 40%) nonostante la galleria si trovi in gran parte su territorio francese. Ora che la Francia dichiara di non voler fare altro che aggiornare la propria linea il min. Salvini chiederà di rivedere gli accordi?

In ogni caso il COI chiarisce che in nessuno scenario ipotizzato dalle autorità francesi gli accessi saranno pronti nel 2042 quindi oltre dieci anni dopo la fine annunciata del tunnel. Nel frattempo i tempi si fanno sempre più stretti. La dichiarazione di utilità pubblica, necessaria per dare il via ai lavori della tratta nazionale francese, era stata fatta nel 2013. Restano ormai solo 5 anni per cominciare i cantieri altrimenti bisognerà ricominciare tutto da capo. Insomma, il tunnel TAV, se mai sarà realizzato, sembra destinato a diventare un ponte verso il nulla. Con le emissioni di CO2 del cantiere, la cementificazione e i danni alle falde acquifere che resteranno invece lì per sempre a imperituro scempio dell’habitat alpino.




Fonte: Notav.info