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La società della merce è l’espressione più malvagia e
asservita ai codici dominanti, le masse sono i nuovi schiavi del mercato globale.
I  paesi industrializzati stanno al giogo.
Il sottosviluppo che ri/producono , il sistema che impongono e il consenso generalizzato
permette loro di far  passare guerre, genocidi,
crimini commessi contro i popoli più impoveriti, come modelli di sviluppo economico
e politico. I “paesi civili”  responsabili
di tali cambiamenti climatici sono ovviamente 
i più fervidi promotori del modello globalizzato della società della merce,
veicolandola come afflato universalistico e missione umanitaria, tesa ad estendere
al resto del mondo l’eredità nobile del nostro illuminismo: i diritti umani e i
valori della democrazia. I crolli dei mercati finanziari, la fame del mondo, le
guerre di esportazione sono affari… Gli Stati civilizzati hanno ridotto tutto a
merce e gli uomini sono controllati secondo le modalità della catalogazione degli
insetti. Gli accordi economici e finanziari, le leggi sulla flessibilità del lavoro,
il ruolo dei sindacati, la gestione ecologica delle nocività, la repressione del
dissenso – tutto ciò viene definito a livello internazionale. Le esigenze della
merce si sono fuse con quelle del controllo sociale, utilizzano le stesse “reti”:
il sistema bancario, assicurativo, medico e poliziesco si scambiano continuamente
i propri dati. L’onnipresenza di tessere magnetiche realizza una schedatura generalizzata
dei gusti, degli acquisti, degli spostamenti, delle abitudini.

Nella produzione moderna il soggetto non è l’uomo ma
la merce.

La merce è l’ideologia di questo modello di sviluppo.
La politica la pattumiera dove tutto finisce.

Il futuro del nostro pianeta, sia dei paesi a tecnologia
avanzata sia di quelli a minore sviluppo – è legato alla capacità di rompere la
spirale perversa che attualmente li attanaglia. Il futuro dei Cittadini di questo
pianeta è legato alla capacità che essi avranno di scardinare le due forze sinergiche
che  sostengono e alimentano il processo:
da una parte un apparato che produce merce a ritmi forsennati dall’altra una moltitudine
di “consumatori” mai sazi. Occorre uscire dalla logica della crescita illimitata
e considerare il consumismo come una dipendenza dalla quale dobbiamo al più presto
liberarci. Occorre sradicare la convinzione che la nostra felicità dipende dalla
quantità di beni che abbiamo a nostra disposizione. Occorre in definitiva una vera
rivoluzione culturale, un‘operazione di decolonizzazione dell’immaginario: una rivoluzione
culturale che divenga  la tappa necessaria
per passare dalla condizione di sudditi di un sistema mercificante che divora e
distrugge, a Cittadini protagonisti della propria vita e quindi del cambiamento.
Occorre una strategia che colpisca ovunque dall’interno di noi stessi, senza tregua,
senza esitazione, senza pietà. Occorre una tattica che stani il nemico dagli anfratti
più augusti del nostro esistere così come dalle grandi piazze mediatiche.

Occorre scacciare i mercanti dai templi delle nostre
vite…




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com