Novembre 3, 2021
Da Il Manifesto
14 visualizzazioni


«Un canale di ingresso legale per cittadini afghani bisognosi di protezione internazionale provenienti da Pakistan e Iran, ed eventuali altri Paesi di primo asilo o Paesi di transito. È l’obiettivo del protocollo di intesa la cui sottoscrizione, domani al Viminale (oggi per chi legge, ndr), alla presenza del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, verrà trasmessa in diretta streaming alle ore 13 sul sito interno.gov.it e sul canale Youtube del ministero dell’Interno».

Il comunicato stampa esce dal Viminale nel primo pomeriggio con la firma di un’intesa prevista sin da metà agosto quando divenne chiaro che non tutti quelli che volevano lasciare l’Afghanistan ce l’avrebbero fatta. Anticipata dalla viceministra Sereni durante un convegno (di cui il manifesto ha dato conto il 29 ottobre), l’intesa è la sintesi di un lavoro coordinato dal dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Viminale al quale hanno preso parte i rappresentanti degli Esteri (Maeci), l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur), la Conferenza episcopale, Sant’Egidio, le Chiese Evangeliche e la Tavola Valdese, l’Arci, l’Istituto nazionale per la salute delle popolazioni migranti (Inmp) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).

Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci, è soddisfatto ma non si nasconde dietro un dito: «Il corridoio per 1.200 persone è una goccia nel mare. E l’Italia, al di là di questo accordo, non fa una bella figura né fa la sua parte come per altro i Paesi Ue. L’Acnur (ne prenderà in carico 400, ndr) ha chiesto alla Ue l’accoglienza per 42mila afgani in 5 anni…la risposta? Muri per bloccare gli ingressi. In Pakistan e Iran ci sono più di due milioni di afghani mentre la Germania ne ha accolti solo 150mila. Persino tanti se l’insieme dei rifugiati afghani in tutta Europa non arriva a quel numero».

Non è l’unico problema: non è chiaro per esempio chi sarà il fortunato tra gli 800 scelti dall’Italia. Se è vero che le sole ong italiane hanno stilato una lista con 2mila nomi, chi deciderà quale donna, uomo, bambino, anziano ha più diritto all’asilo? Presumibilmente chi si è più esposto nella difesa dei diritti avendo goduto, in passato, del nostro sostegno.

Ma il rischio di una «corsa al mio afghano» non pare fugato. E potrebbe ripetersi quanto già avvenuto in agosto dove a guidare la scelta di chi imbarcare sono stati il caso, la potenza di singoli parlamentari o la testarda cocciutaggine di chi, a furia di insistere, ha fatto caricare «i suoi» su un C-130.




Fonte: Ilmanifesto.it