Maggio 31, 2021
Da Bure Bure Bure
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Raccolta di testi sulle scorie nucleari in Italia

Mentre l’Italia sta attualmente cercando di imporre un sito di interramento per i suoi rifiuti nucleari (in applicazione della direttiva europea del 2011 sulla gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito), abbiamo pensato che fosse importante fornire alcune informazioni sul contesto della « gestione dei rifiuti nucleari Â» in Italia. Infatti, l’Italia è uscita dalla produzione nucleare, tramite referendum, nel 1987 (un anno e mezzo dopo Chernobyl) ma il settore dell’energia nucleare civile non si è veramente fermato, a causa del traffico delle sue scorie ancora in corso. Non esiste ancora una soluzione globale per la gestione sicura delle scorie radioattive. Affrontare le conseguenze dell’uso dell’energia nucleare è un grande peso e una sfida non solo ora, ma anche per le generazioni future.

Mentre l’Italia è il secondo più grande importatore di elettricità nel mondo, il governo di Silvio Berlusconi ha annunciato un ritorno al nucleare nel marzo 2008. Un accordo è stato firmato nel 2009 da Berlusconi e Sarkozy per creare una società detenuta per metà da EDF e Enel (la controparte italiana di EDF, che è stata privatizzata nel 1999). L’obiettivo era di costruire almeno quattro reattori di tipo EPR. Dopo Fukushima, e un nuovo referendum, si è finalmente deciso di non rilanciare l’industria nucleare in Italia (testo 3).

L’Italia è di nuovo gravata dalle scorie nucleari prodotte dal 1966 al 1987, dopo aver riacceso i movimenti antinucleari nel 2003 quando ha cercato di seppellirle a Scanzano, in Basilicata. La feroce opposizione della popolazione locale e il risorgente movimento antinucleare fecero deragliare il progetto (testi 1 e 2). Il problema è stato tranquillamente rimandato al futuro.

Ora – sotto la pressione dell’UE – l’Italia si trova di nuovo di fronte al problema delle scorie nucleari. All’inizio del 2021, la Sogin (l’agenzia che gestisce le centrali spente e i rifiuti nucleari) ha pubblicato una lista di aree in Italia che considera adatte allo stoccaggio nazionale dei rifiuti radioattivi. Non a caso, sembra che nessuno voglia questo centro di stoccaggio (testo 1).

In questo contesto, l’attuale gestione delle scorie nucleari è ampiamente contestata dai media. In particolare, si denuncia che i rifiuti fanno parte di un traffico illegale e internazionale. In effetti, per decenni, lo smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi nel Mediterraneo e il loro trasferimento nei paesi africani, in particolare in Somalia, è diventato un’attività commerciale, anche se illegale e segreta (testi 4, 5 e 6). Così, lo stato italiano ha collaborato a lungo con la mafia per liberarsi del problema delle scorie nucleari.

Questa raccolta di testi è stata originariamente pubblicata nella rivista antinucleare tedesca Anti Atom Aktuell, nel numero di febbraio 2021 (n°291). Un grande ringraziamento alle gente della rivista per il lavoro investigativo svolto e la loro volontà di mantenere la dimensione internazionale nelle lotte antinucleari. Continuiamo a collegare le lotte attraverso i confini statali e linguistici!

Abbasso il nucleare, abbasso le frontiere!

Riassunto :

– Introduzione p. 2
– È stato pubblicato l’elenco dei potenziali siti di deposito centrale. Dove sarà il deposito che nessuno vuole ? p. 4
– Resistenza vittoriosa alla discarica nucleare di Scalzano Jonico (2003) p. 8
– Progetti nucleari e gestione delle scorie nucleari p. 11
– Commercio con l’Africa : rifiuti tossici e nucleari in cambio di armi e denaro p. 15
– Rifiuti tossici nel Mediterraneo : occhio non vede, cuore non duole p. 16
– La ricerca investigativa in Somalia è costata loro la vita nel 1994 : Ilaria Alpi e Miran Hrovatin p. 19

Formato pagina per pagina – Formato opuscolo

30/05/2021




Fonte: Bureburebure.info