Novembre 21, 2020
Da SmontaMenti
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“Le Marie antoniette che volevano il fascista come scimmietta in gabbia da mostrare al popolino per distrarlo, sono rimaste sopraffatte e ampiamente superate dal loro stesso giocattolo, dal mostro che hanno creato. In questo senso, gli sproloqui allarmati e liberali perdono tutta la loro ragion d’essere. il fascismo non è il contrario della democrazia ma ne è l’intimo complemento. i cosidetti giovani sovranisti non sono che l’espressione ultima e compiuta, di una torsione esplicitamente autoritaria della macchina statale, tutto a vantaggio del libero mercato”

(Aurora dice…)

Se ci guardiamo intorno è facile farsi prendere dallo sconforto, dalla volontà di lasciar perdere, o ancor più di ritirarsi ad uno stoico snobismo verso le classi che 40 anni fa riempivano le nostre fila. Tuttavia lo sappiamo e lo dobbiamo tenere bene a mente: qui ci vogliono distruggere. Padroni, politici e fascisti bramano la nostra messa a tacere forse più di quanto noi bramiamo la loro. Il revisionismo storico non è contingente, ma organico, il suo obiettivo è chiaro. E noialtri? Abbiamo un’idea del nostro obiettivo? di chi sono i nostri nemici, i nostri oppressori? Per far fronte ad un fascismo istituzionale e diffuso, solubilizzato all’interno del senso comune, abbiamo bisogno di farci noi stessi organizzati, obiettivi. Per questo abbiamo deciso di chiederci chi è l’oppressore che oggi siamo destinati a combattere: porsi le domande giuste può portare a traguardi ben lontani dal nostro orizzonte.

Ce lo siamo chiesti per ricordare ancora a noi stessi quei motivi che ci spingono a rifiutare ciò che ci circonda, quell’inquietudine che non ci permettere di guardare fino alla fine un telegiornale per la rabbia che c’assale. Quelle verità etiche che sentiamo dentro e che sono in assoluto disaccordo con l’esistente: come gli ideali della Resistenza. L’odio per i prepotenti e non l’esaltazione della forza, la ribellione di chi non ce la fa più contrapposta ad una vita di soprusi, la cura degli altri piuttosto che l’indifferenza, il “si parte e si torna insieme” invece della competizione. Tutto ciò è totalmente incompatibile col mondo di merda che ci troviamo a vivere ogni giorno e contro cui lottiamo. Perchè in fondo, ciò che si dice è vero, noi lottiamo contro il mondo ma anche contro noi stessi, contro quella parte di barbarie quotidiana che si è incarnata in noi e che riproduciamo nei nostri modi di vita. 

Lottiamo, come ci è solito fare, ognuno secondo le proprie modalità, insistentemente, a volte disorganizzati e stanchi, rifiutando, calpestando il terreno in cui vorrebbero tumularci. Determinati sì, a volte con rabbia, eppure ne siamo certi, mai mossi da odio, ma da amore. 

Nell’estate del 1944 l’area di confine tra le province di Belluno, Bolzano e Trento fu contraddistinta da un’intensa attività partigiana.  e, soprattutto, la sicurezza dei cantieri che di lì a poco avrebbero avviato i poderosi lavori di costruzione della Blaue linie. L’offensiva partigiana fu presto perseguita delle autorità militari nazifasciste: dall’agosto all’ottobre 1944, si susseguì una serie di operazioni antipartigiane volte a reprimere l’insorgenza dei «ribelli» e a riportare sotto Le azioni di guerriglia, con attacchi, imboscate e sabotaggi, intraprese dai partigiani delle formazioni veneto-trentine misero in crisi il sistema di comunicazione tedesco. Dopo aver colpito una prima volta il Battaglione Gherlenda (Brigata Garibaldi Gramsci) in settembre, le forze tedesche e gli uomini del Secondo Battaglione CST (Corpo di sicurezza del Trentino) guidati dal capitano delle SS Karl Julius Hegenbart condussero, tra l’8 e il 12 ottobre 1944, un altro rastrellamento. All’operazione parteciparono non meno di 500 uomini. In tutta l’area, furono rastrellate circa 140 persone, poi arruolate nei cantieri della Todt di Pergine e Trento. Durante l’azione, i militari catturarono Clorinda Menguzzato, partigiana di 18 anni conosciuta con il nome di battaglia Veglia. La giovane fu seviziata, violentata dai militi del CST  e uccisa, il suo corpo abbandonato lungo la strada in direzione di Pieve Tesino l’11 ottobre, come monito per tutta la cittadinanza. 

Qualche mese dopo, nel febbraio 1945, venne uccisa dai Nazisti una compagna di Veglia della Brigata Garibaldi Gramsci, Ancilla Marighetto. La partigiana Trentina conosciuta come Ora, anche lei di 18 anni, venne fucilata brutalmente dai nazifascisti , insieme ai suoi compagni e alle sue compagne, presso Castel Tesino.  Ora, insieme al resto del gruppo, venne catturata durante un agguato delle truppe naziste capitanate da Hegenbart, e uccisa, dopo essere stata torturata nel castello del Buonconsiglio, poiché aveva risposto con il silenzio alle domande del capitano sull’organizzazione delle truppe partigiane. 

Ora e Veglia pagarono con la vita il loro coraggio, il loro non voler abbassare la testa dinanzi alle barbarie nazifasciste. 

Il loro carnefice Karl Julius Hegenbart  venne condannato all’ergastolo, senza tuttavia scontare nemmeno un giorno della sua pena in quanto non fu mai estradato dall’Austria, dove morì nel 1990, al termine di un’esistenza vissuta nel segno della vigliaccheria.  

Abbiamo deciso di raccontare i sacrifici di Ora e Veglia perchè la loro è la storia di due giovanissime donne che decisero di parteggiare per la causa della resistenza, perchè credevano in un modo migliore. Perché con il loro coraggio hanno deciso di non abbassare la testa dinanzi alle barbarie nazifasciste. Perchè hanno deciso di stare dalla parte giusta della storia. 

Ma anche perché i loro carnefici sono rimasti impuniti per i crimini efferati  dei quali si sono macchiati. Perché da una parte la Repubblica Italiana istituiva la festa della liberazione e portava avanti la memoria di una resistenza deconfluttualizzata nelle sue istanze più radicali e pacificata, dall’altra ha perseguito i partigiani e le partigiane compagni e compagne di Ora e Veglia. Mentre veniva concessa l’amnistia per chi massacrava civili inermi che non si erano voluti piegare all’oppressione fascista, venivano reinserite negli ambienti di potere le elite economiche complici del fascismo. Mentre con il codice penale fascista veniva perseguit* chi lottava per l’uguaglianza, venivano riciclati  i “camerati” per compiere stragi contro le rivendicazioni studentesche e operaie.

E oggi ci troviamo a dover sentire da politicanti, pseudogiornalisti e pseudostorici, che valgono meno di un capello di chi combatteva per la libertà, attuare un revisionismo storico che mette sullo stesso piano gli oppressi e gli oppressori. Dobbiamo sorbirci il teatrino della celebrazione delle vittime delle foibe, in cui cameratini di casapound, protetti dai loro amici della polizia, provano a riabilitarsi e uscire dalle fogne in cui la storia gli aveva confinati. Ancor più abietto (e perdente) è l’utilizzo strumentale, da parte della sinistra, di un antifascismo da salotto, tenuto buono come spauracchio contro i sovranisti brutti e cattivi e da sbandierare in campagna elettorale o durante le commemorazioni istituzionali.

Questo avviene perché la memoria della Resistenza e degli ideali che animavano partigiane e partigiani fanno ancora paura ai padroni e ai governanti. La potenza del popolo insorto, costruita con pazienza, tenacia e tempismo storico, che si libera degli oppressori va ricordata e studiata. Ma non per celebrarla come un feticcio museale, ma per decidere da che parte stare, per essere ogni giorno partigiani. Per vivificarla come vivi sono i legami, le emozioni, i rapporti nelle lotte di resistenza. 

E quindi viva la Resistenza e viva i partigiani e le partigiane. Che ci liberi quello stesso vento dai fascisti e dai liberali che gli fanno da portieri. Dai servi e dai padroni. Che liberi la vita.

Ora e sempre.




Fonte: Curtrento.noblogs.org