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Cua: “Non ci fermeremo senza un tavolo di trattativa, senza aver ottenuto tutto quel che chiediamo. Appuntamento a domani per un pranzo a Lettere da dove poi “andare a portare la nostra rabbia dentro al rettorato”.

17 Novembre 2022 – 23:15

È stata una giornata lunga e tesa quella iniziata con lo sgombero dell’occupazione di via Oberdan, proseguita per tutto il giorno con alcune/i occupanti sul tetto dello stabile e le/i solidali in presidio per strada che si confrontavano a più riprese con la polizia, sfociata poi in un corteo serale di centinaia di persone per le vie del centro e finita con l’occupazione della Scuola di Lettere in via Zamboni 38. “A oltranza”, assicurano le studentesse e gli studenti.

In mattinata c’era stato un primo momento di tensione, con poliziotti che cercavano di allontanare i manifestanti spingendo con gli scudi, “mentre i manifestanti provavano a fare passare un’ambulanza per uno dei ragazzi fermati ma non in stato di fermo da più di quattro ore”, stando a quanto riferisce il Colettivo Universiario Autonomo. Per il Cua si è trattato di “uno sgombero firmato dall’Università”, coinvolta nella proprietà dell’immobile, “uno sgombero agito contro chi non trova casa in questa città, uno sgombero che mostra il vero volto del rettorato dell’Unibo: sordo e indigesto alle istanze sociali”.

Mentre via Oberdan restava bloccata da un’ingente dispositivo di polizia, intorno alle 10 alcune/i occupanti sono usciti dall’occupazione (erano in 15 al momento dello sgombero), accolti dagli applausi dei solidali in presidio, alternati a cori “vergogna, vergogna” rivolti agli agenti.

Dopo mezzogiorno ci sono state “nuove cariche della polizia mentre il presidio solidale aveva deciso si muoversi in corteo per raggiungere un contatto visivo con le compagne sul tetto”, raccontavano del collettivo, “è questa l’Università che dalle poltrone vogliono? Nella giornata dello studente a Bologna cariche e manganelli a chi chiede una casa, è questa la risposta all’emergenza abitativa dell’UniBo?”. E poi la promessa: “Da domani andiamo ad occupare la casa del rettore e quella del prorettore, così capiscono cosa significa andare ad abitare sotto i portici”.

“Servono fatti e non parole. E, ad ora, gli unici fatti prodotti dall’università dopo l’occupazione si racchiudono nello sgombero e nelle cariche di questa giornata”, mandava poi a dire il Cua, affermando che le richieste avanzate dal momento dell’occupazione “non sono state minimamente ascoltate dalla governance universitaria”. In particolare, “vogliamo che via Oberdan 16 venga adibita nel minor tempo possibile ad alloggi pubblici per studenti e studentesse, o comunque aperta nelle forme più appropriate al vincolo storico a cui è posta, per tutta la comunità universitaria (aula studio, aula conferenza, sede di mostre)”.

Solo intorno alle 19, dopo un lungo fronteggiamento tra manifestanti e agenti, le/gli attiviste/i del Cua hanno ottenuto che le persone sul tetto potessero scendere insieme ad un’avvocata e ricongiungersi (tra gli applausi e i cori) con il presidio in strada. Di lì a poco è  partito un corteo partecipato da centinaia di persone lungo via Marsala, piazza Verdi, Largo Respighi, via delle Moline, via del Borgo di San Pietro, via Irnerio, viale Filopanti, via San Giacomo, piazza Puntoni e infine via Zamboni, dove al civico 38 le/i manifestanti hanno fatto ingresso nella scuola di Lettere: “In centinaia e centinaia abbiamo appena occupato via Zamboni 38 dopo un’intensa giornata di lotta e resistenza, passata sul tetto, passata dentro lo stabile di via Oberdan 16, passata in presidio solidale. Alle 18 di questa sera siamo partite in un corteo rabbioso per tutta la città, che a sua conclusione dichiara: il 38 nuova occupazione abitativa per tutti! Per ogni sgombero nasceranno 100 nuove occupazioni, e questo è solo l’inizio. Non ci fermeremo prima di un tavolo di trattativa, prima di aver ottenuto tutte le nostre richieste. Da stasera il rettorato di questa università ha un nuovo vicinato, agguerrito e pronto a farsi sentire”.

Le/gli studentesse/i hanno infine dato appuntamento a domani per un pranzo nelle facoltà occupata da dove poi “andare a portare la nostra rabbia dentro al rettorato”.




Fonte: Zic.it