Novembre 19, 2021
Da Il Manifesto
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Costretto all’assassinio per poter vendicare Shoko, la sua amata segreta, il giovane Atsushi Wakizaka si ritrova ad accettare la ricattatoria proposta dell’unico testimone del delitto, un funzionario corrotto colpevole della sottrazione di 30 milioni di yen: custodire la somma finché quest’ultimo non avrà scontato la sua pena. Ma la donna nel frattempo si è sposata con un altro, e Wakizaka decide bene per se stesso di tagliare i ponti col futuro, dissipare nel piacere tutto il denaro preso in consegna e avviarsi dritto e velocementeall’auto-distruzione.

Mai troppo ampiamente affermata e storicizzata, la forza distruttiva del cinema di Nagisa Oshima (1932-2013) contro tabù e status quo della società giapponese della seconda metà del Novecento trova pieno dispiegamento in «Pleasures of the flesh» (Etsuraku, 1965, in Italia Il godimento), girandola di piani-sequenza e sovrimpressioni atta a veicolare frustrazioni e pulsioni inconfessabili del singolo nei confronti di una collettività alienata, e sopratutto avvisaglia dei grandi risultati a venire («L’impero dei sensi», su tutti). La radioscopia di una «soggettività nevrotica», secondo Jean Douchet, in dvd nella «Oshima Collection» di Artificial Eye.

Rivolta, antagonismo e piacere del tumulto – pur se in chiave romantico/scanzonata e dall’esito deliziosamente stucchevole – anche in una tra le più dimenticate testimonianze provenienti dal 1968, Summit di Giorgio Bontempi (presentato lo stesso anno alla Mostra di Venezia). A Parigi per seguire una conferenza (e soprattutto respirare l’aria profumata del joli Mai), il giornalista Paolo (Gian Maria Volontè, doppiato) torna alla frequentazione della sua ex Annie (Mireille Darc), indecisa tra la nostalgia del passato e l’attuale e più giovane bellimbusto che vuole portarsela a New York. In attesa di una scelta esistenziale definìtiva, è la sorte dell’Europa a fare da contrappunto alla vicenda dei due protagonisti, dalla Francia fino a Berlino e poi a Varsavia, mentre l’ininterrotto birignao politico stenta a trovare uno stabile punto di caduta . Con Olga Georges-Picot, Giampiero Albertini, Erika Blanc e Carlo De Mejo: su YouTube.

Se il senso di catastrofe e di apocalisse accompagna ormai, più o meno sommessamente, il nostro quotidiano, allora può tornare legittimamente d’attualità il lontano «La fin du monde »(1931) di Abel Gance: Jean Novalic (lo stesso regista) e suo fratello Martial, in dissidio per motivi sentimentali, scoprono che nel giro di pochi mesi una cometa precipiterà sul nostro pianeta… Di fronte a una popolazione mondiale terrorizzata, compito delle Nazioni sarà quello di mettere fine ai conflitti internazionali e proclamare ecumenicamente una «Repubblica Universale»… Nel passaggio dal muto al sonoro e sorretto più che altro da un grandioso velleitarismo (confermato da un perplesso Sergej Ejzenstejn in visita sul set) il film vide la luce già con i caratteri della disfatta, mutilato di buona metà della sua durata, ma coerente frutto di un autore che esplicitamente dichiarava di preferire la tragedia alla serietà. Gaumont Classiques lo ripropone oggi in blu-ray.




Fonte: Ilmanifesto.it