Settembre 26, 2021
Da Umanita Nova
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Anche questo numero dell’osservatorio esce dopo quattro mesi, il
lavoro di raccolta dati non si ferma, come non lasciano respiro i
ritmi di lavoro, sempre piu` oppressivi. Non ci sono mai buone notizie
sul fronte della sicurezza del lavoro in regione. In questi mesi
estivi fatti di precariato e lavoro nero, stagionale l’arretramento
del livello di sicurezza lavorativa, sia in senso economico (leggasi
ricattabilita`), che di esposizione ai rischi di infortunio e` un
fatto, ormai consolidato, di contratti e di lavoro precario,
determinato, che di certo non fornisce il tempo adeguato per avere
sufficiente esperienza nelle proprie mansioni e stabilita` per
costruirsi una vita. I corsi e la formazione, organizzati sempre a
norma di legge, a volte in modo superficiale, riescono nell’intento di
deresponsabilizzare il padrone, per noi purtroppo rimane solo
l’esperienza nella mansione per comprendere i rischi che corriamo, e
spesso non basta, mentre l’imprenditore spinge sempre piu` avanti
l’asticella del compromesso per reggere la concorrenza, in certi
settori, con la vera e propria schiavitu`. Dove invece la gestione del
lavoro e` piu` strutturata e controllata, i lavoratori passano
dall’essere carne da macello a puri numeri da esporre su una lavagna
ai propri investitori, una stima numerica di traverso e intere
comunita`, di famiglie, perdono le proprie principali fonti di
reddito, farne un problema legale semplicemente disumanizza il sudore,
la professionalita` di centinaia di lavoratori che hanno dato un
apporto reale all’elevazione di gruppi come Elica, che alla bisogna
valutano e paventano di mettere i lavoratori alla porta al momento
piu` redditizio. Tornando al mondo dell’imprenditoria rapace e
ignorante, decine sono i lavoratori completamente in nero o
parzialmente in regola, scoperti in questi mesi, nei rarissimi
controlli effettuati. Sono risultati oltre il 50% dei rapporti di
lavoro irregolari in un albergo a Fermo, oltre l’80% del personale
invece, in un azienda tessile di Sant’Angelo risultava in nero, con
l’aggravante di non rispettare alcuna norma di sicurezza. A Camerino,
nel settore manifatturiero, sono stati riscontrati livelli circa del
40% di personale non in regola. Gli infortuni di tutti questi
lavoratori andranno a far numero, sulla cronaca, solo in caso di
morte, forse. Dopo i piagnistei dei piccoli, che vivono sui consumi
dei lavoratori, escluso forse il settore moda e il calzaturiero (che
faranno esplodere tra poco tutto il loro peso sociale di
disoccupazione, sempre se la giunta non mettera` mano al portafoglio),
quasi tutti i settori industriali regionali hanno recuperato le
perdite dovute al covid, obbligati a reinvestire dopotutto solo in
mascherine e gel per i dipendenti, quando questo avviene davvero.
Trainate dalla meccanica (macchine utensili) e dagli elettrodomestici,
le esportazioni dei padroni si sollevano di un +10% sui dati
pre-pandemici. Ma si sa, siamo in un periodo di accumulo dei capitali,
e le ricadute occupazionali non investono i territori di riferimento
dei vari comparti, soprattutto il fabrianese, storico territorio
dell’elettrodomestico. Dei centinaia di cantieri nel sud della
regione, molti rimangono ancora solo sulla carta, lo spopolamento
delle zone colpite dal terremoto di ormai 5 anni fa e` una realta`.
Dopo cosi` molti anni, come si pensa che la popolazione attiva non
abbia ricostruito la propria vita altrove? o che abbia almeno tentato
di farlo. Una ricostruzione che quando finira` lascera` un territorio
effimero, ad uso e consumo del turismo, in cerca di un mondo ancora
autentico, tanto decantato dalle prestigiose guide turistiche, ma che
si rivelera` piccolo per i grandi numeri che giustificherebbero gli
investimenti, e fittizio, come quello esperienziale che si cerca in
lidi lontani. I nostri territori, prima produttivi, man mano si
trasformano in passivi e la vitalita` che animava i piccoli paesi
sparsi, dalle colline al mare, scemera`, insieme con le persone
migrate, loro malgrado, in cerca di servizi e posti di lavoro. A chi
rimarra` nei prossimi anni, si ritrovera` dinnanzi al sempre piu`
urgente bisogno di sperare e riorganizzare una realta` che sia ancora
includente e lontana dalla logica del profitto.

A cura del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” di Jesi




Fonte: Umanitanova.org