Settembre 15, 2021
Da Umanita Nova
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Nel corsivo “Sciruccazzu” del periodico “Sicilia Libertaria” (luglio – agosto 2021) viene fatto un parallelismo fra obiezione di coscienza all’IVG ed il rifiuto da parte di alcuni sanitari di vaccinarsi. Esercizio retorico attraverso il quale vengono poste le seguenti domande: “Perché non può essere ammessa l’obiezione di coscienza al vaccino? Si teme forse l’effetto contagio che in tal caso scatterebbe? Se così fosse, non è che una pratica terroristica e punitiva vuole sostituirsi ad una deficienza di motivazioni valide?”. I quesiti posti meritano un’attenzione particolare.

In primo luogo va sottolineato il paragone inappropriato fra obiezione di coscienza all’IVG e rifiuto vaccinale. L’accostamento fatto deriva da una forzata lettura liberale delle questioni poste. L’obiezione di coscienza è una forma di pressione politica classista che, nascondendosi dietro questioni di fede personale e dogmi religiosi, rappresenta uno strumento di pressione e ricatto.

La scelta dell’obiezione di coscienza all’IVG, se può essere legittimata sul piano religioso, rappresenta una forzatura di pensiero sul piano della garanzia delle libertà in quanto, ancor prima di tutelare la scelta di fede del singolo, diventa strumento coercitivo e condizionante della singola persona nel poter fare una scelta determinata, cosciente e libera.

Strumento coercitivo anche sul piano della cultura professionale, figlia delle idee liberiste moderne che vede il professionista sanitario, rispetto all’obiezione di coscienza, dover subire una pressione in merito a un comportamento da tenere o meno. Quanto questa scelta sia libera nei tanti sanitari obiettori è difficile da determinare; si presenta, infatti, come ulteriore strumento di pressione interna.

Quello che ci interessa in questo lavoro è l’incongruità tra un’obiezione che uccide le donne e una, quella sul vaccino, che deriva dalla paura e fake news. Se le domande poste volevano avere un tono provocatorio, mettendo in evidenza la contraddizione del comportamento della gerarchia statale, il binomio utilizzato mescola elementi relativi a contesti sociali e politici nettamente diversi. Inoltre si vuole sollevare una supposta contraddizione che il dominio ha ben presente, anche per molti altri comportamenti a livello individuale.

I detentori del potere non vengono turbati se qualcuno mette in dubbio la mancanza di coerenza culturale e giuridica da essi espresse. Le contestazioni di piazza avvenute nelle settimane e nei mesi scorsi mostrano sì una insofferenza diffusa, ma non tale da poter far presagire che esse rappresentino la punta di un iceberg di una rivolta popolare che cova sotto le ceneri.

A peggiorare tutta questa situazione – sia quello che è stato scritto nel citato corsivo, oltre a quello che avviene in piazza, sui social, sulle app di messaggistica – è l’accostare la pratica vaccinale a misura terroristica e punitiva. È la pandemia, e non le vaccinazioni, a seminare terrore, morte e distruzione dei sistemi sanitari.

Poi, se si vuole entrare nel merito alle scelte fatte nei confronti dei sanitari che non vogliono vaccinarsi, queste non possono essere liquidate semplicemente con una difesa tout court delle libertà individuali. È necessario fare un’analisi più approfondita sia sul grado di istruzione scientifica del personale sanitario sia sul menefreghismo di una scelta personale fatta – infischiandosene di quello che questa può comportare a livello di ricadute collettive.

Il problema di questo corsivo è la mancanza di analisi sulle scelte fatte da un personale sanitario non vaccinato che opera o interagisce con degenti o persone fragili a livello salutare. Al tempo stesso, si vuole sottolineare come le prestazioni sanitarie, e non solo, siano fortemente operatori-dipendenti, lasciando il paziente indifeso e in loro mano.

Quante volte una prestazione, un servizio, un tipo di cura o di terapia sono stati negati o mal eseguiti semplicemente per “cattiva coscienza professionale”, senza che questa peraltro possa essere risultata evidente, se non ai diretti interessati? Un sistema sanitario operatore-dipendente è un problema di classe e sindacale, politico e sociale. È un problema di rilievo per ogni libertario.

Il corsivo, come tale, per la sua povertà di analisi e di argomentazioni, per l’inadeguatezza delle questioni sollevate potrebbe benissimo essere ospitato su un periodico sovranista, populista, fascio-leghista o terra-piattista. Nulla lascia presagire al suo interno una visione libertaria della società, alternativa all’attuale visione classista della politica e dell’economia.

Lo scritto in questione sembra quasi voglia strizzare l’occhio ai no vax presenti in giro, in mezzo ai quali si può registrare anche una presenza occasionale di diversi libertari e anche di persone della sinistra “radicale”. Qualche bandiera nera è anche spuntata qua e là negli stessi cortei dove c’erano pure diverse braccia tese nel saluto romano. Nulla di nuovo, in tempo di guerra o di pandemia, la confusione regna sovrana.

Certo, quanto detto è una chiave di lettura contestabile; indubbiamente mostra però anche un altro fatto molto più grave rispetto a tutti quelli sottolineati. Per correre dietro alle chimere liberali ed individualiste, l’articolo dimentica una visione sociale, classista, se si vuole socialista, o comunista libertaria, o quanto meno sindacalista.

Assente qual si voglia riferimento ai tanti lavoratori, non tanto costretti a vaccinarsi ma a lavorare in condizioni estreme con stipendi infimi; per cui il vaccino, coscientemente, ha rappresentato una forma di tutela garantita, e gratuita, contro i rischi di contagio cui quotidianamente sono sottoposti.

In questo ovviamente non si fa riferimento solo ai sanitari ma a tutte le categorie di proletari che si sono ritrovati a doversi tutelare, prima ancora che col vaccino, con DPI negati dai datori di lavoro e pagati di tasca propria.

Ecco, due parole, anche retoriche, su questo fatto non sarebbero state mal accolte, magari con un piccolissimo – è pur sempre un corsivo – riferimento al contesto attuale. Un contesto che è quello di una pandemia e, di là di qualsivoglia elucubrazione mentale, questa si combatte con il confinamento, cioè limitando al massimo le situazioni favorenti al contagio e sviluppando una risposta terapeutica che vede nel vaccino l’arma primaria contro ogni malattia trasmissibile.

I vaccini contro il Covid 19 hanno dimostrato di funzionare nel contenere la malattia, i suoi effetti peggiori, e mortali, a fronte di effetti collaterali ridottissimi nella frequenza e gravità. La mortalità è, stando alle cifre attuali, quasi esclusivamente presente nei non vaccinati. Da qui in poi sarà necessario studiare i dati a disposizione. Per il momento comunque è fuor di dubbio che i vaccini funzionino.

Detto questo, se si vuole fare un’analisi della situazione politica e sanitaria attuale bisogna fare attenzione a non confondere i provvedimenti strettamente connessi al contenimento della pandemia e quelli poi indirizzati in secondo luogo all’economia, alla società. È fuor di dubbio che con la scusa dei primi si sono fatte molte cose nei secondi a favore dei soliti padroni del vapore ma questa non è una novità. È il capitalismo, la gerarchia statale e le loro varie espressioni tentacolari e clientelari.

Lo sciacallaggio economico e politico, elettorale e sociale fatto durante questa pandemia va decisamente denunciato. Una pandemia si realizza grazie a un contesto sociale e sanitario depauperato nel tempo, favorendo, nel lungo periodo, lo scatenarsi del contagio e l’incapacità nell’immediato di farvi fronte. Ciò si è visto nella primavera dello scorso anno.

Nella sostanza una pandemia prende il via quando saltano tutti i meccanismi di prevenzione, cura, senso comune e condivisione di cura e protezione; si sostituisce sempre più un fare liberista, squilibrato, improvvisato nonché iniquo, in cui le risorse individuali e collettive vengono erose in poco tempo, lasciando garantiti solo pochi privilegiati. Questo è quanto è accaduto e continua ad accadere.

Bisognerebbe occuparsi di come le gerarchie politiche ed economiche, anche interne agli ordini sanitari, si siano occupate, dopo un primo momento di totale confusione, di badare al proprio tornaconto di classe. Entro certi limiti, la salvaguardia della salute pubblica è un interesse primario per chi governa in quanto si preoccupa di rispondere sia ad un elettorato specifico che ad una classe borghese locale e straniera. I comportamenti di personaggi come Bolsonaro, Orban, Trump, Johnson, Putin, Troudeau, Merkel, Macron, Sanchez etc, rispondono a logiche elettorali e borghesi che non devono essere sottovalutate o trattate in modo spiccio.

L’elemento di maggior interesse, oltre il riuscire a governare il presente, è quello di poter governare anche nel futuro. Una delle principali preoccupazioni dei governi italiani (Conte II e Draghi) riguardante la pandemia è stata se essa potesse scardinare l’impianto di trasformazione radicale dell’universalismo del sistema sanitario pubblico in atto da anni. Dato il contesto, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, i governi hanno evitato lo scardinamento totale del welfare italiano – relativo non solo alla sanità ma anche alla scuola, ai trasporti, eccetera.

Le prospettive future, in termini di lotta e rivendicazioni, a tutt’oggi sono molto nebulose, sia perché i movimenti di classe erano ridotti al lumicino prima, sia per il fattore distraente, e distruttivo, di analisi e prese di posizioni bislacche fra il complottista e il proto-ducismo di piazza.

Buone le reazioni degli operai licenziati alla GKN, o alla Whirlpool, o all’Elica ma decisamente molto deboli sul piano delle ricadute concrete, vista la forza enorme della controparte. C’è da sperare un po’ per il futuro; la possibilità che si manifesti una reazione rabbiosa e inconsulta di piazza, artificiosamente pilotata dalle destre o anche dai “governativi”, impone però lo sforzo di evitare difese tout court delle idee liberali. Come libertari ci si deve focalizzare sulle questioni proprie del primo obiettivo strategico di lotta di sempre: la questione sociale.

Molti gli spunti, come si è visto in tal senso, offerti dalla pandemia, specie in termini di denuncia del depauperamento della società; molti allo stesso tempo gli elementi funzionali a far perdere tempo e a comportarsi in maniera utile, consciamente o meno, per gli interessi dei padroni del vapore.

Da che parte cominciare? Da dove si vuole, purché sia lontana anni luce dalle stesse idee e piazze di fascisti e leghisti e vicina al cuore, alla quotidianità di vita e di lavoro, ai metodi libertari e non liberali, degli sfruttati. Gli sfruttati, i veri ribelli di sempre. Anche quando non fanno ribellioni.

Giordano Cotichelli




Fonte: Umanitanova.org