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Oggi l’inaugurazione del supercomputer Leonardo alla presenza anche del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Laboratorio Cyibilla manifesta nella zona: “Non possiamo rimanere a guardare mentre tanta tecnologia, tanta innovazione non è nelle nostre mani, non è usata per noi, per il benessere collettivo”.

24 Novembre 2022 – 16:01

Bloccato il ponte Stalingrado”, stamattina, “in occasione dell’inaugurazione del tecnopolo di Bologna, l’area destinata a diventare la Data Valley italiana ed europea – che sarà la casa di Leonardo, il più potente computer in Europa per potenza di calcolo e tra i primi cinque nel mondo, e che è gia la dimora del Data center europeo per il meteo Ecmwf”: perchè “non possiamo, in quanto cybill3, rimanere a guardare mentre tanta tecnologia, tanta innovazione non è nelle nostre mani, non è usata per noi, per il benessere collettivo”. Così il Laboratorio Cybilla, che aggiunge: “Ciò che sappiamo rispetto alla tecnologia è che si tratta non di un blocco monolitico di informazioni, di studi, di ricerche, non di un campo neautrale, quanto più di un terreno di lotta sul quale stiamo ancora giocando le nostre battaglie e di cui il tecnopolo è spazio politico di contesa. Una pretesa, una sfida, una lotta che, come sempre, ha in ballo le nostre esistenze, la nostra autodeterminazione, la nostra liberazione, ma anche i nostri possibili assemblaggi, le nostre potenziali mostruosità, la nostra futura capacità di creazione altra di forme di esistenza, di forme di sopravvivenza e di parentele cyborg. Cyborg come i nostri corpi legati e connessi tra loro che si trovano a scambiarsi flussi di energie differenti da quelle sprigionate dalle tecnologie quando in mani nemiche, in mani che detengono il potere, che costruiscono e rinforzano le gerarchie che ci vogliono invece, umane nel senso capitalista del termine, angeli del focolaio, procreartrici di figli, rinchiuse nelle nostre case e funzionali alla riproduzione del sistema stesso che ci opprime”.

Continua il comunicato: “Sappiamo bene, infatti, come anche questo è uno strumento – la tecnologia – fin troppe volte utilizzato per disciplinare, per controllare, per reprimere e marginalizzare noi soggettività povere, migranti, sex workers, lgbtqiap+, rese visibili solo laddove l’algoritmo deicide che dobbiamo essere punit3, solo laddove i data decretano la nostra espulsione, il nostro confinamento, la nostra negabilità o impiegato per portare avanti guerre in ogni dove, anch’esse funzionali al riprodursi degli stessi schemi e confini. Per questo abbiamo delle telecamere che rigettiamo, in quanto simbolo di questo sistema di controllo e che proliferano nelle nostre città, spacciate come mezzo per farci sentire più sicure, mentre riconfermano soltanto che per le istituzioni disciplinamento e militarizzazione equivalgono a safeness, quando noi sappiamo fin troppo bene che non è così. Tecnologia come strumento ultizzato da pochi per perpetuare lo sfruttamento delle nostre vite e dei nostri corpi, meccanismo alla base del sistema economico capitalista in cui ogni giorno noi soffochiamo e invece altri godono del lusso che ci è stato rubato. Al contrario però, quando esso è nelle nostre mani, può diventare un nostro spazio safer, che ci fa sfuggire alle minacce che subiamo nell’ambiente domestico, che ci fa ignorare i cat calling sull’autobus, che ci mette in relazione con altre donne e soggettività marginalizzate, facendoci sentire meno sol3. Quando è nelle nostre mani, ne sentiamo la potenzialità guaritrice, la possibilità di miglioramento delle nostre esistenze. Quello che urliamo oggi è infatti la pretesa che di questa scienza, di questa tecnica se ne faccia uso solo e soltanto per il bene collettivo, che data e calcolatori siano solo e soltanto mezzi per fuoriuscire dalle violenze, non per incarnarle, per darci la reale possiblità di essere umane oltre umane, non per ridurci a progenitrici”.

Per questo “siamo cablate tra di noi, per questo blocchiamo i flussi in favore dei nostri flussi di energia di pretesa, di rabbia, per questo- prosegue Cybilla- rimettiamo in evidenza il rosso della violenza che subiamo, ad un giorno dalla giornata internazionale contro la violenza maschile e dei generi, per questo scriviamo su dei computer che cosa vogliamo: reddito, autodeterminazione e tecnologie per il bene comune, per una salute transfemminista. Da sempre nei nostri discorsi e nelle nostre azioni i temi dell’autodeterminazione, della casa, del reddito e della possibilità di uscita dal proprio nucleo familiare hanno trovato centralità. Se fino a poche settimane fa per tantə di noi queste parole rappresentavano sogni di fuoriuscita dall’ oppressione quotidiana, oggi diventano strumenti affilati per un terreno di battaglia che diverrá sempre più violento perché il sistema vigente ci nega la voce, taglia le nostre corde vocali cercando di far scomparire le nostre istanze nel silenzio. Ma noi non staremo zittə, non ci piegheremo mai ai loro tentativi di zittirci. Con sempre più rabbia, lotteremo per noi stessə e per lə nostrə compagnə. Urleremo, se necessario. Ed è urlando con rabbia che vi diciamo che: da quando Giorgia Meloni si è insediata al governo, perfino le poche briciole concesseci vengono via via minate. Tra poco più di un mese ci verrà tolta la possibilità di richiedere il reddito di cittadinanza, strumento di base già minimo e carente e, a partire dal 2024, verrà eliminato completamente. Come possiamo pensare di slegarci dal nostro nucleo familiare, di svincolarci da contesti non safe e da ricatti familiari sulle nostre scelte di vita, di uscire da contesti violenti e di costruirci da solə quando ci viene tolto tutto? Lo scriveremo sui muri, lo urleremo nelle strade, lo ribadiremo con i nostri corpi: vogliamo, pretendiamo, il reddito di esistenza universale”.

Concludono le attiviste: “Vogliamo, pretendiamo, la possibilità di scelta sulla nostre vite. Pretendiamo che la nostra autodeterminazione non si limiti, pretendiamo che sconfini oltre le mura in cui la rinchiudete perché lo sappiamo benissimo che l’autodeterminazione è tale nel corpo tanto quanto in ciò che lo determina (/che ne determina le esperienze). Sappiamo che la possibilità di decidere per sé, come corpo e come soggettivitá, la si può trovare solo nel taschino del portafoglio. Reddito e tecnologie per l’autodeterminazione!”.

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Fonte: Zic.it