Giugno 17, 2021
Da Bu
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  • Per la consueta rubrica “padri&figli”: mi scrive su facebook G. B., in un commento (ora non più visibile) a un mio post in cui linkavo questo mio “tentativo autobiografico di un mezzo matto“, che nella sua parte finale è poi principalmente un tentativo di chiarirmi e chiarire le difficoltà del rapporto con mio padre: “A volte si ha bisogno di dire un bel vaffanculo a qualcuno. E dopo ci si riconcilia più facilmente”.
    Cara G., scherzi? Quando è capitato con mia madre presente, lei subito pompierizzava in stile super-tragico, probabilmente per la paura che passassimo alle mani, conoscendo l’orgoglionità e la rabbia represse di mio padre, ma anche la mia tendenza a subire, si, ma solo fino a un certo punto. Sicché, con lei presente, non era possibile. Inoltre, se alzavo i toni con lei, perché lei era autoritaria, mentre mio padre era quello “fai ciò che vuoi”, invece di trovarmelo alleato… quella volta, più unica che rara, che mi scappò un “vaffanculo” rivolto a lei, lui mi portò a schiaffoni dalla cucina in camera mia, al ringhio di “Hai mancato di rispetto a tua madre! Hai mancato di rispetto a tua madre!”. Così, essendo questa la situazione di base (impossibile mandare affanculo e poi riappacificarsi: tabù totale, rischio escalation, rischio disgrazia), capisci che uno che già ha qualche difficoltà sua è facile che vada fuori di testa.
    Quando mia madre non c’era, durante l’adolescenza un paio di volte ho provato ad attaccarlo, sempre dapprima con critiche circostanziate, ma siccome *non capiva* quelle critiche, proprio *non le capiva*, non le *poteva* capire – perché aveva avuto una storia tutta diversa, non era stato figlio “come noi” (più o meno), non era stato bambino “come noi” (più o meno), era cresciuto in brefotrofio, ecc., ecc., e perciò aveva una scorza orgogliona spessissima, e una certa tendenza a passare alle mani (di solito anche giustamente, nel mio caso magari un po’ meno) – entrambe le volte è finita che, per evitare lo scontro fisico con lui che si stava delineando, e che comunque forse non avrebbe portato a maggiore comprensione reciproca (o forse si, chissà, comunque… scasso la chiusura della parentesi e proseguo raccontandoti che: entrambe le volte sfondai a pugni una porta (di legno, non spessissimo): quella di camera mia la prima volta, quella del bagno la seconda. Capisci che poi uno, facile che finisca allo psichiatrico.
    Così, questo “vaffanculo” che mi suggerisci ho cercato e forse ho potuto dirlo soltanto “a babbo morto”, ma, più che dirgli “vaffanculo”, mi è venuto da raccontare quel che è successo tra noi, compresa la domanda sbagliata che gli feci per svalvolamento mio (mi paiono ormai abbastanza chiari i perché dello svalvolamento), e la sua non-risposta, altrettanto sbagliata.
    Non riesco, insomma, neanche adesso, quando ci penso, a mandarlo veramente affanculo, perché guarda in che mondo stiamo, e lui insomma ci provava a modo suo a cambiarlo, e questo è uno dei motivi per cui alla fine pure io, in parte come lui, un papà l’ho avuto poco, ecc., ecc., ecc. – ma il mio non è un lamento, è il racconto di una storia sfortunata, e il mondo resta lo schifo di immane ingiustizia che vedeva lui e resta lo schifo di ancora più immane ingiustizia che vedo io e che a volte mi pare voi non vediate, o non vogliate affrontare seriamente, e per questo io con lui, con il lui per me migliore, dico ancora rivoluzione (e quello che mando affanculo in pieno è, come sempre ma se possibile di più, il nonno fascista).



Fonte: Bu.noblogs.org