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E’ una situazione di particolare gravità e di pesantissima repressione quella che sta subendo la classe lavoratrice in questo momento. Di fronte alla inadempienza delle Istituzioni durante la pandemia, dove soprattutto i lavoratori e le lavoratrici della sanità sono stati mandati allo sbaraglio, oggi si fa cadere tutto il peso delle conseguenze sulle nostre spalle, sia in perdita di diritti, di potere d’acquisto, in disoccupazione diffusa.

Tutto questo è dimostrato e sanzionato dal governo Draghi che ha trovato l’unità a livello Istituzionale, dal centro-destra al centro-sinistra, con l’appoggio incondizionato delle associazioni padronali, con la complicità passiva dei sindacati confederali, nell’attuare un programma di lacrime e sangue verso lavoratori e lavoratrici.

Già circa un milione sono i nuovi disoccupati in questo periodo di pandemia pur con il blocco dei licenziamenti. E’ facile immaginare cosa accadrà dopo la fine di giugno con lo scadere del blocco come ha deciso il governo: sarà un massacro nella perdita dei posti di lavoro. Con le nuove disposizioni del governo in materia di appalti e subappalti, allargando ancor più le maglie nelle gare di appalto al massimo ribasso, ciò significa più potere alle mafie, al caporalato, ulteriore riduzione di diritti e più facilità di espulsione dei lavoratori.

Abbiamo visto cosa significa l’utilizzo criminale dei decreti sulla “sicurezza”, soprattutto nel settore della logistica oltre a tutti i settori lavorativi, dove si permette alle aziende di licenziare ingiustificatamente e di non rispettare gli stessi contratti di lavoro.

Abbiamo visto da parte della polizia violente cariche contro lavoratori che difendono i propri diritti, mentre si dà copertura a “squadracce” pagate dai padroni per bastonare selvaggiamente i lavoratori che protestano, fino a creare quel clima che ha permesso l’assassinio di Adil, sindacalista coordinatore del SI Cobas a Novara, investito da un camion al picchetto, mentre rivendicava con gli altri lavoratori il rispetto dei diritti.

Tutto questo ci deve portare ad una conclusione: LA NECESSITA’, SUI MEDESIMI OBBIETTIVI CONCORDATI, DI UNO SCIOPERO GENERALE DELL’INTERO ARCO DEL SINDACALISMO DI BASE E CONFLITTUALE. LI DOBBIAMO FERMARE!

Da parte nostra i principali obbiettivi da rivendicare in questo momento sono:

  1. Riduzione dell’orario a parità di salario;
  2. prolungamento del blocco dei licenziamenti;
  3. cancellazione dei decreti sicurezza;
  4. reinternalizzazione degli appalti con la responsabilità sempre del committente;
  5. contratto unico nel settore della sanità privata parificato a quello della sanità pubblica;
  6. aumento salariale per i lavoratori di tutte le categorie;
  7. riconoscimento dei diritti sindacali per tutte le organizzazioni presenti nelle aziende.​

La Segreteria e Esecutivo nazionale di USI CIT 23/06/2021​




Fonte: Usi-cit.org