Ottobre 9, 2021
Da Il Manifesto
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Antonin Artaud pubblicò nel 1925 Le Pèse-nerfs, unico libro stampato della collana «Pour vos beaux yeux», diretta da Louis Aragon, in una tiratura di appena 65 esemplari numerati, che prevedeva titoli dei maggiori artefici del Surrealismo: Breton, Éluard, Soupault, Péret, Desnos, lo stesso Aragon. In copertina campeggia un’immagine di André Masson, di un classicismo deturpato da elementi febbrili, allucinati. Il libriccino, di appena 22 pagine, contiene alcuni scritti eterogenei fra cui le tre Lettres de Ménage, dove si rievoca il rapporto burrascoso con l’attrice di origine rumena Génica Athanasiou.
A questo titolo si ispira quello della collana «Il Pesanervi» che Ginevra Bompiani e Giorgio Agamben concepirono a metà degli anni Sessanta dopo un lungo soggiorno a Parigi, coadiuvati da alcuni intellettuali d’eccezione come Juan Rodolfo Wilcock e Giorgio Manganelli. Questa straordinaria impresa editoriale è rievocata da Lucio Gambetti in Il Pesanervi Bompiani (1966-1970) che le Edizioni SO pubblicano come secondo numero di una collana dedicata alle «Collane» (pp. 108, s.i.p.), in cui si segnalano anche i tributi riservati alla rivista «Il Delatore» e alle Edizioni del Sole Nero, entrambi curati da Carlo Ottone.
Gambetti, cui si deve il prezioso repertorio delle prime edizioni La letteratura italiana del Novecento, originariamente allestito con Franco Vezzosi da Graphos nel 1997 e ristampato in versione aggiornata da Sylvestre Bonnard nel 2007 con il nuovo titolo Rarità bibliografiche del Novecento italiano, è uno dei maggiori specialisti di storia del libro, soprattutto in ambito novecentesco, autore tra l’altro di Rarissimi. Riflessioni sul collezionismo letterario del Novecento italiano (Biblohaus, 2015) e A proprie spese. Piccole vanità di illustri scrittori (Unicopli, 2015). In questo manualetto l’autore ripercorre e scheda in maniera impeccabile le diciassette pubblicazioni della collana edita da Bompiani, accompagnate dalla riproduzione di ogni singola copertina: dal titolo inaugurale Vathek di William Beckford, uscito nel giugno 1966, all’ultimo, risalente al marzo 1970, La montagna morta della vita di Michel Bernanos, quarto figlio, morto suicida a 41 anni nel 1964, dello scrittore francese Georges. Quasi un lustro, durante il quale la collana snocciola titoli che sono diventati pietre miliari del genere fantastico: da Il Golem di Gustav Meyrink, prefato da Elémire Zolla e con un frammento tratto dai Colloqui con Kafka di Gustav Janouch, al distopico Eva futura di Villiers de l’Isle Adam, arricchito da un saggio di Mallarmé, dalla visionaria riscrittura del Monaco di Lewis operata da Artaud a Il Supermaschio di un sulfureo Jarry, con traduzione e postfazione di Agamben.
Ma non mancano piacevoli sorprese: L’invenzione di Morel di Bioy Casares, prefato da Piovene e introdotto da Borges («Non mi sembra un’imprecisione o un’iperbole qualificare la trama perfetta» si legge in copertina), Lei di Henry Rider Haggard nella versione di Wilcock, con presentazione di Henry Miller, Cuori strappati di Montague R. James, con prefazione e illustrazione in copertina di Dino Buzzati, Racconti neri di Bierce introdotto da Agostino Lombardo, un classico del gotico come Melmoth di Charles Robert Maturin impreziosito da un cammeo manganelliano, una sorprendente Zuleika Dobson di Max Beerbohm. Un discorso a parte meritano due irregolari del Novecento francese, i parasurrealisti André Pierre de Mandiargues e Julien Gracq, di cui vengono presentati rispettivamente Il museo nero e Nel castello di Argol.
Ginevra Bompiani, nell’intervista che appare all’inizio del volumetto, rimarca il carattere di «collana raffinata, anticipatrice». In anni più recenti si tentò di rilanciare «Il Pesanervi» con Nottetempo, ma senza successo. Viene altresì chiamata in causa la figura di Franco Maria Ricci, al suo primo impegno editoriale, al quale era affidata la grafica dei libri che presentavano una singolare ripartizione a comparti in copertina, con il motivo ricorrente dell’occhio stilizzato, di ascendenza egizia. Non è un caso che lo stesso Ricci, qualche anno dopo, inaugurasse la «Biblioteca di Babele», curata da Borges: trentatré titoli cadenzati tra il 1975 e il 1985, con il Vathek proposto nella stessa versione e alcuni autori condivisi come Villiers de l’Isle Adam, Meyrink e Bioy Casares.
In calce al libretto di Gambetti figura una significativa appendice riportante i titoli della collana «Olimpo nero», edita da Sugar tra il 1963 e il 1970, che presenta parecchie analogie con «Il Pesanervi», anche se qui il genere fantastico si contamina a più riprese con quello erotico: si passa da Poe a Sade, da Walpole a Laclos, da Frankenstein di Mary Shelley e Dracula di Bram Stoker alle aberrazioni di Sacher Masoch. Come dimenticare i Racconti immorali del «licantropo» Pétrus Borel o L’abisso (Là-bas) di Huysmans, proposti per la prima volta in italiano? Per riprendere un titolo di Wells: siamo proprio sicuri che non esista una macchina del tempo?




Fonte: Ilmanifesto.it