Dicembre 16, 2021
Da Il Manifesto
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È la sensibilità a prendere corpo e ad occupare lo spazio quando Gabriele Portoghese entra in scena. Una presenza forte e vibrante, un pathos che può diventare imperioso, furente all’occorrenza, ma con un’eroticità di fondo che mette in contatto con la porosità, il bisogno, la philia intesa come amicizia di ciò che manca e sfugge. In controtendenza rispetto a tanti colleghi, l’attore nato a Milano nel 1982 non si espone molto fuori dal palcoscenico, non affida la sua quotidianità ai social network e conserva un’aura di enigmaticità ormai rara, un’energia intatta da riversare a teatro. Lo abbiamo intervistato in occasione del Premio Ubu al miglior attore ricevuto lo scorso lunedì per l’interpretazione in Tiresias, solo in parte inatteso: «Mi ero accorto negli ultimi due o tre anni che le cose per me stavano cambiando, sentivo di essere molto più fortunato rispetto a tanti altri colleghi all’indomani della pandemia. Non me lo aspettavo ma non lo escludevo neppure, anche se non sono abituato a ricevere premi, dopo anni in cui ho faticato erano avvolti in una nube di sogni, desideri, possibilità. Oltre allo sguardo della critica e del pubblico, mi ero però reso conto di star facendo cose che mi appassionavano molto, con delle persone per me importanti» racconta Portoghese. Quello delle alleanze e degli incontri è un tema centrale, perché la presenza dell’attore si riverbera in numerosi degli Ubu consegnati a partire dagli altri due per Tiresias, testo di Kae Tempest diretto da Giorgina Pi dove, solo in scena, Portoghese assume su di sé le diverse trasformazioni della figura mitologica.

«È UNO SPETTACOLO che alle spalle non ha nessuna grande produzione, nessun teatro nazionale, il che la dice lunga sulla forza di queste alleanze» spiega l’attore, «frequentando con amicizia ed entusiasmo Giorgina Pi e lo spazio indipendente Angelo Mai ho conosciuto orizzonti che non erano i miei in precedenza, sono diventato più sensibile al legame tra politica e teatro». Tiresias è un lavoro in cui la musica, suonata e selezionata sul palco dallo stesso Portoghese, ha un ruolo importante nell’affrontare il tema della fluidità di genere. «Si ha la sensazione di assaggiare tutto, di attraversare tutto. E poi c’è una voluttà nel farsi attraversare, il piacere della metamorfosi. Si sperimentano i sessi e i generi letterari, le anatomie e i registri recitativi. Le età del corpo e le epoche dell’umanità» recita un appunto che Portoghese ci legge. «Bisogna riconoscere a Giorgina la sua capacità di regista e l’energia propulsiva rispetto a tante novità che hanno invaso il teatro italiano. Personalmente mi è sembrato che quel poemetto rivelasse delle possibilità del teatro in generale in quanto narrazione che evoca ma non incarna fino in fondo, permettendo così di passare fluidamente da un elemento all’altro» racconta l’attore.

L’ALTRO SODALIZIO fondamentale, anch’esso suggellato da un premio Ubu, è quello con Fabio Condemi – premiato per la miglior regia per lo spettacolo La filosofia nel boudoir. «Abbiamo iniziato a lavorare insieme nel 2015, quando lui stava ancora frequentando la Silvio D’Amico che io avevo già concluso. I registi del suo anno dovevano confrontarsi con Pasolini, attività supervisionata da Giorgio Barberio Corsetti, con cui avevo lavorato proprio su Pasolini. È stato lui a metterci in contatto e così abbiamo realizzato insieme Bestia da stile» spiega Portoghese. Quella di Pasolini è un’indagine che la coppia artistica ha continuato a portare avanti, fino al potente viaggio nelle sceneggiature cinematografiche Questo è il tempo in cui attendo la grazia. «Ho scoperto di essere molto sensibile all’effetto estatico della lingua di Pasolini, in tutte le sue declinazioni. Mi emozionano le sue parole e veicolarle per me è come fare un’esperienza sensoriale del corpo, il mio volto e la mia voce si modificano». Per i prossimi progetti in cantiere, nuove possibili alleanze all’orizzonte: «Vorrei lavorare con il musicista dell’Angelo Mai Cristiano De Fabritiis per realizzare una versione de Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di T. S. Eliot. Farò poi uno spettacolo con Filippo Ferraresi, assistente di Romeo Castellucci che presenterà per la prima volta una sua regia e un suo testo».




Fonte: Ilmanifesto.it