Ottobre 25, 2021
Da Non Una Di Meno
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Ci sono forme di dolore che non vengono riconosciute e che subiscono sempre un altissimo ritardo diagnostico: si tratta di un dolore cronico che colpisce per la maggior parte donne e persone con vulva e vagina. Queste malattie sono la vulvodinia, l’endometriosi e la fibromialgia.

La cultura dominante controlla e limita la nostra sessualità e la conoscenza del nostro corpo, considera la ginecologia solo a scopo riproduttivo e ci accusa di problemi psicologici per ogni nostro dolore. La tradizione medica patriarcale ci ha definite prima “isteriche” e “pazze”, nel corso dell’Ottocento, e poi “frigide” nel Novecento, compromettendo il nostro diritto alla salute fisica e psicologica.

Oggi ci ritroviamo insieme per rompere l’isolamento in cui alcune di noi si sono rifugiate. Facciamo i conti ogni giorno con il dolore cronico e per questo abbiamo bisogno di aiuto e sostegno da parte di tutt*. Non ci identifichiamo con le nostre malattie, e anzi vogliamo riaffermare il valore delle nostre vite.

L’assenza del Servizio Sanitario Nazionale e dello Stato ci ha rubato tempo prezioso, energie spendibili altrove, spazio mentale meglio impiegabile, e questo perché tutto ricade sulle nostre spalle: la ricerca di specialisti/e, i viaggi per raggiungerli/e, il puzzle delle diagnosi e delle cure.

La scienza ha un grosso problema con i dati (data gap) perché confonde il modello di uomo bianco con la normalità: la categoria identitaria “genere” viene troppo spesso ignorata, minimizzata o non considerata. La medicina pensata e studiata sul “maschile universale” viene usata per curare indifferentemente uomini e donne. Prendere l’uomo come modello alla cui esperienza assimilare tutto il resto, produce distorsioni sui risultati, con un effetto domino grave che influenza la salute specialmente delle donne.

Nessun diritto nella storia è stato mai regalato: noi pretendiamo il riconoscimento di queste patologie e la costruzione di nuove tutele per chi ne soffre, vogliamo distruggere le strutture culturali e socio-politiche che ci opprimono e che costruiscono le rigide norme alla base delle relazioni sessuali e affettive e che ci fanno sentire erroneamente “sbagliate”.

Vogliamo che il mondo cambi! Che in esso ci sia spazio per malattie e vulnerabilità, che sono componenti intrinseche della vita. Vogliamo tempo per prenderci cura di noi e vogliamo un sistema che si curi di noi.




Fonte: Nudmtrieste.noblogs.org